Il convegno dell’Ordine dei medici di Roma al ministero della Salute ha messo al centro alimentazione e stili di vita come strumenti per invecchiare bene. I dati parlano chiaro: gli ultraottantenni italiani assumono ogni giorno tra 10 e 15 farmaci.
Un’equazione ancora sottovalutata
C’è un dato che fa riflettere, ed è quello dell’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco: gli ultraottantenni nel nostro Paese assumono quotidianamente tra le dieci e le quindici pillole. Un numero che racconta molto sullo stato di salute della terza età in Italia, e che pesa in modo considerevole sulle casse del Servizio sanitario nazionale.
Partendo proprio da questa cifra, l’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Omceo) di Roma ha promosso lo scorso 11 marzo, un convegno dedicato al rapporto tra alimentazione, prevenzione e longevità, tenuto presso il ministero della Salute. All’incontro hanno partecipato il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, insieme al presidente dell’Omceo Roma Antonio Magi e alla consigliera Maria Grazia Tarsitano, organizzatrice dell’evento.
Il messaggio emerso è stato netto: la dieta mediterranea non è solo un modello alimentare tradizionale, ma uno strumento concreto di salute pubblica e, allo stesso tempo, una leva per rendere il Ssn economicamente più sostenibile.
“La prevenzione inizia dalla bocca”: il monito di Magi
Antonio Magi, presidente dell’Omceo Roma, ha ricordato che il Servizio sanitario nazionale è un bene prezioso, da preservare con l’impegno condiviso di istituzioni, ordini professionali e cittadini, «oggi più che mai, anche alla luce dell’aumento dei costi legato ai farmaci innovativi e alle cure sempre più specialistiche». La prevenzione, per Magi, «inizia dalla bocca», ovvero dall’alimentazione e dagli stili di vita sani. Il ragionamento è lineare: se si riducono le malattie evitabili, si riducono i costi. E se si riducono i costi, si può davvero tutelare quel sistema che, come ha detto lui stesso, «è un valore unico, indispensabile come l’aria e la libertà».
Maria Grazia Tarsitano ha aggiunto che l’obiettivo dell’Ordine è avviare attività concrete in sinergia con i ministeri della Salute e dell’Agricoltura, puntando su informazione e formazione continua. «Se la prevenzione si svolge quotidianamente – ha spiegato – si possono ottenere risultati reali che incidano positivamente sullo stato di salute della popolazione».
Malattie croniche e invecchiamento
L’evoluzione epidemiologica degli ultimi decenni racconta una storia precisa. Le malattie non trasmissibili sono in aumento progressivo e sono spesso collegate a cattive abitudini alimentari, sedentarietà e stili di vita scorretti.
Secondo studi recenti presentati dalla Società Italiana di Nutrizione Clinica e Metabolismo, circa il 50% delle morti premature è riconducibile a comportamenti non salutari. Non si tratta di stime vaghe: sono numeri che pesano sui reparti ospedalieri, sulle liste d’attesa, sulle famiglie.
In questo quadro, la ricerca scientifica ha moltiplicato le evidenze a favore della dieta mediterranea come modello protettivo. Uno studio italiano su oltre 12.000 persone con più di 65 anni ha confermato una correlazione diretta tra l’aderenza a questo regime alimentare e la riduzione della mortalità negli anziani, con miglioramenti significativi anche nei marcatori biologici dell’invecchiamento.
Anziani, qualità della vita e cervello
La dieta mediterranea non allunga solo la vita in senso quantitativo: migliorarne la qualità è forse il risultato più rilevante, soprattutto quando si parla di persone anziane.
Uno studio nato dalla collaborazione tra l’Istituto di neuroscienze del Cnr e il dipartimento di geriatria dell’Università di Padova, pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition, ha analizzato oltre 4.000 soggetti con un’età media di 61 anni. I ricercatori hanno riscontrato che chi seguiva questo stile alimentare mostrava una minore prevalenza di disabilità e depressione, circa il trenta per cento in meno. Un dato che riguarda da vicino l’autonomia delle persone anziane, la loro qualità di vita quotidiana, la loro capacità di restare indipendenti più a lungo.
Prevenzione come investimento
Ciò che emerge con chiarezza dal convegno romano è che il tema della longevità non può essere separato da quello della sostenibilità del sistema sanitario. Il dato dell’Aifa è preoccupante: un ultraottantenne italiano assume in media tra le dieci e le quindici pillole al giorno. Un carico farmacologico enorme, che pesa sulla qualità della vita delle persone e, allo stesso tempo, sui conti del Servizio sanitario nazionale.
Un Paese che invecchia, e l’Italia è tra quelli con la quota più alta di ultrasessantacinquenni in Europa, non può permettersi di ignorare la prevenzione. Ogni farmaco evitato, ogni ricovero scongiurato, ogni patologia cronica posticipata è anche un risparmio reale per le casse pubbliche. La dieta mediterranea, riconosciuta dall’Unesco nel 2010 come patrimonio culturale immateriale dell’umanità, non richiede tecnologie sofisticate né protocolli complicati.
Si tratta di tornare a un’alimentazione basata su frutta, verdura, cereali integrali, legumi, pesce, olio extravergine di oliva. Alimenti disponibili, accessibili, radicati nella tradizione del Paese. Il convegno ha ribadito che questo modello, se sostenuto da politiche sanitarie concrete e da una comunicazione efficace verso i cittadini, può contribuire in modo sostanziale a ridurre il peso delle malattie evitabili.
Soprattutto per chi, ormai, ha superato i settant’anni e può ancora fare molto per la propria salute partendo da quello che mette nel piatto ogni giorno.
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