Meno nascite, più anziani e giovani in fuga: la regione entro il 2050 potrebbe perdere oltre 139mila abitanti
Le Marche stanno attraversando una fase di decrescita demografica: meno bambini, più anziani, e una generazione di giovani che sceglie di costruire altrove il proprio futuro. Il tasso di fecondità si è fermato a 1,11 figli per donna, al di sotto persino della già bassa media italiana. Le nascite hanno subito un crollo verticale: se tra il 2007 e il 2010 venivano al mondo tra i 14.000 e i 14.600 bambini all’anno, nel 2023 si è scesi a 8.797. Quasi la metà in meno in poco più di un decennio. E l’età media al parto — 32,7 anni — racconta di scelte sempre più posticipate, quando non del tutto accantonate. Il risultato è un saldo naturale già in profondo rosso: -10.827 unità registrate nel 2022.
La fuga dei cervelli
Tra il 2013 e il 2024, oltre 37.000 marchigiani hanno lasciato la regione, molti diretti all’estero. Tra loro, 9.000 laureati e 6.000 under 40: persone che avrebbero potuto contribuire allo sviluppo economico e sociale del territorio. Province come Ascoli Piceno registrano tassi migratori negativi che sfiorano il -2,5 per mille, un dato che pesa in modo particolare su comunità già provate da anni difficili. La geografia di questa decrescita demografica non è uniforme. L’entroterra — che copre il 66% del territorio regionale — ospita appena il 27% dei residenti. La costa, invece, concentra quasi il 40% della popolazione. Un divario che si è acuito nel tempo e che riflette la carenza di servizi, infrastrutture e opportunità che caratterizza le aree interne.
L’entroterra, tra terremoto e deindustrializzazione
Ascoli Piceno e Fabriano sono diventate due simboli di questo rischio di spopolamento. I motivi, però, sono diversi. Per Ascoli pesa ancora, a quasi dieci anni di distanza, l’onda lunga del terremoto del 2016, che ha ridisegnato non solo il paesaggio fisico ma anche quello umano del Piceno. Per Fabriano, città che ha scritto pagine importanti della storia industriale italiana, il declino demografico appare invece più strettamente intrecciato con quello della deindustrializzazione, con la perdita di posti di lavoro che ha spinto molti residenti a cercare fortuna altrove. I sindaci delle due città faranno di tutto per smentire le proiezioni Istat, ed è giusto che sia così. Ma i dati parlano chiaro, e ignorarli non sarebbe un servizio né ai cittadini né alle istituzioni.
Le eccezioni: Ancona e Civitanova
In questo scenario, spiccano due eccezioni. Ancona, capoluogo regionale, dovrebbe registrare una crescita demografica contenuta ma positiva nell’arco del prossimo decennio, intorno allo +0,7%. Una prospettiva legata al suo ruolo di polo amministrativo, portuale e di servizi, capace di attrarre nuovi residenti anche dall’estero. L’altra eccezione è Civitanova Marche, destinata secondo le proiezioni a passare da 41.913 a 42.396 abitanti nei prossimi dieci anni, con una crescita dell’1,1%. La sua posizione strategica come hub commerciale e turistico la rende un punto di riferimento per chi si trasferisce dalle aree limitrofe. Tutte le altre città più popolose della regione, compresi gli altri capoluoghi di provincia, continuano invece a scivolare verso la decrescita. Urbino e Macerata, pur essendo città universitarie con una vivace popolazione studentesca, non riescono a trasformare il ruolo culturale in residenze stabili.
Il futuro è scritto nei numeri
Le proiezioni elaborate dall’Ufficio Studi della Cisl Marche a partire dai dati Istat disegnano un orizzonte i decrescita. Tra il 2025 e il 2050, la regione potrebbe perdere 139.167 abitanti. Ma non è solo una questione di numeri assoluti: è lo squilibrio nella composizione per età a preoccupare di più. I giovani sotto i 25 anni diminuiranno del 53%, perdendo oltre 74.000 unità. Gli over 64, al contrario, cresceranno del 25,6%, con un aumento di oltre 100.000 persone. E gli over 84 aumenteranno addirittura del 63,6%. Oggi gli over 64 rappresentano il 24,7% della popolazione marchigiana. Nel 2050 saranno il 34,6%. Gli ultra-ottantaquattrenni passeranno dal 4,1% al 7,1% del totale. Una trasformazione profonda, che chiede risposte strutturali in termini di sanità, welfare, servizi alla persona, infrastrutture.
Le Marche, specchio dell’Italia
La decrescita demografica delle Marche riflette quanto sta accadendo nel Paese. Secondo l’ultimo rapporto Istat al primo gennaio nel 2025 gli over 65 rappresentavano già il 24,7% della popolazione, pari a circa 14,6 milioni di persone, tra cui 4,59 milioni di over 80. La popolazione totale è scesa sotto i 59 milioni, con un saldo naturale negativo di 281.000 unità nel 2024: 651.000 decessi contro 370.000 nascite. Le proiezioni nazionali non lasciano spazio all’ottimismo: entro il 2030 la popolazione italiana scenderà a 58,6 milioni, e a 54,8 milioni entro il 2050. Gli over 65 potrebbero raggiungere il 34,9% della popolazione, mentre la fascia attiva tra 15 e 64 anni scenderà dall’attuale 63,5% al 54,3%. Gli over 80 passeranno dal 7,6% al 13,6%.
TUTTE LE ULTIME NOTIZIE SU SPAZIO50.ORG
© Riproduzione riservata
