Dieci ori, sei argenti e quattordici bronzi: la spedizione azzurra chiude i Giochi di casa con il miglior risultato di sempre. Brignone e Vittozzi le stelle, ma l’edizione ha regalato anche storie sorprendenti, polemiche e momenti indimenticabili.
L’Italia da record a Milano Cortina 2026
Quando si è spenta la fiamma olimpica al Mediolanum Forum, l’Italia ha potuto fare i conti con qualcosa che non era mai successo nella storia dello sport invernale azzurro. Trenta medaglie in un’unica edizione dei Giochi: dieci ori, sei argenti e quattordici bronzi. Meglio di Torino 2006, meglio di Pechino 2022, meglio di qualsiasi altra Olimpiade invernale disputata dall’Italia fino ad oggi. Una cifra che, al di là dei numeri, racconta qualcosa di più profondo: un movimento sportivo che ha saputo crescere, strutturarsi e arrivare preparato all’appuntamento più importante, quello di casa.
Il merito è stato collettivo, e questo è forse il dato più significativo. Non una singola disciplina trainante, non un solo fuoriclasse: i 30 podi italiani si distribuiscono su sci alpino, pattinaggio di velocità, short track, slittino, biathlon, snowboard, sci di fondo e pattinaggio di figura. Una larghezza di spettro impressionante, che dice molto sulla salute complessiva dello sport invernale nazionale.
Brignone “mission impossible”
Se questa Olimpiade dovesse restare in un’immagine sola, probabilmente sarebbe quella di Federica Brignone che taglia il traguardo del gigante con le braccia alzate. Due ori in dieci mesi dal terribile infortunio alla gamba sinistra che rischiava di chiuderle la carriera. Prima del via dei Giochi aveva disputato appena due gare. Era arrivata a Cortina con l’obiettivo minimo di entrare fra le prime dieci. Poi la tigre ha azzannato la neve, prima nel superG tra ombre e bassa visibilità, poi nelle due manche di gigante dove ha gestito dolore, fatica e pressione emotiva con una lucidità impressionante.
La valdostana ha spiegato la sua filosofia con disarmante semplicità: vivere nel presente, pensare solo a sciare. E così ha fatto. Le avversarie, all’arrivo, si sono inchinare.
Vittozzi nel biathlon, la cecchina che mancava
L’Italia non aveva mai vinto un oro olimpico nel biathlon: l’atleta ha scritto la storia ad Anterselva, nel suo territorio, battendo francesi e norvegesi nel Pursuit femminile con un ultimo poligono di precisione assoluta. Non è stato solo un lampo: Vittozzi è arrivata ai Giochi come dominatrice della stagione 2024, dopo aver superato un periodo difficilissimo nel 2025 tra dolori alla schiena e pensieri di ritiro. La sua percentuale di centri in Coppa del Mondo, 93,1%, non ha equivalenti nemmeno tra gli uomini. Ha poi contribuito in maniera decisiva all’argento della staffetta mista, dove con l’ultimo poligono ha staccato Norvegia e Germania, regalando all’Italia il secondo posto alle spalle della Francia. A 31 anni, dovrà decidere se continuare o meno.
Lo slittino, il pattinaggio, lo short track
Ci sono stati giorni in cui sembrava che ogni pista, ogni pedana, ogni anello di ghiaccio italiano producesse una medaglia. Lo slittino ha vissuto un’edizione straordinaria sulla pista di Cortina intitolata al Rosso Volante, Eugenio Monti: Emanuel Rieder e Simon Kainzwaldner hanno vinto il doppio maschile, trent’anni dopo l’ultima volta. Andrea Voetter e Marion Oberhofer si sono prese il primo oro della storia nel doppio femminile, disciplina al debutto olimpico. Dominik Fischnaller ha conquistato bronzo nell’individuale e nella staffetta a squadre. Cinque atleti, cinque medaglie, una pista che sembrava fatta su misura per loro.
Nel pattinaggio velocità, Francesca Lollobrigida ha aperto i Giochi con una doppietta nei 3.000 e 5.000 metri, gesto atletico che nella storia di questa disciplina solo altre cinque atlete hanno compiuto. Davide Ghiotto, Andrea Giovannini e Michele Malfatti hanno vinto l’inseguimento a squadre, battendo i favoriti statunitensi sia in qualificazione che in finale. Giovannini ha poi aggiunto un bronzo nella mass start. Riccardo Lorello, 24 anni, ha sorpreso tutti nei 5.000 prendendosi il bronzo al posto del più atteso Ghiotto.
