Cinquant’anni dopo Adriano Panatta, Jannik conquista gli Internazionali d’Italia. A soli 24 anni ha già vinto tutti i titoli Master 1000 del tennis professionistico
Non può essere solo l’ennesima vittoria, quella di Jannik Sinner a Roma, anche se vincere è ormai la cosa che riesce più facile al tennista numero uno al mondo. La prima volta di Jannik agli Internazionali d’Italia; la prima volta dall’era di Rafael Nadal in cui un giocatore è capace di vincere, nella stessa stagione, tutti e tre i Master 1000 sulla terra battuta (Montecarlo, Madrid e Roma); la striscia fantascientifica di Master 1000 consecutivi che si allunga a sei: sono imprese sportive che non si possono derubricare a ordinaria amministrazione. A soli 24 anni Jannik Sinner ha già conquistato tutti i tornei Master 1000 del circuito ATP almeno una volta in carriera. Novak Djokovic ci era riuscito prima di lui, ma solo a 31 anni e mai facendo segnare una striscia di ben 34 partite vinte consecutivamente.
I numeri dell’attuale superiorità di Sinner sono schiaccianti: dati straordinari che fanno sembrare tutto automatico, freddamente meccanico. Eppure, più che mai nella giovane vita di questo ragazzo quieto e determinato, la vittoria di Roma ha avuto a che fare con l’emozione. L’impaccio tradito da Sinner davanti al “signor Sergio Mattarella”, che durante la premiazione gli sorrideva come un nonno orgoglioso, l’ironia con cui ha lamentato di mettersi sempre in situazioni imbarazzanti (come quella di ricevere la coppa dalle mani di un capo di Stato) rivelano uno stato d’animo inedito.
Il controllo del campione e l’imbarazzo di chi è più a suo agio con la racchetta che con le parole hanno vacillato per la pressione di un impulso che si avvicina molto alla commozione. Si è sentito a casa, Sinner, coccolato dal pubblico a cui ha rivolto un sincero ringraziamento; sapeva e sentiva, soprattutto, di aver scritto una pagina storica dello sport italiano. Cinquant’anni dopo Adriano Panatta, il volto bello e guascone dell’Italia del tennis negli anni Settanta, anche lui sul palco della premiazione per rendergli onore, Jannik ha fatto di nuovo sventolare il tricolore nel cielo del Foro Italico. Lo ha fatto con uno stile diverso da quello del suo illustre predecessore: solidità da fondocampo contro genialità del “serve and volley”, potenza dirompente contro invenzione spiazzante.
Lo ha fatto, tuttavia, incorporando qualche elemento del tennis di Panatta: il gusto del brivido, la familiarità con l’imprevisto. Disputando tutti i Master 1000 in programma dopo gli Australian Open, Sinner si è sottoposto a uno sforzo fisico non indifferente e ha rischiato di pagarlo in semifinale contro il russo Daniil Medvedev. Dopo il primo set vinto in scioltezza, ha subito un vistoso calo arrendendosi all’avversario nel secondo set e rimettendosi faticosamente in partita nel terzo, interrotto dalla pioggia quando era in vantaggio per quattro game a due. Il giorno dopo, riposato, ha completato l’opera vincendo il set decisivo per 6 a 4 e volando in finale. Anche ieri, contro il norvegese Casper Ruud, Sinner ha cominciato con qualche apprensione, subendo un break all’inizio del primo set. Ma la reazione è stata da fuoriclasse: controbreak immediato, un altro break e primo set conquistato col punteggio di 6 a 4.
Lo stesso con cui si è concluso anche il secondo set, che ha consacrato “Jannik il rosso” re di Roma. Un trionfo per gli annali, che si è aggiunto a quello ottenuto solo qualche ora prima dalla coppia Bolelli-Vavassori nel doppio maschile, certificando lo stato di grazia del movimento tennistico italiano. L’assenza del rivale per eccellenza, lo spagnolo Carlos Alcaraz fermato da un infortunio al polso, ha certo facilitato la cavalcata trionfale di Sinner, ma il ruolino di marcia dell’altoatesino e il tour de force psico-fisico attraverso cui è maturato sono nondimeno impressionanti. Ora gli occhi di tutti i tifosi italiani sono puntati sul Roland Garros, in programma dal 24 maggio al 7 giugno. Lo Slam parigino è l’obiettivo dichiarato della stagione sulla terra rossa di Jannik: la ciliegina sulla torta che potrebbe chiuderla in gloria.
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