Il progetto ‘Abbracci di stoffa’ coniuga peluche terapeutici, sostenibilità ambientale e inclusione lavorativa
Le divise degli operatori sanitari accumulano storie, eppure la loro esistenza è breve: pochi lavaggi e poi lo smaltimento. A questa fine scontata, però, un progetto innovativo contrappone un’alternativa: trasformarli in peluche terapeutici destinati agli anziani che affrontano patologie degenerative come l’Alzheimer. Nasce così a Forlì dalla sinergia tra la casa di riposo Orsi Mangelli di Vecchiazzano, l’azienda Linea Sterile e la cooperativa sociale forlivese Treottouno, un’iniziativa che intreccia quattro obiettivi. Riuso consapevole, tutela ambientale, inclusione lavorativa e benessere psicofisico della persona anziana. I peluche terapeutici realizzati presso il laboratorio della cooperativa hanno un simbolismo preciso. Un polpo dai tentacoli rassicuranti, pensato per offrire abbracci virtuali, e una balena che evoca serenità e il ritorno alla tranquillità primordiale.
Il polpo e la balena: peluche terapeutici simbolici
Il coordinamento della cooperativa Treottouno ha affidato la realizzazione a persone con disabilità regolarmente impiegate: una scelta che conferisce al progetto una dimensione ancora più consapevole, dove il riciclo creativo diventa occasione di valorizzazione professionale. Questi peluche terapeutici non sono semplici giocattoli, ma strumenti pensati con intenzionalità clinica, costruiti manualmente da donne e uomini che trovano nel lavoro non soltanto un’occupazione, ma una forma di riconoscimento sociale. La scelta degli animali che incarnano i peluche terapeutici non è casuale. Il polpo rappresenta il mollusco più intelligente dell’oceano, simbolo di adattabilità e problem solving; la balena incarna il mammifero più longevo, evocazione di saggezza e di quella tranquillità che appartiene alle creature che hanno attraversato il tempo. Entrambi gli animali dialogano con il mondo interiore della persona anziana, specialmente di colei o colui che convive con l’Alzheimer, offrendo punti di ancoraggio emotivo in momenti di smarrimento.
Le basi scientifiche del progetto
Non si tratta di intuizione, ma di una pratica consolidata dalla ricerca scientifica. È ormai conclamato il successo della ‘doll therapy’ nella riduzione dell’agitazione e dell’ansia negli anziani. I risultati dimostrano come questi oggetti transizionali riescano a stimolare comportamenti di accudimento, migliorando significativamente l’umore e favorendo l’interazione relazionale anche nei pazienti con compromissione cognitiva. Le persone con Alzheimer sperimentano progressivamente la perdita dei loro punti di riferimento: i nomi sfumano, i volti diventano estranei, l’orientamento temporale si dissolve. In questo scenario di disorientamento crescente, gli psicologi e gli operatori sanitari hanno osservato come determinati oggetti possano fungere da ancora emotiva. Un pupazzo morbido, facilmente abbracciabile, diventa depositario di una funzione comfort che supera la sua materialità. È una terapia che si serve del tatto, del gesto dell’abbraccio e della comunicazione non verbale.
Agire sul sundowning
I peluche terapeutici risultano particolarmente efficaci nelle fasi in cui l’agitazione aumenta: momenti del tramonto (sundowning), episodi di confusione acuta, situazioni che generano panico. La ricerca neurologica ha spiegato come il contatto con tessuti morbidi attivi il sistema nervoso parasimpatico, quello responsabile della riduzione dello stress e del rilassamento. Per questa ragione, i peluche realizzati da Treottouno attraverso il riciclo creativo non sono decorativi, ma propriamente terapeutici nel loro utilizzo quotidiano. Gli anziani ospiti della casa di riposo Orsi Mangelli, in particolare coloro che convivono con questa patologia neurodegenerativa, troveranno nei peluche terapeutici un’estensione naturale dei programmi di cura già attivi. Pochi giorni prima dell’avvio di questo progetto, il reparto di Geriatria dell’ospedale Pierantoni-Morgagni aveva inaugurato uno spazio multisensoriale con luci e suoni rilassanti: una conferma che l’attenzione verso forme innovative di cura per la terza età sta diffondendosi nel territorio con consapevolezza e sistematicità.
Dal tessile dismesso alla solidarietà
Nel progetto interviene anche Linea Sterile, un’azienda specializzata nella gestione integrata del tessile sanitario. Si inserisce così un approccio che rovescia la logica lineare del consumo, trasformando lo scarto in risorsa. Dal canto suo la cooperativa Treottouno ha ideato il processo di trasformazione con precisione: selezione del tessuto, taglio, cucitura, imbottitura, realizzazione dei dettagli. Ogni fase è gestita dalle persone con disabilità che lavorano regolarmente presso il laboratorio, figure che ottengono così non soltanto un reddito, ma anche il riconoscimento sociale. Nel panorama contemporaneo, dove l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità rimane una sfida significativa, iniziative come questa dimostrano come sia possibile coniugare opportunità occupazionali con creazione di valore sociale tangibile.
credit foto: pagina Facebook Casa Residenza Anziani Orsi Mangelli Consorzio Archimede Soc. Coop. Sociale
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