Nello short track, Arianna Fontana ha chiuso la sua carriera olimpica con tre medaglie, portando il totale di podi a 14: un record assoluto tra gli atleti italiani, superando persino il leggendario Edoardo Mangiarotti. Oro nella staffetta mista, argento nei 500 metri e nella staffetta donne. Sei edizioni olimpiche, due da portabandiera, la prima a Torino 2006 quando era quindicenne. Una storia che sembra scritta da qualcuno con molta fantasia.
Storie che restano
Alcune medaglie valgono più dei metalli con cui sono fatte. Federico Tomasoni ha dedicato l’argento nello ski cross a Matilde Lorenzi, la sua fidanzata morta in un incidente di allenamento nell’ottobre 2024. Ha corso con un sole disegnato sul casco, il simbolo scelto dalla famiglia di Mati per la Fondazione per la sicurezza. Ha pianto a lungo. Ha detto che avevano vinto insieme.
Flora Tabanelli, 18 anni, ha preso il bronzo nel Big Air dello sci freestyle centodue giorni dopo la lesione a un legamento crociato. Aveva scelto di non operarsi, di tentare la strada conservativa. Si è inventata un salto che aveva provato solo due volte, quattro rotazioni e mezza. Non era mai salita sul podio olimpico nessuna italiana in quella disciplina.
Anche Michela Moioli ha scritto una pagina di questo libro: bronzo nello snowboard cross dopo essere uscita dall’ospedale 48 ore prima, con il volto ancora segnato dalle escoriazioni di una brutta caduta in allenamento. È poi salita sul podio anche nella prova a squadre mista, con Lorenzo Sommariva, conquistando un argento che ha segnato il sorpasso sul record di medaglie totali di Lillehammer 1994.
Qualche ombra in una spedizione luminosa
Non è andata bene a tutti, e sarebbe disonesto non dirlo. Sofia Goggia ha conquistato il bronzo nella discesa libera, diventando l’unica sciatrice della storia a vincere tre medaglie nella stessa specialità in tre Olimpiadi consecutive, ma ha vissuto Giochi in chiaroscuro, con una caduta in combinata e uno scivolone nel superG quando era virtualmente in testa. I rimpianti ci sono, la storia pure.
Pietro Sighel è probabilmente il caso più discusso. Protagonista dell’oro nella staffetta mista dello short track, si è lasciato andare a una frase infelice su Arianna Fontana (“Fontana chi?”) che ha in parte avvelenato il clima nel gruppo e gli è poi ricaduta addosso nelle gare individuali, tutte andate male.
Ha recuperato un po’ di credibilità con il bronzo nella staffetta maschile, ma la sensazione è che un talento autentico abbia sprecato energie nel posto sbagliato.
Italia quarta nel medagliere: il paradosso dei 30 podi
Trent medaglie e quarta piazza nel medagliere generale. A qualcuno può sembrare contraddittorio, ma il meccanismo è semplice: il Comitato Olimpico Internazionale classifica i Paesi per numero di ori, e poi a scalare per argenti e bronzi. L’Olanda, terza, ha vinto 10 ori come l’Italia, ma 7 argenti contro i 6 azzurri, e questo basta a tenere gli italiani un gradino sotto, nonostante i Paesi Bassi abbiano totalizzato solo 20 medaglie in tutto. Addirittura dieci in meno.
In cima al medagliere finale la Norvegia domina con 18 ori e 40 medaglie totali, confermandosi la grande potenza dello sport invernale mondiale. Gli Stati Uniti seguono con 11 ori e 32 podi. Poi Olanda e Italia. La Germania si ferma a 7 ori, la Francia a 6. Nel sistema a punti alternativo, dove ogni oro vale 3 punti, ogni argento 2 e ogni bronzo 1, l’Italia salirebbe di posizione grazie alla grande abbondanza di bronzi, ma non è questo il criterio ufficiale.
Il quarto posto è comunque un risultato di grande sostanza. L’Italia ha vinto più medaglie di Germania, Francia, Svizzera, Svezia, Austria, Canada e Giappone messi insieme. In casa propria, con il peso delle aspettative e gli occhi del mondo addosso, la risposta è stata all’altezza. Tra quattro anni si torna a gareggiare, ma il confronto con questi Giochi sarà inevitabile.
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