Madrid registra una piccola inversione di tendenza sulla spinta dell’immigrazione, ma il quadro demografico resta preoccupante
I dati sulla popolazione vanno sempre letti con attenzione in modo da evitare eccessivi entusiasmi e successive ritrattazioni. È il caso delle nascite in Spagna nel 2025, che hanno registrato per la prima volta in un decennio un segno più. Secondo le stime preliminari dell’Istituto Nazionale di Statistica spagnolo (INE), lo scorso anno sono nati 321.164 bambini nella penisola iberica, ovvero 3.159 in più rispetto al 2024. Una variazione dell’1% che, nel contesto attuale di generale calo demografico, merita attenzione anche fuori dai confini iberici. Diego Ramiro Fariñas, direttore dell’Istituto di Economia, Geografia e Demografia del Consiglio Nazionale delle Ricerche spagnolo, frena: “I numeri, afferma, rappresentano più una stabilizzazione che una crescita”.
Immigrazione e nuovi abitanti
Per capire da dove viene questo piccolo rimbalzo demografico bisogna guardare alla composizione della popolazione spagnola, che nel 2025 ha superato per la prima volta i 49,5 milioni di abitanti. Di questi, oltre 10 milioni sono nati all’estero. È proprio l’arrivo di nuovi residenti — quasi mezzo milione nell’arco dell’ultimo anno — a spiegare in gran parte l’incremento. Non si tratta, insomma, di un improvviso desiderio di maternità e paternità da parte degli spagnoli, ma di un effetto demografico legato ai flussi migratori. Ramiro, però, invita a non sopravvalutare nemmeno questo fattore: i migranti che arrivano in Spagna presentano tassi di fertilità molto bassi, simili a quelli della popolazione locale. Il cambiamento culturale legato alla famiglia numerosa, che in passato caratterizzava molte comunità immigrate, sembra dunque essersi assottigliato nel tempo.
Vent’anni di calo continuo
Tra il 2015 e il 2025, la natalità spagnola è crollata del 23,5%. Un tracollo che nessun +1% può compensare in un solo anno. I dati pubblicati dall’INE sono ancora provvisori — basati sulle registrazioni nei registri civili informatizzati — e andranno confermati con le rilevazioni definitive. A rendere il quadro ancora più complicato c’è il confronto con i decessi: nel 2025 sono morti 446.982 spagnoli, con un aumento del 2,5% rispetto all’anno precedente. Il saldo naturale — cioè la differenza tra nati e morti — rimane quindi ampiamente negativo. Il Paese cresce solo grazie all’immigrazione, non per dinamiche interne.
Maternità ritardata: una scelta (quasi) obbligata
Tra i dati più significativi del rapporto sulle nascite in Spagna nel 2025 c’è quello sull’età delle madri. Nel 2015, il 7,8% delle nascite riguardava donne di 40 anni o più. Oggi quella quota ha raggiunto il 10,4%. La maternità tardiva non è più un’eccezione ma una tendenza strutturale. Lo spiega a El Pais Mariona Riera Lozano (Centro Studi Demografici di Barcellone), che individua nella precarietà economica la causa principale di questo slittamento: “Alcuni rapporti di colleghi economisti collocano la stabilità lavorativa intorno ai 35 anni, e le persone desiderano avere figli in condizioni di certezza”. Il risultato, osserva, è una sorta di infertilità desiderata: coppie che aspettano il momento giusto, lo trovano tardi, e spesso si fermano al primo figlio per le difficoltà legate all’età.
La situazione italiana
Mentre la Spagna registra il suo primo segnale positivo in un decennio, l’Italia scivola verso un nuovo minimo storico. Nel 2025, secondo le stime, nel nostro Paese sono nati tra i 340.000 e i 342.000 bambini, con un calo significativo rispetto all’anno precedente. Il tasso di fecondità nei primi sette mesi dell’anno si è assestato a 1,13 figli per donna: un numero che non garantisce nemmeno lontanamente il ricambio generazionale, fissato convenzionalmente a 2,1. A soffrire di più sono il Centro e il Mezzogiorno, con cali rispettivamente del 7,8% e del 7,2%. Regioni che storicamente avevano tassi di natalità più alti ora si allineano al trend nazionale, accelerando una crisi demografica che non accenna a invertirsi.
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