Dalla geopolitica mondiale alle fragilità strutturali del sistema italiano: il 25° Forum Confcommercio ha analizzato i motivi delle difficoltà e le leve per il rilancio. Al centro la riforma del fisco, l’emergenza demografica e una ferma denuncia contro il dumping contrattuale per difendere il valore del lavoro. Tantissimi gli ospiti del mondo dell’istituzioni, della politica, della finanza, del giornalismo e, persino, il Premio Nobel 2025 per l’economia, Philippe Aghion.
Si è appena concluso oggi a Villa Miani, a Roma, il 25° Forum di Confcommercio, organizzato in collaborazione con The European House-Ambrosetti. Una due giorni – 14 e 15 aprile – che ha visto alternarsi sul palco ministri, politici, economisti di fama mondiale, leader sindacali, con l’obiettivo di tracciare un bilancio e, soprattutto, una prospettiva per l’economia italiana in un momento di profonda incertezza. Se l’inizio del 2026, infatti, aveva mostrato segnali di ripresa, con consumi in crescita e occupazione ai massimi, i nuovi shock energetici legati alla crisi in Medio Oriente e al blocco dello Stretto di Hormuz hanno riportato l’incertezza al centro dell’agenda economica.
Sangalli: “Non abbiamo risolto i nostri problemi strutturali”
Ad aprire i lavori Carlo Sangalli, Presidente di Confcommercio, che ha evidenziato come le crisi internazionali non facciano che aggravare fragilità tutte italiane mai risolte. “Non siamo fragili per colpa delle crisi – ha dichiarato -. Siamo fragili perché non abbiamo risolto i nostri problemi strutturali. Il primo di questi ha un nome preciso: fiscocrazia. Troppe tasse e troppa burocrazia che continuano a frenare imprese e investimenti”.
I dati presentati dall’Ufficio Studi Confcommercio confermano le parole del suo presidente: la pressione fiscale in Italia è passata dal 25,3% del 1960 a un soffocante 42,2% stimato per il 2026. Un peso fiscale che, unito a un quadro burocratico farraginoso, sta comprimendo la propensione al rischio degli imprenditori e riducendo il reddito disponibile delle famiglie, con una perdita stimata fino a 963 euro a nucleo familiare nello scenario più negativo del biennio 2026-2027.
L’inverno demografico e il “Sense of Italy”
Altro punto focale è stato quello della “glaciazione demografica”. L’Italia ha perso circa 9 milioni di giovani under 30 rispetto agli anni ’80 (passando da 25 a 16 milioni). Questo crollo si traduce in una drammatica carenza di capitale umano e competenze. Per contrastare il declino, Confcommercio indica una leva fondamentale: l’aumento della partecipazione femminile al lavoro. Un allineamento ai livelli medi europei consentirebbe l’ingresso di 290.000 nuove occupate all’anno per il prossimo decennio.
Nonostante queste ombre, il Terziario di mercato si conferma l’unico vero polmone occupazionale: dal 1995 ad oggi ha creato 4 milioni di nuovi posti di lavoro, a fronte della contrazione nell’industria e nella PA. È qui che risiede il “Sense of Italy”, quel mix di manifattura, servizi, cultura e turismo che rende unico il nostro modello competitivo nel mondo.
La piaga dei contratti pirata: numeri e proposte
Ampio spazio è stato dedicato alla qualità del lavoro e alla lotta al dumping contrattuale, una pratica sleale consistente nell’applicare contratti collettivi di lavoro peggiorativi rispetto ai CCNL principali. Sangalli ha denunciato con forza la diffusione dei cosiddetti “contratti pirata”, firmati da organizzazioni poco rappresentative al solo scopo di abbassare i costi. E i dati sono allarmanti: nel solo settore del terziario, circa 154.000 lavoratori sono coinvolti in contratti non tutelanti.
L’impatto per il lavoratore è pesantissimo: una perdita media di 8.000 euro all’anno in termini di retribuzione, a cui si aggiunge l’azzeramento di forme di welfare, tutele e diritti.
Non è solo un danno individuale, ma un colpo ai conti pubblici: il dumping genera minori entrate contributive e tributarie per lo Stato per centinaia di milioni di euro. E per contrastare questa “piaga sociale”, Confcommercio ha proposto al Governo quattro criteri oggettivi per misurare la rappresentatività: la storicità dell’organizzazione; la presenza di un reale sistema di welfare contrattuale; il numero effettivo di rapporti di lavoro regolati dai contratti; l’appartenenza a organizzazioni internazionali.
Dai Nobel ai Ministri: il racconto della prima giornata
Il programma della prima giornata, avviato dai saluti di Carlo Sangalli e dall’intervento di Raffaele Fitto sulle strategie europee per la crescita, ha offerto un’analisi vasta degli scenari internazionali. Nella prima sessione, moderata dal direttore del TG La7, Enrico Mentana, il Premio Nobel Philippe Aghion ha esplorato le transizioni dell’economia globale, seguito dal confronto sulla visione dell’Europa tra Giulio Tremonti e Massimo D’Alema e dal question time sull’Euro digitale con Piero Cipollone (BCE).
Il dibattito è proseguito con il coordinamento di Maurizio Molinari, focalizzandosi sul nuovo equilibrio geopolitico tra Cina, USA ed Europa, arricchito dal messaggio – prima e dopo – dei ministri Antonio Tajani e Adolfo Urso. Quindi, una tavola rotonda arricchita dai contributi di Federico Rampini, Milena Messori (BEI) e dei professori Huang Jing e Marc Lazar, entrambi esperti di studi internazionali e sociologia politica. A completare il quadro, l’analisi di Anna Roscio (Intesa Sanpaolo) sul ruolo del sistema finanziario a supporti dell’economia delle imprese.
La seconda giornata, un confronto aperto con le Istituzioni
La seconda giornata, moderata da Bruno Vespa e Andrea Bignami, ha visto un serrato confronto con il mondo politico e sindacale. Dalla celebrazione degli 80 anni della Repubblica con Giuliano Amato, alle riflessioni educative del Cardinale Gianfranco Ravasi, fino agli interventi tecnici di Giuseppe Valditara, Ministro dell’Istruzione e del Merito, e Claudio Durigon, Sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Nel mezzo due tavole rotonde: la prima su istruzione e formazione, con Andrea Gavosto (Fondazione Agnelli) e Barbara De Micheli (Fondazione Giacomo Brodolini); la seconda sul mondo del lavoro e delle imprese, con la partecipazione dei leader di CGIL, CISL e UIL – Maurizio Landini, Daniela Fumarola e Pierpaolo Bombardieri – e Mauro Lusetti (Vice Presidente Confcommercio).
La chiusura del Forum lascia un messaggio chiaro ai partecipanti e al Paese intero: la crescita non si costruisce al ribasso. Serve un fisco più leggero, un investimento massiccio sulle competenze dei giovani e una difesa intransigente della qualità del lavoro. Solo così il “motore del Terziario” potrà continuare a sostenere l’intero Sistema Italia nelle tempeste globali dei prossimi anni.
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