In arrivo nelle sale con La vendetta perfetta, l’attore si racconta a tutto campo: il no ai ruoli ripetitivi, la fatica fisica sul set e l’appello ai giovani registi basato su rigore e collaborazione
«Quando lavoro a un film, lo faccio per voi. E per questo voglio incoraggiarvi a inseguire sempre i vostri sogni. Perché il primo passo per raggiungere una meta è avere il coraggio di immaginarla. Come dice una canzone di Ultimo: “Ero un bambino che contava le stelle”. Oggi sono un uomo maturo, ma continuo a contare le stelle e a seguire i miei sogni. Ed è proprio seguendo quei sogni che sono arrivato fin qui». All’ultimo Taormina Film Festival, Russell Crowe si è rivolto al pubblico del Teatro Antico con un messaggio che riassume una carriera costruita sulla passione, sulla curiosità e sulla voglia di affrontare sempre nuove sfide.
L’attore premio Oscar per Il Gladiatore di Ridley Scott, nel corso della 72ª edizione della manifestazione, ha presentato il suo nuovo film, La vendetta perfetta-Bear Country. Nel thriller d’azione di Derrick Borte, in arrivo nelle sale italiane il 26 agosto con 01 Distribution, Crowe dà vita a Manko Kapac, proprietario di un nightclub che decide di lasciarsi alle spalle il suo passato pericoloso per godersi la pensione insieme alla donna che ama, fino a quando non dovrà districarsi in una rete mortale di inganni, potere e sopravvivenza, dove la fuga potrebbe non essere più un’opzione.
La sua presenza al Festival è stata soprattutto un’occasione per ripercorrere alcuni dei momenti più importanti della sua carriera, durante un incontro con il pubblico e la stampa. Ricordando il set del suo film più famoso, che lo ha consacrato a livello mondiale, la star neozelandese ha detto: «È passato molto tempo ormai. Abbiamo girato nel 1999. Fino ad allora avevo lavorato in film con budget da 30 o 40 milioni, qui eravamo oltre i 100. Il primo giorno c’erano centinaia di cavalli, dozzine di catapulte e trecento soldati. È stato uno shock». Secondo Crowe il segreto del successo de Il Gladiatore risiedeva nella forza morale di Massimo Decimo Meridio. «Il film non parla davvero di vendetta, ma di riscatto e dei valori che guidano il personaggio. Tutti vogliamo essere come lui». Quell’esperienza gli valse una statuetta come Miglior attore protagonista nel 2001, anche se lui non ha mai considerato i premi come un obiettivo, perché il cuore del suo mestiere è la costruzione del personaggio: «L’Oscar non ha nulla a che vedere con il processo che segui quando reciti. Ti concentri sul personaggio ogni giorno. Non puoi lavorare per un premio. Amo scoprire i personaggi, provare i costumi, controllare gli oggetti di scena. Quello che mi piace è aggiungere piccoli pezzi di magia: uno sguardo, un gesto, un battito di ciglia».
Parlando sempre de Il Gladiatore, Crowe ha rivelato di aver girato personalmente quasi tutte le scene d’azione. «C’è una sola sequenza che non ho fatto, quella iniziale in cui il personaggio cade da cavallo. Per il resto, sono io. Ero determinato a dare il cento per cento». A chi gli ha chiesto se ci sarà mai Il Gladiatore 2, la risposta è stata immediata: «Farei rivivere Massimo Decimo Meridio».
Nel corso della sua carriera l’attore ha scelto di non ripetersi mai, passando da film epici a drammi, thriller e musical. «Non mi interessa fare cose che ho già fatto in passato. Sono orgoglioso che la mia carriera mi abbia portato continuamente da un ruolo all’altro, in mondi che non conoscevo. Devo avere una ragione per essere su un set. Devo credere in quello che sto facendo».
Tra le interpretazioni più impegnative ha ricordato quella del matematico John Nash in A Beautiful Mind, diretto da Ron Howard. «Era un ruolo insidioso, con moltissime cose da assorbire». Ma molte delle sue sfide sono state anche fisiche. Le riprese del biblico Noah di Darren Aronofsky, dove interpretava Noè, si sono svolte per settimane sotto una pioggia incessante, mentre per il cinecomic L’uomo d’acciaio di Zack Snyder dovette mantenere una forma impeccabile nonostante avesse già superato i cinquant’anni.
Nel suo intervento a Taormina, Crowe ha parlato poi dello streaming, riconoscendone i vantaggi, ma difendendo con forza l’esperienza della sala cinematografica: «L’energia e la risposta emotiva che si creano davanti al grande schermo non possono sparire». Ai giovani che sognano una carriera nel cinema, l’attore ha, invece, rivolto un consiglio semplice, ma prezioso: «Nel cinema ci sono due regole fondamentali: il dettaglio e la collaborazione. Ogni parte di un film diventa più forte quando tutti si concentrano su questi due aspetti. Il cinema resta un’arte collettiva, capace di funzionare soltanto quando tutti lavorano nella stessa direzione».
Se il presente passa per La vendetta perfetta-Bear Country, nel futuro di Crowe c’è il nuovo Highlander, reboot prodotto da Amazon e diretto da Chad Stahelski, in cui l’attore interpreterà Ramirez, accanto a Henry Cavill. «È fantastico. Ho 62 anni e ho appena trascorso due settimane a girare scene di combattimento con le spade», ha detto, raccontando con il sorriso le fatiche delle riprese. Presto lo vedremo anche su Netflix in Unabomber, nel ruolo dello psicologo statunitense Henry Murray. Ma l’attore ha un sogno: «Amo l’Italia e mi piacerebbe tantissimo fare un film qui. E, perché no, anche dirigerlo».
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