L’assemblea del Cnel ha approvato il ddl per istituire un servizio civile riservato agli over 65. Obiettivo: valorizzare le competenze dei più anziani e contrastare isolamento e frammentazione normativa.
Il Cnel e il ddl sul servizio civile degli anziani
L’assemblea del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro ha approvato il disegno di legge per l’istituzione del servizio civile volontario degli anziani. Una proposta che nasce da una riflessione profonda sul ruolo che le persone over 65 possono, e secondo il Cnel “dovrebbero”, svolgere all’interno della società italiana.
Non più destinatari passivi di assistenza, dunque, ma soggetti attivi, portatori di competenze, di esperienze di vita, di un capitale umano che oggi resta in larga misura inutilizzato. L’iniziativa si muove in linea con il Piano Nazionale sull’Invecchiamento Attivo e si inserisce nel quadro della riforma delle politiche sociali delineata dal decreto legislativo n. 29 del 15 marzo 2024.
Il testo punta a superare l’attuale frammentazione normativa che caratterizza le regolamentazioni regionali e locali, introducendo per la prima volta una disciplina organica e unitaria su scala nazionale.
Un patrimonio umano ancora inespresso
A dare il senso politico e culturale dell’iniziativa è stato il presidente del Cnel, Renato Brunetta, che in assemblea ha inquadrato il provvedimento come una risposta necessaria a un cambiamento demografico definito “epocale”.
Nel suo intervento, Brunetta ha sottolineato come il Paese disponga di un patrimonio prezioso di competenze, che riguarda giovani, donne e anziani, troppo spesso escluso da dinamiche produttive e sociali. “Nel nostro Paese esiste un patrimonio prezioso in termini di competenze, che coinvolge giovani, donne e anziani, troppo spesso escluso a causa di barriere economiche, sociali, organizzative o normative”, ha detto il presidente. “Bisogna mettere a sistema le politiche di welfare e stili di vita capaci di favorire l’inclusione e la partecipazione attiva.”
Un ragionamento che ha trovato piena condivisione nell’aula del Cnel, dove si è discusso non solo di legislazione ma di un vero cambio di paradigma culturale nel modo in cui la società guarda all’invecchiamento.
Cosa prevede il disegno di legge
Il ddl consente ai cittadini over 65 di impegnarsi volontariamente in attività di utilità sociale, coprendo ambiti molto diversi tra loro: dal supporto alle persone in difficoltà alla tutela del patrimonio culturale, fino all’alfabetizzazione digitale.
Una gamma di interventi pensata per valorizzare le competenze più diverse accumulate nel corso di una vita lavorativa e personale.
Il consigliere Paolo Pirani, relatore del disegno di legge, ha spiegato che “il costante aumento della popolazione anziana ha reso ormai urgente l’adozione di strategie mirate a promuovere un invecchiamento che sia dignitoso, partecipativo e autonomo.” Pirani ha aggiunto che l’obiettivo principale è “introdurre un nuovo paradigma di sostegno per le persone anziane e per le loro reti di assistenza, puntando su un approccio integrato, flessibile e rispettoso della dignità individuale”. Per costruire il testo, il Cnel ha condotto una ricerca approfondita sulle normative esistenti e sulle migliori pratiche adottate a livello territoriale, proprio per non partire da zero ma capitalizzare quanto già funziona.
Volontariato, salute e coesione
Tuttavia, non si tratta solo di una scelta valoriale o politica. Il Cnel cita dati scientifici a sostegno dell’iniziativa: è dimostrato che il volontariato migliori il benessere psicologico e rallenti il declino cognitivo nelle persone anziane. Un elemento tutt’altro che secondario in un paese come l’Italia, dove l’invecchiamento della popolazione è uno dei fenomeni demografici più marcati d’Europa.
Secondo le proiezioni Istat più recenti, entro il 2050 oltre un terzo della popolazione italiana avrà più di 65 anni. In questo scenario, trasformare gli anziani da costo sociale a risorsa attiva non è un esercizio retorico: è una necessità strutturale. Il ddl punta proprio a costruire un modello che rafforzi la coesione sociale partendo da chi, fino ad ora, era considerato il punto di arrivo di ogni politica assistenziale. E non il punto di partenza.
Lo scambio tra generazioni al centro del progetto
Uno degli aspetti più originali del disegno di legge riguarda la dimensione intergenerazionale. L’obiettivo non è soltanto occupare il tempo libero degli anziani o tenerli lontani dall’isolamento ma creare ponti concreti tra chi ha vissuto decenni di esperienza e chi invece si affaccia al mondo del lavoro o della vita civile.
Pirani, concludendo il suo intervento, ha parlato di “un passo avanti fondamentale verso una società che non vede più l’anziano come un peso, ma ne riconosce e valorizza le capacità, favorendone l’inserimento attivo come protagonista del nostro tessuto sociale.” Il ddl ora avvia il suo iter parlamentare. Se approvato, l’Italia diventerebbe uno dei pochi paesi europei dotati di una normativa nazionale organica su questo tema.
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