Dal Politecnico di Milano arriva il progetto APPEAL: bollini edibili e compostabili, ottenuti anche da scarti di mele, che anticipano le nuove norme europee sugli imballaggi e aprono a una gestione più pulita dei rifiuti organici.
Etichette commestibili: il progetto APPEAL
Un bollino che si può mangiare, o al limite buttare nell’organico senza contaminarlo. Non è un esperimento di laboratorio destinato a restare tale: è il risultato concreto di APPEAL – Agrifood Protected by Printable Edible Authenticating Label, un progetto di ricerca coordinato dal Politecnico di Milano e finanziato dal Fondo Italiano per le Scienze Applicate (FISA) del Ministero dell’Università e della Ricerca. Con lui, sette partner scientifici e industriali. I risultati sono stati presentati a metà maggio durante il webinar “Oltre l’etichetta: ricerca, sostenibilità e innovazione”, organizzato dall’ateneo milanese.
L’etichetta tradizionale su mele, pere, arance e pomodori è una di quelle piccole cose a cui quasi nessuno fa caso. Eppure il problema esiste, ed è più grande di quanto sembri. Ogni anno, secondo le stime disponibili, gli italiani ingerirebbero inconsapevolmente tra i 9 e i 22 milioni di queste etichette.
A questo si aggiunge la questione ambientale: i bollini in plastica finiscono nell’organico, compromettendo la qualità del compostaggio. In Italia, la raccolta della frazione organica destinata a questo processo è più che triplicata negli ultimi vent’anni, superando i 7,5 milioni di tonnellate secondo i dati ISPRA.
Come funziona l’etichetta edibile
Il gruppo di ricerca del Dipartimento di Energia del Politecnico di Milano ha sviluppato etichette prodotte da ingredienti vegetali, polisaccaridi e pectina, quest’ultima ricavata anche dai sottoprodotti della lavorazione delle mele. Insieme ai bollini, il team ha lavorato su film edibili, colle alimentari a base acqua e inchiostri compatibili con la stampa food-grade, cioè sicuri per il contatto diretto con gli alimenti.
L’obiettivo non era solo produrre qualcosa di commestibile e sicuro, ma anche rispondere alle nuove esigenze normative. I prototipi sviluppati sarebbero già conformi al PPWR, il regolamento europeo sugli imballaggi che entrerà in vigore ad agosto 2026 e che alzerà in modo significativo gli obiettivi di riciclo e compostabilità per diverse categorie di packaging, etichette alimentari incluse.
I test biologici: la sicurezza prima di tutto
Una parte importante del progetto ha riguardato la sicurezza per chi mangia, involontariamente o no, queste etichette. Le nuove etichette APPEAL sono state sottoposte a test biologici in vitro che hanno valutato citotossicità, risposta infiammatoria, stress ossidativo e possibili effetti sul DNA.
Ilaria Vitali, ricercatrice del Dipartimento di Scienze Mediche dell’Università di Ferrara, ha illustrato i risultati: alta biocompatibilità, nessun segnale di danno cellulare, genotossicità o immunotossicità. I campioni hanno superato anche la digestione simulata con protocollo INFOGEST, risultando sicuri per i modelli intestinali ed epatici analizzati. In sostanza, questi bollini non fanno male se finiscono in bocca, a differenza di quelli attuali.
Tracciabilità e anti-contraffazione lungo la filiera
L’etichetta APPEAL non è pensata solo come un’alternativa sostenibile a quella in plastica. Incorpora anche un sistema di autenticazione a tre livelli, con accesso differenziato alle informazioni a seconda di chi legge l’etichetta. I dati pubblici sono leggibili tramite smartphone; l’autenticità del bollino si verifica con una torcia UV attraverso l’app dedicata; le informazioni avanzate e riservate restano accessibili solo agli operatori di filiera tramite strumenti ottici specifici.
Si tratta di una funzione che interessa soprattutto il contrasto alle contraffazioni, un problema serio nel settore agroalimentare. Il sistema consente anche di tracciare in modo più affidabile origine, lavorazione e condizioni di conservazione del prodotto.
Il mercato e il contesto europeo
Il settore dell’etichettatura non è di nicchia. A livello globale vale circa 50 miliardi di dollari e secondo le proiezioni crescerà di oltre il 5% l’anno nel prossimo decennio, spinto dall’e-commerce, dalla grande distribuzione e dalla crescente domanda di tracciabilità digitale.
In Europa, la bioeconomia circolare, il comparto entro cui si inserisce questa ricerca, vale circa 3mila miliardi di euro. L’Italia è tra i Paesi con la maggiore presenza in questo settore: oltre 400 miliardi di valore generato e più di 2 milioni di occupati.
TUTTE LE ULTIME NOTIZIE SU SPAZIO50.ORG
© Riproduzione riservata
