Gli episodi più famosi del Mundial e quella notte magica che l’Italia aspetta di rivivere ancora
È scattato il conto alla rovescia per l’edizione numero 23 della Coppa del Mondo. Tra Canada, Stati Uniti e Messico, dall’11 giugno al 19 luglio 2026, il mondo si fermerà per la Coppa delle Nazioni. L’Italia, campione in carica nel 2006, mancherà all’appuntamento dopo la sofferta sconfitta ai rigori contro la Bosnia. Un’assenza che pesa, ma che non spegne la passione per un torneo che da 94 anni regala scene da antologia. Ecco i momenti che hanno segnato la storia e che resteranno per sempre nella memoria dei tifosi.
Francia 1938: il trionfo delll’Italia
Nell’anno che precede lo scoppio della II Guerra Mondiale la Francia ospita il torneo in un clima di tensione palpabile. L’Italia di Mussolini arriva da campione in carica (1934) e lo fa come simbolo vivente del regime fascista, sempre più impopolare in Europa. Il CT Vittorio Pozzo impone una disciplina militare, usa il calcio come megafono politico. Allo stadio, la squadra gioca in nero e il saluto romano provoca un fragore di fischi dagli spalti. Nonostante la pressione, gli azzurri battono l’Ungheria 4-2 in finale. Fu il secondo titolo consecutivo, celebrato dal Duce come orgoglio nazionale, ma rimasto negli annali come l’esempio più estremo di politicizzazione sportiva.
Uruguay 1950: la ferita del Maracanazo
Centosettantamila persone, forse duecentomila, stipate nel Maracanã. Il Brasile ha bisogno solo di un pareggio per vincere il primo titolo mondiale. I giornali hanno già stampato i titoli trionfalistici. Ma l’Uruguay, vecchio leone del calcio, non ha letto il copione. Dopo il vantaggio brasiliano, Schiaffino pareggia. A undici minuti dalla fine, Alcides Ghiggia zittisce Rio: 2-1 per i “Celeste”. Lo stadio piomba in un silenzio irreale. È il “Maracanazo”, la più grande umiliazione collettiva del calcio brasiliano, una ferita psicologica che segnerà un’intera nazione per generazioni.
Messico 1986: la mano de Dios e il gol del secolo
Quarti di finale, Argentina-Inghilterra. A quattro anni dalla guerra delle Malvinas, la tensione è alle stelle. Diego Armando Maradona vive la partita della vita. Al 51’, con il pugno sinistro, infila la palla in rete. L’arbitro convalida. È la “Mano de Dios”. Sei minuti dopo parte dalla metà campo, dribbla cinque avversari e sigla il “Gol del Secolo”. L’Argentina vince 2-1 e poi il titolo. Quella partita resta il simbolo della furbizia, del genio assoluto e di una polemica eterna.
USA 1994: l’autogol che costò la vita a Escobar
Andrés Escobar, capitano della Colombia, era un ‘gentiluomo del calcio’. Ai Mondiali americani, un suo sfortunato autogol contro gli Stati Uniti condanna la sua squadra all’eliminazione. Dieci giorni dopo il rientro a Medellín, Escobar viene ucciso a colpi di pistola all’uscita di un bar. Aveva 27 anni. Il movente fu una vendetta per le scommesse perse, ma il delitto simboleggiò l’orrore degli anni Novanta in Colombia, fatti di narcotraffico e violenza fuori controllo. Fu il momento in cui lo sport smise di essere un gioco.
Germania 2006, la Magica Notte di Berlino
Il 9 luglio 2006, l’Italia (in foto) divenne campione del mondo per la quarta volta . Quella notte di Berlino resterà per sempre come una delle più belle e magiche della storia del calcio. Marcello Lippi guidò la squadra in un torneo che iniziò con difficoltà, ma mostrò una solidità tattica incomparabile. La semifinale contro la Germania padrona di casa fu epica: Fabio Grosso segnò al 118°, Del Piero al 121°. La finale all’Olympiastadion vide il vantaggio francese di Zidane (rigore al 7°) e il pari di Materazzi al 18°. Finì 1-1 e ai rigori. Quel Mondiale fu la rivincita del calcio italiano, avvenuta 30 giorni dopo lo scandalo Calciopoli. In un mese, l’Italia salvò la reputazione del calcio italiano, conquistando il suo quarto titolo mondiale dopo il 1982.
Brasile 2014: il 7-1 del Mineirazo
Belo Horizonte, 8 luglio 2014. Il Brasile ospita la Germania in semifinale. Il paese è in festa. Invece, in sei minuti di follia (dal 23’ al 29’), i tedeschi segnano quattro gol. A fine partita il tabellone dice 7-1. Klose diventa il re dei marcatori mondiali. Allo stadio, tifosi e giocatori piangono. È il “Mineirazo”, il giorno più vergognoso del calcio verdeoro. Una sconfitta che supera persino il Maracanazo per entità.
Russia 2018: il Mondiale del VAR
Per la prima volta, la tecnologia entra ufficialmente in campo. Il VAR esordisce ai Mondiali russi con polemiche e applausi. Il suo peso specifico si sentì fino alla finale, dove l’arbitro concesse un rigore solo dopo aver rivisto le immagini al monitor. Secondo i dati ufficiali della FIFA, la tecnologia spinse la percentuale di decisioni corrette al 99,2%, frutto di oltre 400 episodi analizzati. La stessa organizzazione, a torneo concluso, rivendicò il merito di aver eliminato i gol in fuorigioco fantasma e di aver corretto errori decisivi in 16 circostanze. Mai si erano fischiate tante penalità, mai erano caduti così tanti gol su calcio piazzato. Polemiche a parte, il Mondiale di Russia 2018 lasciò in eredità un’organizzazione solida, stadi pieni e la nazionale di casa superò ogni pronostico, arrivando a un passo dalla semifinale.
Credit foto: ph.FAB/Shutterstock.com
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