Un’analisi su 3mila britannici rivela che le difficoltà economiche accelerano l’atrofia del cervello. E gli effetti si vedono già a 53 anni
Le preoccupazioni economiche lasciano tracce misurabili nel cervello. Lo dimostra uno studio condotto dai ricercatori dell’University College di Londra su quasi 2.700 persone nel Regno Unito. Le persone che hanno affrontato difficoltà economiche persistenti nel corso della vita mostrano effetti concreti sulla loro funzione cognitiva: memoria ridotta, ragionamento più lento, atrofia cerebrale visibile alle risonanze magnetiche. Lo stress finanziario cronico, insomma, non danneggia solo il portafoglio ma anche il cervello. La ricerca ha seguito le persone nel tempo, osservando come il loro reddito e le loro difficoltà economiche si collegassero ai risultati dei test cognitivi eseguiti a diverse età. A 53 anni, chi aveva sperimentato difficoltà economiche persistenti già presentava performance cognitive inferiori rispetto a chi non aveva avuto questi problemi. Ma il dato più significativo emerge dalle risonanze magnetiche intorno ai 70 anni, quando si osserva una atrofia cerebrale associata a uno stress finanziario cronico nel passato.
I numeri dello studio
I ricercatori hanno controllato numerose variabili: il livello di istruzione, le capacità cognitive nell’infanzia, persino lo svantaggio socioeconomico durante l’infanzia. Nessuno di questi fattori cancella la correlazione tra stress finanziario e invecchiamento cerebrale. Quello che emerge è che l’accumulo di difficoltà economiche nel corso degli anni rappresenta il vero fattore determinante, non gli episodi isolati di avversità finanziaria. Jacques Wels, ricercatore presso lo University College London, sottolinea questa distinzione con precisione: ” Il nostro studio, che utilizza dati raccolti nell’arco di diversi decenni, permette di vedere che sono le difficoltà accumulate nel corso degli anni a essere associate agli esiti peggiori per la salute cognitiva”. Tra i 53 e i 69 anni, i partecipanti che avevano affrontato difficoltà economiche persistenti mostravano un declino più lento della memoria verbale rispetto ai loro coetanei in migliori condizioni economiche. Questo dato apparentemente controintuitivo ha una spiegazione: perdite cognitive rilevanti si erano già verificate nella prima metà della vita, quindi il calo successivo era proporzionalmente minore semplicemente perché il livello di partenza era già inferiore.
Come lo stress finanziario agisce sul cervello
Il meccanismo attraverso cui le difficoltà economiche danneggiano il cervello passa attraverso l’aumento del carico cognitivo. Quando una persona vive sotto pressione finanziaria costante, parte della sua capacità di elaborazione mentale finisce consumata dalle preoccupazioni relative al denaro. Questo riduce la larghezza di banda disponibile per processi cognitivi più complessi come l’attenzione, il ragionamento e la memoria. Un’esposizione persistente a difficoltà economiche in età adulta esercita uno stress cronico sui sistemi cerebrali coinvolti nell’elaborazione cognitiva. Nel tempo, questo stress attiva meccanismi infiammatori nel cervello che causano danni cellulari progressivi e misurabili. Non è un danno acuto ma un deterioramento graduale, silenzioso, che si accumula negli anni.
I fattori più incisivi
Lo studio ha identificato gruppi di popolazione particolarmente vulnerabili agli effetti dello stress finanziario sul cervello. Gli uomini subiscono un impatto significativamente più grave rispetto alle donne. Chi ha avuto un’infanzia caratterizzata da svantaggio economico sviluppa vulnerabilità maggiore a questo tipo di stress in età adulta. C’è inoltre un fattore genetico: le persone che possiedono la variante del gene APOE associata a rischio aumentato di Alzheimer vedono amplificati gli effetti negativi dello stress finanziario sulla loro funzione cognitiva. La ricercatrice Praveetha Patalay, commenta: “Un basso reddito persistente si associa a una salute cerebrale peggiore inclusa una maggiore atrofia del cervello in età avanzata”. Questi legami persistono anche considerando i fattori confondenti che gli scienziati hanno tenuto sotto controllo.
L’importanza dell’accumulo nel tempo
Un elemento decisivo che emerge dalla ricerca è il peso dell’accumulo. Non è il singolo anno difficile a lasciare il segno più profondo, ma la successione di anni difficili senza soluzione di continuità. Una persona che attraversa una crisi economica transitoria e poi si riprende subisce un danno cerebrale minore rispetto a chi rimane intrappolato in una situazione di povertà persistente per anni o decenni. Questo aspetto ha rilevanza particolare considerando l’attuale contesto economico. Negli ultimi anni il costo della vita è aumentato significativamente mentre i salari sono rimasti sostanzialmente fermi. Un numero crescente di famiglie segnala difficoltà economiche croniche, non episodiche. In questo contesto, l’effetto dello stress finanziario sulla popolazione non è una questione marginale ma un problema di salute pubblica che merita attenzione.
Le politiche di supporto economico
I ricercatori, attraverso le conclusioni della loro ricerca, sottolineano l’importanza di politiche che supportino le persone in difficoltà economica. Patalay nota: “Sostenere le persone con difficoltà economiche e ridurre la povertà cronica potrebbe contribuire anche a prevenire il declino cognitivo e i casi di demenza in futuro”. Questo non suona come un appello astratto ma come un’evidenza: investimenti nel supporto economico della popolazione vulnerabile, infatti, funzionano anche come forma di prevenzione medica. Il dato della ricerca arriva in un momento storico in cui lo stress economico e finanziario interessa una porzione crescente della popolazione. In questo contesto, la consapevolezza dei meccanismi biologici attraverso cui le difficoltà finanziarie danneggiano il cervello potrebbe contribuire a modificare la prospettiva con cui i responsabili delle politiche pubbliche affrontano questa questione.
Credit foto: PeopleImages/Shutterstock.com
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