Come abbiamo osservato altre volte in passato, una rivista come la nostra vuole in qualche modo essere anche un osservatorio in grado di riflettere sulle differenze e dialettiche generazionali che spingono la società a crescere e maturare, talvolta in modo naturale, altre volte in modo più contrastato. In questo numero cerchiamo di raccontare quella che possiamo definire una metamorfosi sociale – quasi antropologica- degli ultimi decenni. Generalizzando (ben consapevoli che le generalizzazioni non raccontano tutto), possiamo dire che a lungo la figura del padre è stata un’ombra imponente, talvolta ingombrante, non di rado distante, un “monumento” di autorità e rigore che occupava il posto a capotavola senza necessariamente abitare il cuore della casa. Al giorno d’oggi quell’immagine ha lasciato spazio ad un’immagine nuova, meno monolitica, più carica di prossimità emotiva nei confronti dei figli, delle attività famigliari, della compagna con cui si sceglie di condividere la vita. In occasione del 19 marzo, la Festa del Papà, ci siamo chiesti come sia cambiata la figura del padre, nel tempo della cosiddetta “rivoluzione del biberon” che non è solo un cambiamento domestico, ma una ridefinizione dei ruoli sociali: i dati sui congedi parentali e le storie di giovani padri che scelgono di “rallentare” o bilanciare la carriera più che di “perdita” (di ruolo), fanno riflettere sulla “conquista” (di senso) che le nuove generazioni sentono come impellente. Tanto più che una decisione privata diviene presto anche una scelta politica nel momento in cui impatta sulla parità di genere e influisce sul “laboratorio di cittadinanza” che è sempre la famiglia. Vedere un padre che collabora, che ascolta e che rispetta la co-genitorialità educa i figli a relazioni paritarie e la presenza destruttura il preconcetto che l’amore paterno sia solo “provvedere economicamente”. Essere padri oggi significa cercare un nuovo baricentro tra la carriera e l’affetto. Il papà degli anni Duemila è un compagno di viaggio che, tra una responsabilità lavorativa e una ninna nanna, sta scrivendo un nuovo contratto sociale basato su tre pilastri fondamentali: educazione, rispetto e amore. Perché in fondo, al di là dei dati sociologici e dei cambiamenti di costume, il ruolo paterno rimane quello di dare l’esempio, ed educazione, rispetto, amore non possono che produrre esempi sani. Il contenuto che diamo a quell’esempio lo interpreta ogni generazione a suo modo e quella che avanza è sempre più consapevole che i successi professionali definiscono solo parzialmente il successo, mentre, altrettanto, se non di più, conta lo sguardo di un figlio e di una figlia (di sangue o di spirito) che quando cresce ci porta nel cuore e nei comportamenti. Buona Festa del Papà a tutti.
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