Primo progetto pilota nel Lazio per la formazione di 120 professionisti. Obiettivo: superare l’assistenza ospedaliera e garantire risposte rapide ai bisogni di pazienti e caregiver
Il Sistema Sanitario del Lazio compie un passo decisivo verso un nuovo modello di assistenza, meno legato ai soli presidi ospedalieri e più vicino ai cittadini, introducendo la figura dell’Infermiere di Famiglia e Comunità (IFeC). Ad accogliere il progetto pilota, rivolto a 120 operatori individuati dalle Aziende sanitarie locali, il Centro di formazione dell’Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani Irccs” (Inmi) di Roma che, attraverso le parole di Cristina Matranga – direttrice generale dell’Istituto – sottolinea la centralità di questo profilo per il potenziamento dell’assistenza sanitaria territoriale, come indicato nel D.M. 77/2022: “L’Infermiere di Famiglia e Comunità è la figura professionale di riferimento che assicura l’assistenza infermieristica ai diversi livelli di complessità, in collaborazione con tutti i professionisti presenti nella comunità in cui opera, perseguendo l’integrazione interdisciplinare, sanitaria e sociale dei servizi e dei professionisti e ponendo al centro la persona”. Una riforma che definisce modelli e standard organizzativi, puntando quindi sulla sanità di prossimità attraverso assistenza domiciliare, telemedicina e lavoro in équipe multiprofessionali.
È in questo contesto che l’IFeC diventa centrale, perché in grado di trasformare il concetto di cura in un percorso continuo. Muovendosi all’interno di una fitta rete di protezione, coordina infatti procedure assistenziali, dialoga con i medici e attiva le risorse locali, senza trascurare le necessità dei caregiver. Ambulatorio, domicilio e comunità sono gli ambiti fondamentali in cui opera per occuparsi di ogni aspetto della vita del paziente: il primo, interno alle strutture di prossimità, è il punto di riferimento per monitoraggi e terapie; il secondo è il fulcro dell’assistenza personalizzata, il luogo in cui valuta le necessità specifiche del nucleo familiare, organizzando eventuali cure; la comunità, infine, è l’ambito in cui l’operatore attua l’ulteriore impegno trasversale per ‘educare’ alla salute.
Una figura determinante anche per il presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Roma, Maurizio Zaga, soprattutto a fronte dell’aumento dell’aspettativa di vita e del progressivo invecchiamento della popolazione: «L’Infermiere di Famiglia e Comunità è una delle principali chiavi della sanità del futuro, un futuro che si presenta già attualissimo e anzi quasi in ritardo. Il processo di formazione di questi operatori è essenziale, si deve procedere in questa direzione e bisogna farlo in fretta».
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