Una legge per dare dignità clinica all’insonnia cronica. I numeri sono importanti: 14 miliardi di costi l’anno, milioni di pazienti senza diagnosi, e un sistema sanitario che ancora non la tratta come dovrebbe.
L’insonnia cronica non è “solo stanchezza”
Ci si sveglia alle tre di notte e non si riesce più a riprendere sonno. Oppure non si riesce nemmeno ad addormentarsi. E il giorno dopo si va al lavoro comunque, con la testa ovattata, gli occhi che bruciano, una concentrazione ridotta a brandelli.
È la quotidianità di milioni di italiani, si stima tra i 10 e i 15 la percentuale della popolazione adulta coinvolta, anche se la stima ufficiale più prudente si ferma al 6%. In termini assoluti, parliamo di circa 13,4 milioni di persone.
Eppure, per decenni, questo problema è stato liquidato come un fastidio minore, qualcosa da gestire con un sonnifero o con un po’ di camomilla. Adesso qualcosa si muove, e si muove a livello parlamentare.
La proposta di legge e il riconoscimento come patologia
Al Centro Studi Americani di Roma è stato presentato un Policy Paper (documento programmatico, ndr.) sull’insonnia cronica, promosso dall’Intergruppo Parlamentare per le Neuroscienze e l’Alzheimer con il contributo scientifico di un comitato composto da specialisti di psichiatria, neurologia, medicina del sonno e medicina di base.
Il documento è la base di una proposta di legge depositata dalla deputata Annarita Patriarca, che punta a riconoscere l’insonnia cronica come patologia autonoma e invalidante.
Le misure previste sono concrete: l’integrazione della patologia nei Livelli Essenziali di Assistenza e nel Piano Nazionale della Cronicità, l’istituzione di un Osservatorio dedicato allo studio del disturbo, e maggiori tutele per i lavoratori che ne soffrono. Patriarca ha parlato di un impatto economico paragonabile a quello di una legge di bilancio.
Il peso economico che nessuno calcola
I costi stimati dell’insonnia cronica per il sistema Italia ammontano a circa 14 miliardi di euro annui, pari allo 0,74% del Pil. Una cifra che comprende sia i costi diretti, ricoveri, visite specialistiche, farmaci, sia quelli indiretti, spesso invisibili: assenteismo, calo di produttività sul lavoro, incidenti. Ogni paziente perde mediamente circa 5.500 euro l’anno in termini di rendimento lavorativo. Il costo medio di un infortunio o incidente correlato alla privazione di sonno si aggira intorno ai 1.580 euro.
Non è tutto. Gli autisti con insonnia cronica hanno un rischio 1,8 volte maggiore di essere coinvolti in incidenti stradali. L’82% di chi soffre di questo disturbo lamenta un calo significativo della performance professionale. Il 62% accusa deficit di concentrazione, il 57% ha problemi di memoria. E oltre il 60% degli italiani con disturbi del sonno riferisce un impatto negativo rilevante sul proprio benessere psicologico.
Chi sono i pazienti: donne, over 65, ma anche adolescenti
L’insonnia cronica, per definizione clinica, si caratterizza con una qualità del sonno insufficiente per almeno tre notti a settimana, per un periodo non inferiore a tre mesi consecutivi. Non è un momento di stress passeggero: è una condizione che erode lentamente la salute. Il 70% dei pazienti è donna. L’incidenza è più alta tra i 45 e i 54 anni e dai 65 in su. Ma cresce anche tra i più giovani, bambini e adolescenti compresi, con un legame sempre più documentato con l’uso compulsivo degli smartphone e dei social media, e con ricadute dirette sul rendimento scolastico e sulle relazioni sociali.
Le conseguenze non si limitano alla stanchezza diurna. L’insonnia cronica è un fattore di rischio riconosciuto per depressione, ansia, disturbi psichiatrici e dipendenze, con un’incidenza aumentata anche su malattie neurodegenerative, cardiovascolari e metaboliche. Chi non dorme bene, nel tempo, si ammala di più e in modi più seri.
Schillaci: “Tema di sanità pubblica”
“L’insonnia cronica è una patologia diffusa che incide in modo significativo sulla salute delle persone e sull’equilibrio della vita quotidiana, con ripercussioni che si estendono anche alla sfera sociale ed economica”, ha dichiarato il ministro della Salute Orazio Schillaci. “Per troppo tempo è stata considerata un disturbo secondario, mentre i dati mostrano con chiarezza che si tratta di un tema di sanità pubblica che richiede una maggiore consapevolezza e un approccio più strutturato”.
Solo il 40% riceve una diagnosi
Forse il dato più sconfortante di tutti: nonostante la diffusione del problema, solo il 40% dei pazienti con insonnia cronica riceve una diagnosi formale. E soltanto il 21% viene effettivamente trattato. Significa che tra i 4 e i 5 milioni di italiani convivono con questo disturbo senza che nessuno li abbia mai inquadrati clinicamente, né abbia indicato loro una strada terapeutica.
Il problema non riguarda solo la mancanza di consapevolezza nei pazienti. La medicina del sonno è praticamente assente dai programmi universitari, la formazione dei medici di base sul tema è lacunosa, e i centri specializzati dove si pratica la terapia cognitivo-comportamentale si contano sulle dita di una mano. I farmaci di nuova generazione, che agiscono sul sistema dell’ipervigilanza con risultati documentati, restano accessibili solo a una frazione minima di chi ne avrebbe bisogno.
Il Policy Paper è il primo passo di un percorso che dovrà necessariamente coinvolgere istituzioni, medici, associazioni di pazienti e sistema sanitario nel suo complesso. La proposta di legge è stata depositata. Ora tocca al Parlamento trasformare quei numeri in qualcosa di diverso da una statistica.
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