Il rapporto Assosalute-Censis fotografa un modello femminile di gestione della salute più maturo e responsabile. Dai farmaci da banco all’intelligenza artificiale: le donne italiane scelgono con più cautela.
Le donne si ammalano di più, ma si gestiscono meglio
Quasi tutte le donne italiane, il 93,9% del campione intervistato, hanno accusato almeno un disturbo fisico nell’arco dell’ultimo anno. Il 75,7% ne ha affrontati almeno due.
Sono i dati che emergono dal rapporto “Donne e automedicazione responsabile”, realizzato da Assosalute in collaborazione con il Censis, e presentato lo scorso 20 aprile a Roma durante una conferenza stampa dedicata al tema “Salute della donna: educazione, prevenzione e consapevolezza”.
Una maggiore esposizione ai disturbi, quindi. Ma attenzione: questo dato non racconta una storia di fragilità. Racconta esattamente il contrario. Le donne, proprio perché si misurano più spesso con i piccoli malanni quotidiani, hanno sviluppato nel tempo una competenza più solida nella gestione della propria salute. Sanno leggere i sintomi, sanno quando intervenire in autonomia e sanno quando invece è necessario rivolgersi a un medico. È un’esperienza che si accumula, e che alla fine diventa un vantaggio.
Il “fai da te” farmacologico funziona, se fatto bene
Il 78,8% delle donne ha fatto ricorso all’automedicazione nell’ultimo anno, e per quasi l’80% del campione i farmaci da banco rappresentano un aiuto concreto nella vita di tutti i giorni. Non si tratta di improvvisazione: i dati mostrano un approccio tutt’altro che superficiale.
Il 93% delle donne legge il foglietto illustrativo prima di assumere un farmaco, il 90,3% controlla la data di scadenza, e l’88,2% non esita a consultare il medico se il disturbo non accenna a migliorare. Sono percentuali che dovrebbero far riflettere, perché parlano di una cultura sanitaria diffusa, non di un’abitudine istintiva e disordinata.
A questo si aggiunge un dato che pesa: il dolore mestruale riguarda il 91,8% delle donne e incide negativamente sulla qualità della vita nel 71% dei casi. Una condizione cronica e ricorrente, spesso sottovalutata nelle politiche sanitarie, che le donne imparano a gestire anche attraverso i farmaci di automedicazione, riuscendo comunque a mantenere attive le proprie responsabilità familiari, professionali e personali. Non è poco.
Sono spesso le donne, peraltro, a farsi carico della salute di tutta la famiglia. Un ruolo di cura esteso, che si esercita con il supporto costante del farmacista e del medico di famiglia: figure di riferimento che restano centrali nel loro modello di gestione sanitaria.
IA: le donne la usano, ma con più senso critico
Il tema dell’intelligenza artificiale applicata alla salute introduce una distinzione interessante tra i due sessi.
Il 47,5% delle donne ricorre all’IA per informarsi sulla propria salute, il 10% in modo regolare, il 37,5% saltuariamente, rispetto al 51,9% degli uomini. Una differenza di circa quattro punti percentuali che, di per sé, non è drammatica. Ma il divario si allarga in modo significativo quando si misura la fiducia: tra chi usa questi strumenti, il 64% delle donne si dice fiducioso nei confronti dell’IA (con solo il 6,6% che esprime molta fiducia), contro il 76,7% degli uomini (con l’11,7% che ripone molta fiducia). Uno scarto di quasi tredici punti.
Questo non significa che le donne rifiutino la tecnologia. Significa che la usano in modo più selettivo: l’IA viene trattata come una fonte di informazioni da valutare, non come un’autorità a cui affidarsi ciecamente. Il confronto con medici e farmacisti resta imprescindibile.
“Dalla ricerca emerge con chiarezza che le donne mostrano, rispetto agli uomini, una maggiore attenzione e una maggiore cautela nella gestione della salute”, ha spiegato Sara Lena, ricercatrice del Censis. “La maggiore esposizione delle donne ai piccoli disturbi si traduce in una competenza diffusa nella gestione della salute. È un elemento chiave di empowerment, esito anche della cultura dell’automedicazione responsabile che le rende più caute rispetto alle informazioni date dall’IA e portate a valorizzare il ruolo del medico e del farmacista”.
Per i ricercatori, questo atteggiamento non va letto come diffidenza tecnologica, ma come una forma matura di autonomia sanitaria: la capacità di scegliere in modo informato, integrando strumenti digitali e competenza umana senza rinunciare a nessuno dei due.
Automedicazione responsabile: un modello da sostenere e diffondere
“Le donne sono oggi protagoniste di un modello evoluto di gestione della salute: più esposte ai disturbi, ma anche più responsabili”, ha dichiarato Michele Albero, presidente di Federchimica-Assosalute. “Proprio l’esperienza al femminile nell’approccio alla cura evidenzia come l’automedicazione correttamente utilizzata sia davvero uno strumento cruciale di salute quotidiana e un mezzo fondamentale per esercitare in modo corretto la propria autonomia anche su un tema importante come quello del proprio benessere”.
Albero ha poi insistito sulla necessità di sostenere questa autonomia attraverso la trasmissione di informazioni sanitarie corrette e una cultura della consapevolezza che attraversi trasversalmente generi ed età. “L’alleanza tra professionisti, istituzioni, cittadini e comunità è fondamentale”, ha concluso, “perché ognuno svolge un ruolo diverso ma essenziale”.
Il mercato dei farmaci di automedicazione in Italia, secondo i dati più recenti di Assosalute, vale circa 3,3 miliardi di euro e conta su una rete capillare di farmacie che lo rende accessibile in tutto il territorio nazionale. Un settore che cresce anche perché cresce la domanda di salute gestita in autonomia: una tendenza che le donne interpretano meglio di chiunque altro.
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