C’è un momento preciso in cui la cronaca smette di essere racconto e diventa rumore. Quel momento coincide spesso con la dittatura dell’algoritmo, con la fretta da clickbait e con l’assalto quotidiano dei social network, dove si scrive e si decontestualizza senza criterio. In questo scenario di costante surriscaldamento verbale, l’adozione della Carta di Napoli – il documento ideato e promosso da 50&Più per contrastare l’ageismo a mezzo stampa – da parte dell’Ordine dei Giornalisti delle Marche, avvenuta a maggio, come racconta l’articolo pubblicato qualche pagina più avanti, non è semplicemente un atto burocratico. È una scelta di campo. È la rivendicazione di una postura etica e professionale che rimette al centro il peso specifico delle parole.
La notizia potrebbe essere questa e noi potremmo fermarci qui, ben contenti che il documento che 50&Più ha ideato e fortemente voluto continui a mietere successi tra i vari ordini regionali anche a distanza di un anno e mezzo dalla sua entrata in vigore. Perché, quindi, ne parliamo ancora? Perché proprio in questi giorni, abbiamo bandito la seconda edizione del Premio 50&Più Giornalismo inclusivo – che si inserisce nel filone di una informazione corretta e, come suggerisce il nome, inclusiva soprattutto nei confronti dei senior – e abbiamo notato, leggendo i commenti ai post pubblicati su Facebook, quanto livore ci sia rispetto all’iniziativa. Peraltro, con una cattiveria decisamente marcata. Qualche leone da tastiera – sì, di quelli che non mancano mai – ha pensato bene di darci dei ‘portaborse’, dei ‘giornalai’ asserendo quanto il nostro premio sia figlio di clientelismo e politica scorretta. E qui, care lettrici e cari lettori, vi risparmio gli epiteti, sono certa che potrete immaginarli.
Tutto questo ci ha provocato una resa? Uno stop? Ci ha fatto credere che forse questa volta lanciando il cuore oltre l’ostacolo avevamo esagerato? No. Assolutamente. Tutto questo, in verità, ci ha dimostrato quanto ci sia un bisogno costante e crescente di intervenire in maniera incisiva nel panorama culturale italiano per evitare che un certo tipo di dialettica diventi il pensiero della società maggioritaria e prenda il sopravvento, lasciando che certi modi di pensare diventino normalità.
A questo punto, però, è doverosa una digressione. Nel 2024, quando insieme all’Ordine dei Giornalisti della Campania ci siamo seduti intorno a un tavolo per strutturare il documento, avevamo dati, testimonianze e studi che supportavano la nostra tesi, ovvero: l’Italia è il paese più anziano d’Europa ed è tra i pochissimi a non avere una carta deontologica pronta a tutelare i diritti delle persone anziane. Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità, in quei giorni di gestazione del documento, aveva sottolineato l’importanza di contrastare l’ageismo per non compromettere la salute delle persone anziane, per non favorire l’isolamento che porta a conseguenze nefaste. Oggi a quei dati e a quelle testimonianze aggiungiamo le reazioni di donne e uomini che – con forza e con un italiano alquanto sgrammaticato in alcuni casi – si oppongono a una narrazione dell’anziano, semplicemente, giusta. L’effetto domino innescato da Liguria e Marche – che dopo la Campania hanno adottato la Carta – è il segnale che la professione sta riscoprendo i suoi anticorpi. Perché difendere la dignità di una categoria sociale, in fondo, significa difendere la qualità della democrazia e il diritto dei cittadini a un’informazione pulita, etica e, finalmente, umana.
(dal numero della rivista 50&Più Giugno)
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