Il direttore di OMS Europa Hans Henri Kluge lancia l’allarme dopo i record di temperature e il bilancio di oltre 1.300 morti. Gli esperti: tornerà
Lo scorso fine settimana le temperature hanno frantumato i record nazionali in gran parte dell’Europa centrale. La Repubblica Ceca ha registrato 41,9 °. La Germania ha raggiunto 41,7 °C a Coschen, mentre nella cittadina orientale di Kubschuetz il termometro non è sceso sotto i 29,4 °C, la notte più calda da quasi 150 anni. La Polonia ha toccato 40,5 °C. In Spagna, la Cantabria ha registrato 43,7 °C nel comune di Tama, la temperatura più alta mai rilevata nella regione. “Dal 21 giugno sono stati registrati più di 1.300 decessi in eccesso legati alle alte temperature in Europa”, scrive in un post su X il direttore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, precisando che è “il continente che si sta riscaldando più rapidamente sulla Terra”. L’ondata di caldo in Europa ha messo in luce la necessità che i sistemi sanitari si preparino meglio alle temperature estreme. La Francia ha registrato circa 1.000 morti in più del previsto dal solo 24 giugno, perlopiù tra gli over 65. In Spagna, il sistema di sorveglianza della mortalità ha stimato 892 decessi improvvisi associati al caldo nel mese di giugno.
“Questa ondata di calore è una prova generale”
Il direttore regionale dell’OMS per l’Europa, Hans Henri Kluge, ha dichiarato: “Questa ondata di calore è una prova generale. Le estati future saranno più difficili”. L’Europa si sta scaldando a una velocità più che doppia rispetto alla media globale e le ondate di caldo non sono più eventi isolati e imprevedibili, ma crisi ricorrenti che stanno diventando più frequenti, più intense e più durature. La calura estrema che sta lasciando l’Europa, secondo Kluge, è solo l’antipasto di ciò che attende il continente nei prossimi anni. Kluge ha evidenziato come il caldo estremo stia mettendo sotto pressione i sistemi sanitari, con pronto soccorso che si riempiono e servizi di ambulanza che battono record. Circa il 60% dei ricoveri ospedalieri durante questa ondata di caldo ha riguardato gli over 75. Nel Regno Unito, il servizio ambulanze di Londra ha gestito 8.869 chiamate di emergenza in un solo giorno, il numero più alto mai registrato. Diversi ospedali del servizio sanitario nazionale hanno dichiarato incidenti critici dopo che guasti ai sistemi di raffrescamento hanno compromesso apparecchiature mediche, sale operatorie e reparti.
Un sistema sanitario sotto pressione
Il caldo sta già mettendo sotto pressione i servizi sanitari in diversi Paesi. In Francia i pronto soccorso hanno segnalato un aumento di quattro volte dei casi legati alle alte temperature, come colpi di calore, disidratazione e iponatriemia. Con valori oltre i 40 °C in alcune zone del continente, sono aumentate le chiamate di emergenza, gli ospedali hanno curato più pazienti con patologie legate al caldo e gli anziani e le persone con malattie croniche sono stati esposti a rischi maggiori. “Riconoscete il caldo estremo come una crisi sanitaria e agite prima che le temperature raggiungano il picco”, ha scritto Kluge in un post su X lunedì. “La preparazione al caldo deve essere operativa: liberare posti letto, proteggere i pazienti ad alto rischio, garantire il raffrescamento, controllare le fonti di alimentazione di emergenza e sostenere gli operatori sanitari”, ha aggiunto.
La prevenzione salva vite ma mancano piani d’azione
Nonostante il quadro, per Kluge la prevenzione funziona. Le stime indicano che nel 2023 i decessi legati al caldo in Europa sarebbero stati circa l’80% più numerosi senza le misure di adattamento già in atto. Per le persone di 80 anni o più, i decessi avrebbero potuto essere il doppio. Piani d’azione per la salute durante le ondate di calore, sistemi di allerta precoce, spazi rinfrescanti e interventi mirati per le persone vulnerabili non sono esercizi burocratici, ma strumenti che stanno salvando vite. Tuttavia, più della metà dei paesi europei non dispone ancora di un piano d’azione completo per la tutela della salute in caso di ondate di calore. L’OMS ha recentemente aggiornato le proprie linee guida per fornire a ogni paese, regione e città gli strumenti per agire. Il 6 luglio, Kluge convocherà i responsabili nazionali per le emergenze, l’ambiente e il cambiamento climatico di tutti gli Stati membri dell’OMS in Europa. All’ordine del giorno cosa ci ha insegnato questa ondata di caldo e come prepararsi per la prossima.
Un continente impreparato al caldo estremo
L’Europa è particolarmente esposta: solo circa il 20% delle abitazioni europee ha l’aria condizionata e gran parte del patrimonio immobiliare è stato costruito per trattenere il calore, non per disperderlo. Con l’ondata di caldo in Europa che diventa un fenomeno sempre più ricorrente, il direttore dell’OMS Europa invita i governi a riconoscere il caldo estremo come una crisi sanitaria e a rafforzare la preparazione dei sistemi sanitari. Sul piano pratico, le indicazioni diffuse dall’OMS includono tenere chiuse tende e persiane durante il giorno, aprire le finestre nelle ore più fresche, bere acqua prima ancora di avvertire lo stimolo della sete. Evitare l’esposizione nelle ore di punta e rafforzare il coordinamento tra autorità sanitarie e protezione civile. In chiave più strutturale, la guida OMS punta a trasformare il caldo estremo in una priorità di salute pubblica stabile. Non più risposta emergenziale ma pianificazione continua, comunicazione del rischio e adattamento dei sistemi sanitari.
Non è ancora finita: l’avvertimento dei meteorologi
La tendenza a lungo termine del Centro Europeo suggerisce che il cedimento dell’anticiclone potrebbe essere solo temporaneo. Subito dopo il passaggio del fronte temporalesco, l’anticiclone africano proverà prontamente a riprendersi lo spazio perduto, distendendosi nuovamente sul Mediterraneo. E ripristinando, nel corso della prima decade di luglio, condizioni di stabilità e caldo intenso a partire dalle regioni meridionali. Questa ondata di caldo in Europa potrebbe quindi ripresentarsi già nelle prossime settimane, con temperature che potrebbero nuovamente superare i 40 °C in diverse aree del continente. Si tratta della seconda grande ondata in due mesi. La prima è iniziata il 24 maggio, con temperature superiori di 10-15 °C alla norma, e ha provocato diversi decessi. La frequenza con cui si susseguono questi eventi conferma quanto dichiarato da Kluge: i periodo di caldo estremo non sono più eccezioni, ma una nuova normalità con cui il continente deve imparare a convivere.
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