Complice il caldo torrido e la voglia di romanticismo torna a grande richiesta l’accessorio più amato dalle nonne
Non più reliquia da cassetto né souvenir di un viaggio in Spagna, il ventaglio è il vero must-have del 2026. La Generazione Z lo trasforma in un oggetto di stile e comunicazione, mentre l’afa record lo rende un indispensabile alleato. Ha una storia molto antica e le sue radici affondano nell’Antico Egitto e gli esemplari rinvenuti nella tomba di Tutankhamon confermano la sua funzione come simbolo di potere. Ma non ha mai smesso di Il caldo record, con picchi di 40 gradi e bollini rossi, lo ha riportato in auge, trasformandolo in un accessorio irrinunciabile. Lo si vede ovunque. Nelle metropolitane, sui tram senza aria condizionata, nelle aule universitarie e persino nei locali all’ora dell’aperitivo. Un gesto antico contemporaneo come non mai. E la conferma arriva dalle strade di Milano, Parigi e Madrid, dove è ormai un oggetto di culto.
Folding, fixed o brisé?
Peraltro ne esistono diverse tipologie, ognuna con una sua storia e una sua funzione. I più comuni? I folding fans, i pieghevoli composti da stecche di legno o avorio collegate da un foglio di carta o seta dipinta. Sono i più pratici, si aprono e si chiudono con un gesto secco e si infilano facilmente in qualsiasi borsa. Poi ci sono i fixed fans, rigidi e non richiudibili, spesso montati su un manico, che richiamano i modelli orientali più antichi. Oggi vengono usati soprattutto come oggetti d’arredo o da collezione. E poi ci sono i brisé fans, vintage e raffinati, realizzati con stecche intagliate e unite da un nastro, senza il tradizionale foglio decorato. Per un tuffo nella storia, a Greenwich si trova il Fan Museum, l’unico al mondo dedicato al ventaglio, fondato nel 1991 dai collezionisti Helen e Dicky Alexander, che raccoglie migliaia di esemplari provenienti da epoche e culture diverse.
Il codice segreto
Per secoli è stato un sofisticato strumento di comunicazione, un vero e proprio linguaggio segreto. Nelle corti europee del ‘700 le dame lo usavano per scambiarsi messaggi: appoggiarlo sulla guancia destra significava “sì”, sulla sinistra “no”. Portarlo alle labbra era un invito a un bacio; coprire il volto significava “stai attento che ci stanno guardando”; passarlo da una mano all’altra voleva dire “so che stai guardando un’altra”. Questo codice aggiungeva un’aura di mistero e seduzione all’oggetto. che permette di comunicare uno stato d’animo. Può bloccare una conversazione noiosa o, al contrario, lanciare un messaggio di disponibilità. La Gen Z lo usa non solo per rinfrescarsi ma anche per dire qualcosa di sé, magari con un ventaglio stampato con una frase ad effetto o con un’immagine che rimanda alla cultura pop. Un sorriso inviato con i soli occhi, coprendo la parte inferiore del viso con il ventaglio, è un gesto che vale più di mille parole.
Non solo ‘roba da donne’
Il ventaglio è sempre stato un soggetto prediletto nell’arte, dalla ritrattistica di Goya e Boldini alle scene di vita mondana di Renoir e Degas. Le grandi dame di Spagna, le popolane di Murillo, le modelle di Rubens e Modigliani: nessuna donna, nel passato, ha mai rinunciato a un accessorio come il ventaglio. La sua presenza sottolineava l’eleganza e lo status sociale di chi lo possedeva. Dopo decenni di oblio, il mondo della moda lo ha riportato in passerella. Karl Lagerfeld, negli anni Ottanta, ne fece un suo marchio di fabbrica, mentre oggi case come Dior e Chanel lo ripropongono in collezioni che omaggiano l’Andalusia e l’estetica spagnola. La Gen Z, appassionata di Bridgerton e in attesa dell’ultima edizione di Orgoglio e Pregiudizio che sta per sbarcare su Netflix, ne decretano il successo definitivo. Trasformandolo in un oggetto ironico e personalizzabile, spesso decorato con scritte, meme o slogan. È persino entrato nel guardaroba degli uomini con tessuti e fantasie appositamente dedicate.
L’artigianato italiano
Il ventaglio è talmente radicato nella cultura italiana che esiste persino una “cerimonia del ventaglio” al Quirinale, dove l’Associazione stampa parlamentare ne dona uno al Presidente della Repubblica. Ma a tenere alta la tradizione sono soprattutto gli artigiani. In Italia, realtà storiche come la Ditta Artigiana Ventagli Camurati, nata a Milano nel 1935, producono ventagli per il cinema e la moda, contribuendo a mantenere vivo un mestiere che rischiava di scomparire. Le loro produzioni raffinate sono apparse in film come Il Gattopardo di Luchino Visconti. A Milano dai tempi della Belle Époque c’è anche la bottega storica Viganò, e a Napoli, ai Quartieri Spagnoli, è una istituzione il negozio Sorelle Talarico che dal 1924 produce ombrelli e ventagli. Il boom di vendite, registrato anche in Spagna e a Parigi, sta contribuisce a salvare un settore artigianale che si credeva ormai di nicchia.
Un gesto d’eleganza
Da Parigi, dove il ventaglio è apparso nei front row delle sfilate, a Madrid, durante i festeggiamenti per i mondiali, fino all’Italia, dove dilaga sulle spiagge e nei locali. Il ventaglio è un fenomeno europeo. La sua efficacia, è validata dalla fisica: accellera l’evaporazione del sudore ed è un rimedio naturale e a basso impatto contro le ondate di calore. È ecologico, elegante e, soprattutto, una risposta concreta e pratica alle estati sempre più torride. I negozi di culto per gli appassionati sono a Parigi e a Madrid: Duvelleroy e Casa de Diego, nomi che sono una garanzia di stile, qualità e tradizione. Il suo ritorno è la rivincita di un oggetto che non ha mai smesso di raccontare storie, e che oggi, nell’era del fast fashion e del consumismo di massa, ritrova la sua dignità di accessorio funzionale e bello. Mai più senza
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