Un traguardo che ridisegna gli equilibri economici globali, ma non è tutto oro quel che luccica
Il 2025 ha segnato un momento cruciale per Nuova Delhi. L’India, tra le nazioni più giovani al mondo, ha raggiunto i 4.180 miliardi di dollari di prodotto interno lordo, lasciandosi alle spalle il Giappone e confermandosi come quarta potenza economica del pianeta. Un traguardo che fa rumore non solo per i numeri in sé, ma per ciò che rappresenta: l’ascesa di un paese che fino a pochi decenni fa viveva in condizioni di povertà diffusa e che oggi si candida a diventare protagonista dello scenario mondiale.
Il quadro demografico
Con oltre 1,4 miliardi di abitanti, l’India è diventata la nazione più popolosa del mondo, superando persino la Cina. Questa massa di persone, con una componente giovanile preponderante, alimenta una macchina produttiva e un mercato interno dalle potenzialità enormi. Il governo di Nuova Delhi ha accolto questi dati preliminari con soddisfazione. Le proiezioni parlano di una possibile scalata alla terza posizione mondiale entro tre anni, con la Germania nel mirino. Secondo le stime ufficiali, il prodotto interno lordo potrebbe toccare quota 7.300 miliardi di dollari entro la fine del decennio.
I numeri che contano
L’anno finanziario indiano ha registrato un’espansione dell’8,2% nel secondo trimestre del 2024-25. Un tasso di crescita che pochi paesi possono vantare, testimonianza di un’economia in piena espansione. Anche sul fronte delle esportazioni le notizie sono incoraggianti: nonostante le barriere commerciali imposte da Washington, le vendite all’estero hanno segnato un incremento, passando da 36,4 a 38,1 miliardi di dollari tra gennaio e novembre. A trainare questa performance sono stati settori chiave come l’ingegneria, l’elettronica, la farmaceutica e il petrolio.
Non è tutto oro…
Tuttavia, sarebbe ingenuo guardare solo agli aspetti positivi. Il reddito medio pro capite si ferma a 2.694 dollari annui, una cifra che impallidisce se confrontata con i 32.487 del Giappone o i 56.103 della Germania. Questa distanza abissale ricorda quanto ancora sia lungo il cammino verso uno sviluppo equamente distribuito. La rupia ha attraversato momenti difficili, toccando minimi storici contro il dollaro con una perdita di valore del 5% nell’arco dell’anno. Il Fondo monetario internazionale ha assegnato al paese una valutazione di tipo C per il secondo anno consecutivo, segnalando lacune nella qualità dei dati di contabilità nazionale.
La spinta della domanda interna
Dietro questa performance c’è la crescita dei consumi privati. Il governo ha ridotto le imposte su beni e servizi, una mossa che sta producendo effetti tangibili sul potere d’acquisto delle famiglie. Mentre in Occidente ci si preparava alle festività natalizie, in India i negozi avevano già registrato vendite record durante il Diwali, la festa delle luci celebrata in autunno. Orologi di fascia alta, smartphone di ultima generazione, articoli di lusso: gli scaffali si sono svuotati rapidamente, segno che una fetta crescente della popolazione può permettersi beni che fino a poco tempo fa erano appannaggio di pochi privilegiati. Quel che è certo è che milioni di persone stanno entrando in fasce di reddito più elevate, modificando non solo le abitudini di consumo ma anche le aspettative per il futuro.
Il ruolo strategico della tecnologia
Se l’India punta a consolidare la propria posizione tra i giganti economici mondiali, il settore tecnologico rappresenta una carta vincente. L’industria informatica vale già 280 miliardi di dollari e le previsioni indicano un superamento dei 400 miliardi entro il 2030. Il paese ha saputo costruirsi una reputazione solida come destinazione privilegiata per i centri di competenza globali. Banche internazionali, compagnie assicurative, colossi della tecnologia: tutti hanno scelto questa meta come base per le loro strutture operative. Questi centri potrebbero raggiungere un valore di 105 miliardi di dollari entro la fine del decennio, generando quasi tre milioni di posti di lavoro distribuiti in oltre 2.400 sedi. Certo, le restrizioni americane sui visti H-1B, di cui gli indiani sono i principali beneficiari, potrebbero frenare l’espansione del settore. Tuttavia, l’IA offre nuove prospettive: le aziende stanno investendo pesantemente in questo campo, cercando di posizionarsi tra i leader mondiali della rivoluzione digitale in corso.
Il vantaggio di una popolazione giovane
L’ambizione di Nuova Delhi è di raggiungere lo status di paese a medio-alto reddito entro il 2047, quando l’India celebrerà il centenario dell’indipendenza. Un obiettivo che richiederà sforzi enormi, considerando le sfide ancora aperte. Una popolazione giovane rappresenta un vantaggio competitivo notevole in un mondo che invecchia. L’energia e l’intraprendenza di centinaia di milioni di ragazzi sotto i trent’anni possono fare la differenza, a patto che il sistema educativo e il mercato del lavoro sappiano valorizzarle. Resta da vedere se innovazione e tecnologia sapranno davvero diventare i pilastri strutturali su cui costruire uno sviluppo duraturo. I prossimi anni saranno decisivi per capire se questo paese riuscirà a trasformare il potenziale in realtà concreta, riducendo le disuguaglianze e migliorando le condizioni di vita di centinaia di milioni di persone. Il sorpasso del Giappone è solo l’inizio di una storia che promette di rivelare nuovi colpi di scena.
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