Cento anni fa l’impresa che riscrisse la storia dell’esplorazione artica grazie al genio di Umberto Nobile
L’impresa del dirigibile Norge taglia il traguardo del secolo. Il 12 maggio 1926 all’1:30, ora di Greenwich, sedici uomini a bordo di un’areonave lunga 106 metri transitano per la prima volta sul punto più settentrionale del pianeta. Sotto di loro solo ghiaccio, sopra le tre bandiere di Norvegia, Stati Uniti e Italia che sventolano nel vento polare. Il dirigibile aveva lasciato Roma il 10 aprile 1926, staccandosi dall’aeroporto di Ciampino alle 9:30 del mattino. Ai comandi un ingegnere campano di 41 anni, Umberto Nobile, che quel mezzo l’aveva progettato e costruito pezzo per pezzo nel suo Stabilimento Costruzioni Aeronautiche. Con lui, come capo spedizione, il norvegese Roald Amundsen, l’uomo che quindici anni prima aveva piantato per primo una bandiera al Polo Sud viaggiando su slitte trainate da cani. Il miliardario americano Lincoln Ellsworth aveva finanziato la missione.
L’anti Zeppelin
Il dirigibile Norge, costruito inizialmente come N1 e ribattezzato dopo l’acquisto da parte dell’Aeroclub norvegese, era quanto di più avanzato offrisse la tecnologia aeronautica dell’epoca. Meno rigido dello Zeppelin tedesco, più maneggevole, capace di assorbire le sollecitazioni climatiche grazie a una chiglia articolata che lo rendeva adatto alle condizioni estreme. Un successo dell’industria italiana: la gomma impermeabile sviluppata nei laboratori Pirelli di Milano, poteva mantenersi elastica fino a 40 gradi sottozero, proteggendo così l’involucro dal gelo. Dopo le soste tecniche in Inghilterra e Norvegia, gli esploratori raggiunsero Leningrado e alle isole Svalbard Amundsen salì a bordo. Poi la partenza per l’ignoto, l’11 maggio, sul mare glaciale.
Un atterraggio drammatico
Nelle sue memorie, Nobile racconta che giunsero al Polo senza difficoltà, calarono le tre bandiere e proseguirono verso l’Alaska in quella che sarebbe diventata la prima traversata transartica completa. L’atterraggio a Teller, il 14 maggio, fu un capolavoro di tecnologia aeronautica. Il dirigibile Norge toccò terra senza assistenza, in condizioni meteorologiche proibitive, confermando il genio del suo comandante. In tredicimila chilometri percorsi, la spedizione aveva dimostrato che al Polo Nord non esisteva terra emersa, solo una sconfinata distesa di oceano ghiacciato.
Sfida nella sfida
In quegli stessi giorni l’esploratore americano Richard Byrd rivendicava il sorvolo del Polo il appena tre giorni prima del passaggio del dirigibile Norge, a bordo di un trimotore Fokker. Una pretesa su cui gli storici nutrono ancora dubbi, vista l’incompletezza dei diari di bordo. Quel che è certo è che la missione italo-norvegese rappresentò la prima trasvolata polare documentata e scientificamente verificata della storia. Il successo del Norge fu però anche l’ultimo grande trionfo dei “più leggeri dell’aria” e segnò il passaggio dalle imprese avventurose dei singoli esploratori ai grandi sforzi collettivi realizzati da team specializzati con tecnologie innovative. Fu, in sostanza, un anticipo delle successive missioni internazionali nello Spazio.
La tragedia della “tenda rossa”
I rapporti tra i protagonisti però si incrinarono presto. Subito dopo il trionfo nacquero dissidi tra Nobile e Amundsen, con accuse reciproche e personalismi che avvelenarono il clima. Fu il preludio a una pagina molto più drammatica: la spedizione del dirigibile Italia del 1928, completamente italiana, che si concluse in tragedia con lo schianto dell’aeronave sui ghiacci. I superstiti sopravvissero settimane sotto la famosa “tenda rossa”, e lo stesso Amundsen – messi da parte i rancori – perse la vita nel tentativo di raggiungere il vecchio compagno, scomparendo per sempre nel Mare di Barents. Nobile, gravemente ferito, fu il primo a essere tratto in salvo con l’inseparabile cagnolina Titina e questo gli costò accuse e polemiche che lo perseguitarono a lungo.
L’eredità dell’impresa
L’avversione del ministro Italo Balbo per i dirigibili rese la sua posizione insostenibile. Lasciò l’Italia, lavorò in Unione Sovietica e negli Stati Uniti, dove insegnò ingegneria aeronautica. Solo nel 1943, caduto Mussolini, rientrò in patria. Una commissione d’inchiesta lo scagionò definitivamente e lo reintegrò nel grado di generale; per trent’anni insegnò Costruzioni Aeronautiche all’Università di Napoli. Nel 1946 venne anche eletto all’Assemblea Costituente come indipendente nelle liste del Partito comunista. La parabola di Nobile – nato a Lauro, in provincia di Avellino, nel 1885 – era iniziata quando, giovane studente di ingegneria, aveva assistito nel 1910 alle prime prove di volo di un aviatore francese. “Fu una grande commozione veder sollevarsi in volo quel fragile ordigno di tela e legno”, scrisse nella sua autobiografia. Fu quell’istante ad accendere la scintilla che lo portò a progettare i dirigibili semirigidi come il Nobile, che fecero scuola nel mondo.
La piattaforma “Polar Memory”
Oggi, a cento anni da quell’impresa, il Norge non è solo un reperto della memoria ma un momento per riflettere su quanto è cambiata oggi l’area artica. Il ritiro dei ghiacci per la crisi climatica, le nuove sfide geopolitiche ed energetiche rendono quell’area, una volta remota, più attuale che mai. Il progetto Archivi Umberto Nobile, un’iniziativa curata dal CNR all’interno del programma Polar Memory, riunisce e rende accessibile a tutti il patrimonio di documenti legato alla carriera scientifica e alle spedizioni del generale ed esploratore. Il progetto riunisce in un unico sistema digitale i due principali fondi archivistici dedicati a Umberto Nobile: quello conservato presso il Museo Storico dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle e quello custodito nel Museo storico Umberto Nobile del Comune di Lauro. La ricomposizione digitale dell’archivio restituisce coerenza a un patrimonio documentario straordinariamente ricco, composto da progetti tecnici, fotografie, carte scientifiche, mappe, corrispondenze e memorie personali.
Credit foto: Everett Collection/Shutterstock.com
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