Il crollo delle nascite e l’aumento della longevità mettono in ginocchio il sistema previdenziale britannico
In Gran Bretagna chi oggi ha meno di dieci anni potrebbe dover continuare a lavorare fino a 75 e per il 2026 il Governo alza il limite di età a 67 anni per uomini e donne. A lanciare l’allarme è il Centre for Social Justice (CSJ), uno dei think tank più autorevoli d’Oltremanica, nel suo rapporto intitolato Baby Bust. La tesi è scomoda ma supportata dai dati: senza un’inversione di tendenza demografica, il sistema previdenziale britannico rischia di collassare sotto il peso di troppi anziani e troppo pochi lavoratori. il welfare britannico funziona con un patto tra generazioni, dove chi lavora oggi paga le pensioni di chi è già in quiescenza. Quando però il numero dei giovani che entrano nel mercato del lavoro diminuisce e quello degli anziani aumenta in modo costante, l’equilibrio salta. Esattamente ciò che sta già accadendo.
Culle vuote, casse a rischio
Il problema dell’età pensionabile ha radici profonde. Nel 1970 c’erano quattro lavoratori attivi per ogni pensionato. Oggi quel rapporto è già sceso a 3,5 e, secondo le proiezioni dell’Ufficio statistico nazionale, in meno di novant’anni si arriverà a soli due lavoratori per ogni persona in pensione. Una proporzione che rende il sistema insostenibile nella sua forma attuale. A peggiorare il quadro, i dati sulla natalità. Nel 2024 il tasso di fecondità totale nel Regno Unito è sceso a 1,41 figli per donna, ben al di sotto della soglia di 2,1 necessaria per garantire il ricambio generazionale. Tradotto in numeri concreti, a fronte di oltre 831.000 persone che l’anno scorso hanno compiuto cinquant’anni, sono nati appena 594.000 bambini: un “vuoto generazionale” del trenta per cento che non promette nulla di buono per le finanze pubbliche del futuro.
L’età pensionabile cresce insieme al debito
Le conseguenze di questo squilibrio non riguardano solo i bilanci familiari, ma l’intera economia nazionale. L’Office for Budget Responsibility ha lanciato segnali d’allarme preoccupanti: senza interventi strutturali, il debito pubblico britannico potrebbe schizzare al 270% del Prodotto Interno Lordo entro i primi anni Settanta di questo secolo. A pesare saranno soprattutto le voci legate alla spesa sociale: pensioni, sanità e assistenza agli anziani divoreranno risorse pubbliche in modo insostenibile. Il CSJ stima che servirebbero quasi 250.000 nascite in più ogni anno solo per stabilizzare la situazione. Un obiettivo che, viste le tendenze attuali, appare molto difficile da raggiungere.
Perché non si fanno più figli
Uno degli aspetti più interessanti del rapporto “Baby Bust” riguarda l’analisi delle cause. Il calo delle nascite non è tanto legato alla scelta di famiglie più ridotte, quanto a un numero crescente di donne che non diventano madri. Circa 600.000 appartenenti alla generazione attuale potrebbero non realizzare il desiderio di genitorialità a causa di ostacoli economici e sociali che rimandano la decisione fino a renderla impraticabile. Il caro vita, la difficoltà di conciliare tempi di lavoro e famiglia, l’incertezza occupazionale: sono questi i veri nemici della natalità. Il suggerimento al governo è di rimuovere con urgenza le barriere che impediscono ai giovani di realizzare i propri progetti familiari, prima che l’impatto fiscale sulle nuove generazioni diventi una condanna senza appello. L’immigrazione, che finora ha parzialmente tamponato il declino demografico, non può rappresentare la soluzione definitiva, poiché anche i tassi di fertilità dei migranti tendono ad allinearsi rapidamente a quelli locali.
Il calendario delle riforme: si parte da 67 anni
Nel frattempo, l’età pensionabile per accedere alla State Pension — la pensione di Stato — salirà da 66 a 67 anni a partire dall’aprile 2026, con una misura che riguarderà indistintamente uomini e donne. Non si tratta di un provvedimento isolato: è il primo gradino di una riforma più ampia che prevede un ulteriore innalzamento dell’età pensionabile a 68 anni, programmato tra il 2044 e il 2046. A subire maggiormente questo slittamento sarà la cosiddetta “generazione di mezzo”, ovvero i nati tra il 6 aprile 1960 e il 5 aprile 1977, che dovranno rivedere i propri piani di uscita dal mercato del lavoro. Chi invece ha accumulato fondi pensione privati o aziendali potrà contare su maggiore flessibilità, poiché quei contratti seguono logiche differenti rispetto al sistema pubblico.
Quanto si prende e chi può andarci oggi
Per orientarsi nel sistema dell’età pensionabile del Regno Unito è bene tenere presente che l’assegno finale dipende strettamente dai contributi versati attraverso la National Insurance. Attualmente, chi matura i requisiti può contare su 230,25 sterline settimanali, ma si tratta di un importo base che può variare sensibilmente in base agli anni di contribuzione effettiva, agli eventuali periodi di esclusione parziale dal sistema pubblico e ai versamenti integrativi nella pensione di Stato aggiuntiva. Al momento, il diritto alla richiesta in base al requisito dell’età pensionabile scatta per gli uomini nati dopo il 6 aprile 1951 e per le donne nate dopo il 6 aprile 1953, ma la finestra si sta rapidamente restringendo. I lavoratori che rientrano in queste fasce d’età farebbero bene a verificare la propria posizione contributiva, perché il passaggio al nuovo regime potrebbe riservare sorprese.
TUTTE LE ULTIME NOTIZIE SU SPAZIO50.ORG
© Riproduzione riservata
