Il presidente di Federazione Moda Italia-Confcommercio: «I saldi sono un’opportunità per famiglie e imprese. Comprate nei negozi di fiducia e scegliete il valore reale, non il prezzo basso»
La “fast fashion” sta cambiando il modo di acquistare degli italiani, rendendo la moda sempre più accessibile e veloce. Oggi, secondo Giulio Felloni, presidente di Federazione Moda Italia-Confcommercio, siamo andati oltre: siamo entrati nell’era dell’“ultra fast fashion”, caratterizzata da un’invasione di capi a bassissimo costo che arrivano sul mercato con ritmi sempre più serrati. Un fenomeno che, secondo Felloni, rappresenta una vera e propria sfida per il commercio tradizionale e per la qualità del consumo. «Per contrastare l’invasione di prodotti a basso prezzo e spesso di qualità scadente – talvolta quasi ‘usa e getta’, perché si rovinano dopo pochi lavaggi – i negozi tradizionali devono concentrarsi su quello che li rendi unici. Velocità e prezzo non possono essere i soli criteri di scelta. Il commercio fisico può farcela se punta su qualità, consulenza, esperienza d’acquisto, fiducia e, soprattutto, sul rapporto umano con il cliente. Come diceva Coco Chanel: “La moda passa, lo stile resta”. Nel mio lavoro ho imparato che le mode cambiano, ma il valore della relazione con il cliente rimane nel tempo».
In questo scenario di trasformazione del mercato si inseriscono anche nuovi protagonisti globali come Shein e Temu, che hanno ulteriormente accelerato le dinamiche dell’ultra fast fashion. Quali conseguenze hanno per i negozi italiani e come sta intervenendo l’Europa?
Il cambiamento che stiamo osservando con piattaforme come Shein e Temu è legato a un fenomeno di dimensioni enormi: l’ingresso in Europa di circa 5,9 miliardi di piccoli pacchi extra UE di scarso valore. Un flusso senza precedenti che ha già modificato profondamente le dinamiche del mercato e che ha spinto l’Unione europea a intervenire, introducendo dal 1° luglio un dazio doganale di 3 euro per ogni spedizione. In questo contesto si è affermato un modello di concorrenza estremamente aggressivo, basato su prezzi molto bassi e su una velocissima immissione dei prodotti sul mercato. È una dinamica che mette sotto forte pressione i negozi italiani indipendenti, che operano invece nel rispetto di regole fiscali, ambientali, sociali e di sicurezza decisamente più rigorose. Il punto non è bloccare la concorrenza, ma assicurare condizioni eque tra tutti gli operatori. Allo stesso tempo, è importante aumentare la consapevolezza dei consumatori: dietro prezzi così bassi possono nascondersi costi meno evidenti, legati alla qualità, alla sostenibilità, alla tutela del lavoro e anche alla sicurezza dei prodotti.
Sostenibilità verso prezzo, chi vince?
In una fase economica caratterizzata da incertezza e perdita di potere d’acquisto, il prezzo continua a essere un fattore determinante. Il punto è riuscire a far comprendere che sostenibilità significa anche durata del prodotto, qualità dei materiali e valore nel tempo. Paradossalmente un capo che dura anni può costare meno, nel lungo periodo, di molti acquisti impulsivi.
Come si può educare il pubblico a una moda più etica e consapevole?
Attraverso l’informazione e la trasparenza. I negozi di moda svolgono un ruolo fondamentale perché raccontano il prodotto, la sua origine, la qualità dei materiali e il lavoro che vi è dietro. Educare significa spiegare che ogni acquisto è una scelta che produce effetti economici, sociali e ambientali. Dobbiamo aiutare il consumatore a conoscere il valore reale di ciò che acquista e a distinguere il prezzo dal valore. Sono fiducioso perché tra i giovani c’è una crescente sensibilità verso la sostenibilità.
Siamo nel mese che, tradizionalmente, dà il via ai saldi: che andamento prevedete?
I saldi rappresentano un appuntamento molto atteso sia dalle famiglie sia dalle imprese. Ci aspettiamo un interesse significativo, soprattutto per la possibilità di acquistare prodotti di qualità a prezzi convenienti.

Potrebbe darci qualche consiglio?
Il consiglio che diamo ai consumatori è di rivolgersi ai negozi di fiducia, verificare sempre il prezzo originale e quello scontato, conservare lo scontrino e diffidare di offerte che appaiono irrealistiche. I saldi sono un’occasione per acquistare meglio, non semplicemente per acquistare di più.
Quanto incidono i social media sulle scelte di acquisto?
Moltissimo. Oggi i social influenzano gusti, tendenze e comportamenti di consumo in tutte le fasce d’età, seppure in misura diversa. Sono diventati una vetrina sul mondo per il settore moda e uno strumento importante per dialogare con i clienti. Tuttavia, credo che nessun contenuto digitale possa mai sostituire l’esperienza diretta del prodotto e il rapporto personale che si crea in negozio. Comunque l’influencer migliore resta la moglie, il suo giudizio è determinante sulle scelte del compagno (ride).
Cosa cercano oggi gli over 50 quando acquistano un capo d’abbigliamento?
Mi lasci dire una cosa: la clientela over 50 è forse tra le più interessanti. È un pubblico consapevole, che ricerca qualità, comfort ed eleganza, prediligendo capi capaci di durare nel tempo. È meno incline agli acquisti impulsivi e più attenta al valore reale del prodotto. La donna si esprime con maggiore decisione e con il desiderio autentico di sentirsi bene con ciò che indossa; l’uomo, invece, tende a compiere scelte più ponderate e si affida maggiormente alla guida e al servizio in fase di acquisto.
Tendenze per l’estate e per la stagione autunnale?
Si registra un boom inaspettato del rosa anche nell’abbigliamento maschile: un colore che in passato non veniva nemmeno preso in considerazione, mentre oggi è sempre più apprezzato, spesso anche su suggerimento delle donne. Restano molto forti il bianco, il panna e il verde Tiffany. Per l’autunno, invece, si affermano le tonalità naturali: beige, terra di Siena e ruggine, insieme ai verdi più caldi, dal muschio fino al verde foresta. Non manca il blu mediterraneo, che continua a essere un punto fermo. La vera novità del prossimo inverno sarà però l’abbinamento dei colori: si andrà sempre più verso il ‘tono su tono’, lasciando da parte i contrasti netti, con linee più morbide e l’utilizzo di filati diversi combinati tra loro.
Quali sono per lei le tre parole che identificano la moda italiana?
Creatività, qualità e identità. La moda italiana si distingue per la capacità di innovare, l’eccellenza artigianale e il forte legame con cultura, storia e territori. Questa combinazione la rende un riferimento internazionale e una risorsa strategica per il Paese.
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