La 69ª edizione delle kermesse internazionale celebra il suo fondatore e l’opera americana per i 250 anni della Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti. Tra musica, teatro e danza, prime assolute e spettacoli esclusivi impreziosiscono il programma.
Quando, nel 1958, il compositore e librettista Gian Carlo Menotti lanciò la prima edizione dei Festival dei Due Mondi di Spoleto, la sua intenzione era chiara: unire la tradizione culturale e artistica europea con l’innovazione di cui l’America (in particolare gli Stati Uniti) si faceva portatrice. Lui stesso, d’altronde, era l’incarnazione di questa mescolanza: nato nel 1911 in provincia di Varese, si era formato al conservatorio di Milano e poi, su consiglio di Arturo Toscanini, si era assai presto trasferito in America, a Filadelfia, dove fu compagno di studi di Bernstein e Barber e finì per mietere successi straordinari come la vittoria del Premio Pulitzer, nel 1950, con l’opera “Il console”. Nel 1958 scelse di celebrare il ponte culturale tra Europa e America a Spoleto, in Umbria, per la sua peculiare collocazione nel cuore dell’Italia e per la disponibilità di teatri e strutture adatte ad ospitare gli spettacoli variegati che avrebbero caratterizzato il festival. In particolare la piazza del Duomo è un autentico teatro all’aperto, raccolto e suggestivo, ideale rappresentazione della tradizione architettonica italiana che si riempie con l’aria del mondo.
Festival di Spoleto 2026: cento spettacoli e mille artisti per la 69ª edizione
La 69ª edizione del Festival di Spoleto si terrà quest’anno dal 26 giugno al 12 luglio. Affidata per la prima volta a Daniele Cipriani, in qualità di direttore artistico (affiancato dal consulente per l’opera e la prosa Leo Muscato e dalla consulente per la musica classica Beatrice Rana) e consacrata al tema delle “Radici”, la kermesse offre un programma ricco e articolato. Più di mille artisti provenienti da 27 Paesi saranno protagonisti di cento performance, di cui 7 prime mondiali e 9 produzioni originali per il Festival, per un totale di 275 ore (ossia undici giorni e mezzo) di arte non-stop.
L’apertura del programma è affidata, il 26 giugno, all’opera lirica “Vanessa”, composta dall’americano Samuel Barber su libretto di Gian Carlo Menotti e vincitrice del Premio Pulitzer nel 1955. Rappresentata per la prima volta in Europa, in traduzione italiana, proprio a Spoleto nel 1961, viene ora riproposta nella versione originale in inglese. Un’ideale declinazione del tema centrale del Festival: quelle “radici” a cui l’opera rimanda per varie ragioni. Il libretto composto dal fondatore della kermesse spoletina, l’antica rappresentazione del 1961, la matrice americana che prende le mosse, tuttavia, da uno spunto europeo: le “Sette storie gotiche” della scrittrice danese Karen Blixen, la cui atmosfera (più che una trama specifica) ispira le vicende dell’opera. Si tratta di una storia d’amore, di relazioni e conflitti familiari, di attese e imprevisti, silenzi e rinunce; una storia ambientata in un indefinito Paese del Nord Europa che ruota intorno ai rapporti fra tre donne: la nobile Vanessa e la nipote Erika (che finiscono per innamorarsi dello stesso uomo) e poi l’enigmatica Baronessa, madre della protagonista. Il 26 giugno “Vanessa” sarà presentata in un allestimento che segna la collaborazione tra il Festival, la Fondazione Teatro Comunale di Bologna e la Fondazione Teatro Petruzzelli, e verrà affidata alla direzione della sudcoreana Sora Elisabeth Lee, che guiderà l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna e il Coro del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto in una recita già storica.
Da Peter Stein a Beppe Fiorello: i protagonisti della prosa a Spoleto 69
Per quanto riguarda il teatro di prosa, il Festival prevede in prima assoluta (26-29 giugno) un nuovo adattamento del “Platonov” di Čechov realizzato dal regista tedesco Peter Stein, fondatore dello Schaubühne di Berlino. Dal 27 giugno al 2 luglio andrà in scena “Educazione sentimentale”, altra pièce in prima assoluta, scritta da Ivan Cotroneo e interpretata da Giuseppe Fiorello; poi sarà la volta (2-5 luglio) di “Don Giovanni e il suo pitbull”, dissacrante commedia nera di Dan Fante (figlio di John Fante), qui diretta e interpretata da Franco Branciaroli, e di “Eumenidi. Oreste è salvo” (3-11 luglio), lo spettacolo in prima assoluta e site-specific (si svolgerà nella Basilica di San Salvatore, patrimonio UNESCO, riaperta per l’occasione) con cui Serena Sinigaglia rilegge l’Orestea alla luce della lotta tra principi maschili e femminili che governano il mondo. Sono soltanto alcuni esempi di un’offerta teatrale vastissima e di prim’ordine, a cui si affiancano il programma della musica e quello della danza.
Sergio Bernal e la danza mondiale: il movimento diventa arte pura
In campo musicale spiccano l’appuntamento del 3 luglio, quando Yannick Nézet-Seguin (direttore musicale del Metropolitan Opera Theatre di New York e della Philadelphia Orchestra) guiderà la London Symphony Orchestra in una versione originale e suggestiva di Rachmaninov, impreziosita dalla presenza di Beatrice Rana al pianoforte, e il concerto di chiusura del 12 luglio, quando il Maestro Gianandrea Noseda dirigerà la Filarmonica del Teatro Regio Torino in una cavalcata fra le note di Menotti, Bernstein e Dvořák per omaggiare la musica europea e quella americana, in occasione del 250° anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti.
In mezzo ci saranno il cantante anglo-libanese Mika, che rileggerà in chiave sinfonica i suoi successi il 30 giugno, e Arisa, che il 9 luglio delizierà il pubblico con la sua originalissima voce. Quanto al balletto, si segnala la Maratona Internazionale di Danza (4 e 5 luglio), che riunirà sullo stesso palco stelle del calibro di Tiler Peck, Roman Mejia, Maia Makhateli, Madoka Sugai, Alessandro Frola e Sergio Bernal (protagonista di un’inedita versione flamenca del capolavoro di Stravinskij “La sagra della primavera”). La celebrazione “danzata” di due centenari, quello del pittore statunitense Robert Rauschenberg e quello della Rambert, la compagnia di danza contemporanea più longeva del Regno Unito, completano il ponte che a Spoleto unisce passato e futuro.
(Foto apertura: FESTIVAL_DEI_DUE_MONDI_240714_ANDREA_VERONI_3893)
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