A sette anni dall’ultima fatica, la cantante e attrice romana lancia Feminae, un capolavoro di equilibrio che unisce pop d’autore, folk e grandi ospiti
«Ai giovani che intraprendono una carriera nella musica dico quello che a me non è stato mai detto: “Devi credere in te stesso”. Sono certa che lo faranno, è questione di ore!». È l’ottimismo della volontà quello di Tosca Tiziana Donati, che conosciamo solo come Tosca dal singolo Fammi innamorare del 1991, ma anche quello di chi con i giovani lavora quotidianamente, considerato il suo ruolo di direttrice (oltre che ideatrice) dell’Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini. Dal laboratorio di alta formazione artistica della Regione Lazio, nato nel 2014, sono usciti numerosi talenti attivi sia in campo musicale che teatrale e multimediale. Tra i primi ricordiamo Carlo Valente, cantautore già candidato al Premio Tenco, e Fabia Salvucci, sicura promessa della world music.
«Oggi frequentano ragazze e ragazzi con una grande testa, una grande arte: sono certa che cambieranno il panorama musicale. Io cerco di sollecitarli, di infondere loro la consapevolezza che sono il nuovo centro artistico e possono scrivere una pagina inedita. Porto come ospiti e tutor personaggi stranieri che, con il nostro panorama culturale così basso, durante i loro tour europei saltano l’Italia e vanno a esibirsi direttamente in Svizzera. Tra questi la cantautrice brasiliana Adriana Calcanhotto, il jazzista Amaro Freitas oppure la portoghese Luisa Sobral».
Non fosse la direttrice, Tosca meriterebbe senza dubbio di entrare in questa galleria di artisti di altissimo livello, che non si fermano di fronte alle difficoltà imposte dal mercato e portano avanti linguaggi innovativi e pensieri profondi. Lo dimostra ancora una volta il suo nuovo album, Feminae, che arriva a sette anni dal precedente, Morabeza, e a 35 dal debutto.
La cantante e attrice romana, vincitrice a Sanremo nel 1996, Premio Tenco alla carriera, propone il suo mix raffinato di pop d’autore, suggestioni folk e spruzzate jazzy, in un piccolo capolavoro di equilibrio e brillantezza che segue l’emozione e la necessità, che sceglie la via della profondità, dell’ascolto lento, della parola che non vuole imporsi ma sedimentare. Un disco di canzoni inedite e brani conosciutissimi, di adattamenti in italiano e canti in portoghese e napoletano, di suggestioni magiche e denunce drammatiche, di sviluppo corale e intensità personale.

Può raccontare di qualcuna delle canzoni?
Ci sono brani nuovi, come Primavera, scritta da Gino Pacifico, che è stata un po’ il momento di partenza dell’album, oppure Che sarà terra e che sarà mare del cantautore varesino Fabio Ilacqua, che descrive tutte le sfighe possibili e immaginabili di una quindicenne rimasta incinta di un disgraziato con l’allegria tipica brasiliana.
Poi ci sono canzoni famosissime, con partner d’eccezione, come – in una delle ultime partecipazioni – Ornella Vanoni nella sua Per un’amica, la fantastica Maria Bethânia in una canzone di Tom Jobim e Vinicius De Moraes, la fadista atipica Cristina Branco, la mia sorella d’arte Carmen Consoli. E c’è persino del rap in Esiste la vergogna?, con Mama Marjas.
Il titolo potrebbe far pensare a delle rivendicazioni femminili.
Non è nato così. Per me fare un disco è come fare un figlio, devo sentire il suo cuore che batte, non è una cosa OGM realizzata a tavolino. È la musica stessa che parla e dice dove andare. In questi sette anni è successo di tutto, ho perso entrambi i genitori quando curarli e stare con loro era molto difficile, un periodo di cui ci siamo dimenticati. È stato molto duro, però, quando le canzoni sono state quasi completate, mi sono accorta che nel disco c’erano quasi solo donne, così ho pensato di titolarlo “Sorores” (sorelle, ndr), però il mio mentore, Renzo Arbore, mi ha suggerito Feminae. All’inizio avevo un po’ di resistenza, perché il termine “femmina” viene declinato per indicare la seduzione oppure l’isteria, invece ho capito che significa accoglienza, protezione, perché viene da fecondità, dal dare la vita.
Che ruolo potrebbero avere le donne artiste oggi?
C’è tanto di cambiato da quando ho iniziato. Purtroppo, una determinata sfera culturale ha portato a una mercificazione-trappola della bellezza, dentro cui le donne sono cadute per poter dire qualcosa. Però di questo sistema si diventa schiave. Queste donne credono di entrare nei “giri giusti”, ma non ci entrano affatto. Contribuiscono a un potere che col tempo aumenta, mentre il loro fascino deperisce. È il trucco di una società dove non vogliono darti un ruolo. Nel nostro campo, come negli altri, deve diventare una questione di merito, di bravura. Dobbiamo impegnarci a mettere in evidenza tutte le realtà importanti di questo momento, come Olivia Dean, Rosalia, Marat, la cui bravura viene prima della loro bellezza. Dobbiamo recepire modelli diversi, cambiare l’attenzione, guardare su e non giù, la bravura, non la bellezza.
Con l’età è diventata più esigente oppure ha puntato a riscoprire la naturalezza della musica?
Forse tutte e due. Soprattutto con l’età diventi un pochino più leggera, meno in gara. Non solo con gli altri, anche con te stessa.
(dal numero della rivista 50&Più Giugno)
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