Ultimo giorno utile per iscriversi al gioco più virale d’Italia. Ecco come funziona, chi scegliere e perché milioni di italiani trasformano il Festival in un campionato parallelo.
La corsa alla squadra perfetta
Entro le 23:59 di lunedì 23 febbraio si chiudono le iscrizioni al FantaSanremo 2026, il gioco che ogni anno trasforma il Festival della Canzone Italiana in qualcosa di molto più simile a una serie di playoff. Chi non ha ancora schierato la propria squadra ha poche ore per farlo. Chi l’ha già composta può ancora cambiare i titolari, il capitano e i panchinari, ma solo fino a mezzanotte. Dopo, tutto è bloccato. Salvo proroghe dell’ultimo minuto, che gli organizzatori a volte concedono per permettere anche ai ritardatari di entrare in gioco, il tabellone si chiude.
LA partecipazione, come sempre è impressionante. Oltre due milioni di squadre già iscritte, circa 400mila leghe attive tra quelle private, quelle aziendali e quelle degli sponsor. E il ritmo di crescita ha toccato le 100mila nuove registrazioni al giorno negli ultimi giorni.
Giacomo Piccinini, tra i fondatori del FantaSanremo, ha sottolineato come l’app del gioco sia diventata la più scaricata in Italia non solo nella categoria intrattenimento, ma nell’intera classifica delle app gratuite. Un risultato che racconta meglio di qualsiasi analisi quanto questo fenomeno abbia sfondato ogni confine generazionale e sociale.
Cos’è il FantaSanremo e come si gioca
Per chi si avvicina per la prima volta, vale la pena spiegare di cosa si tratta. Il FantaSanremo è un fantasy game gratuito, ispirato al fantacalcio, che si gioca in parallelo al Festival di Sanremo. L’obiettivo è costruire una squadra di cantanti tra quelli in gara all’Ariston, accumulare punti grazie ai loro piazzamenti in classifica e, soprattutto, grazie a una serie di bonus e malus legati al loro comportamento sul palco e fuori.
Ci si iscrive sul sito ufficiale o sull’app. A ogni giocatore vengono assegnati 100 Baudi, la valuta immaginaria del gioco. Con questi crediti si scelgono sette artisti dalla lista dei 30 Campioni in gara, ognuno con una propria quotazione che riflette la sua popolarità e il suo potenziale. Cinque vanno schierati come titolari, due restano in panchina. I panchinari non accumulano i punti delle esibizioni serali all’Ariston, ma possono comunque guadagnarne grazie alle azioni “fuori campo”. Tra i cinque titolari, poi, va designato un capitano: questo artista raddoppia i punti ottenuti per il piazzamento in top five durante le prime quattro serate e per il risultato finale. È la scelta più delicata di tutta la rosa, perché può fare la differenza tra vincere e restare a metà classifica.
Una volta costruita la squadra, si può partecipare alla classifica generale oppure entrare in una lega privata con amici, colleghi o familiari, o ancora in una delle tante leghe tematiche messe in piedi dagli sponsor. Le sostituzioni sono permesse solo nelle giornate di venerdì e sabato, cioè prima delle serate dedicate alle cover e della finale.
Bonus, malus e la vera anima del gioco
Qui sta il cuore pulsante del FantaSanremo, la parte che lo rende irresistibile e imprevedibile. Il punteggio non dipende solo da dove un artista finisce in classifica: dipende da quello che fa, da come si comporta, da cosa indossa, da dove va e da cosa dice.
I bonus si guadagnano in modi che spaziano dal prevedibile all’assurdo, e questa è esattamente la ragione per cui il gioco funziona così bene. Un artista può fare punti se scende in platea durante la sua esibizione, se si siede sulle scale dell’Ariston, se sfoggia un paio di occhiali da sole mentre canta, se mostra i capezzoli, se si esibisce al DopoFestival o se indossa abiti di certi colori. Ogni sera, poco prima che inizi la diretta, gli organizzatori svelano una parte dei bonus disponibili, tenendo così alta la suspense fino all’ultimo momento.
Quest’anno figurano anche bonus dedicati a Peppe Vessicchio, il direttore d’orchestra scomparso a novembre, un omaggio che ha commosso la community.
E poi ci sono i malus, che possono sgonfiare in pochi secondi una squadra costruita con cura: si perdono punti se un artista viene fischiato dal pubblico, se ha problemi tecnici durante l’esibizione o se fa cadere l’asta del microfono. Il FantaSanremo premia chi sa combinare talento canoro e istinto performativo, o almeno chi sa scegliere artisti capaci di farlo.
La strategia: chi schierare
Con il tempo che stringe, chi sta ancora definendo la rosa ha bisogno di qualche “bussola”. La regola d’oro è l’equilibrio: non ha senso puntare tutto su un unico tipo di artista. Una squadra vincente combina i top player da classifica, quelli con concrete possibilità di finire in alto nella gara vera, con i cosiddetti “incursori”, artisti che non vinceranno Sanremo ma che sul palco si sbizzarriscono e accumulano bonus su bonus.
Dargen D’Amico si conferma la scelta più gettonata in assoluto: due partecipazioni, due secondi posti nel FantaSanremo, una certezza matematica. Ditonellapiaga scala la classifica delle preferenze e si piazza ora al secondo posto tra gli artisti più scelti, superando Elettra Lamborghini. Per il ruolo di capitano, le scelte più diffuse ricadono su Tommaso Paradiso, Fedez, Masini e Arisa, tutti con buone probabilità di piazzamento alto nella classifica ufficiale del Festival.
Un consiglio in più, per chi vuole ragionare da fantallenatore navigato: le formazioni numerose valgono oro. Band e gruppi come le Bambole di Pezza, o artisti che si esibiscono in coppia, moltiplicano le occasioni di bonus per il semplice fatto che ci sono più persone sul palco a fare cose. E guardare allo storico non guasta mai: alcuni artisti “giocano” attivamente al FantaSanremo, si prestano al gioco, fanno il siparietto. Altri no. Saperlo in anticipo aiuta a non restare delusi.
Un fenomeno nazionalpopolare che non smette di crescere
Il FantaSanremo, a tutti gli effetti, è diventato un pezzo di cultura popolare italiana; un modo per avvicinarsi al Festival anche per chi di solito lo segue distrattamente, un pretesto per fare gruppo, per sfidarsi in ufficio o in famiglia, per avere un motivo in più per stare davanti alla televisione anche nelle serate meno brillanti. È il gioco che ha restituito a Sanremo una dimensione partecipativa che la semplice visione passiva non può dare.
E in fondo, il suo segreto è semplice: abbassa la soglia d’accesso, rende tutti esperti, trasforma ogni scelta, anche quella più strampalata, in una potenziale mossa vincente. Non serve sapere tutto di musica. Basta avere un po’ di fiuto, un po’ di fortuna e la capacità di immaginare Dargen D’Amico che scende in platea con gli occhiali da sole. Quello che succede dopo, è già storia.
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