A 10 anni dal terremoto del 24 agosto 2016 ad Amatrice, il punto tra il ricordo delle vittime, il cambio di passo del Governo e gli appelli per accelerare i cantieri
É il giorno del ricordo e della rabbia, nei territori colpiti dal terremoto del 2016. Oggi, lunedì 24 agosto, gli occhi della politica, dell’associazionismo e del volontariato ma anche quelli della società civile, sono rivolti ad Amatrice, Accumuli e Arquata del Tronto, i comuni che più di tutti hanno subito danni gravissimi. Già nella serata di ieri sono iniziate le celebrazioni per il decennale del sisma che ha scosso Lazio, Marche, Abruzzo e Molise e che proseguono per l’intera giornata.
Giorgia Meloni: «Con noi cambio di passo nella ricostruzione»
Nel pomeriggio, ad Amatrice, è attesa anche la premier Giorgia Meloni che dal suo profilo social ha commentato: «Oggi rendiamo omaggio alla memoria delle 299 vittime del terremoto e torniamo a stringerci ai loro cari, in questa giornata di ricordo e commemorazione. In questi dieci anni sono state tante le difficoltà. Troppi rinvii e false partenze hanno impedito che la ricostruzione potesse procedere rapidamente. Il Governo ha raccolto questa responsabilità e ha lavorato, con costanza e determinazione, affinché potesse concretizzarsi un deciso cambio di passo. I dati testimoniano che la direzione è cambiata, sia per quanto riguarda i contributi concessi e già liquidati per la ricostruzione privata, sia per quello che concerne la ripresa degli investimenti per la ricostruzione pubblica, per troppo tempo rimasta bloccata».
Giuli: «Al centro la ricostruzione di Amatrice, le persone e il futuro delle comunità»
In occasione del decimo anniversario del terremoto ad Amatrice, il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, commenta: «Il primo pensiero va alle vittime di quella tragica notte di dieci anni fa, alle loro famiglie e a quanti nel sisma persero affetti, case e certezze. La memoria, per essere autentica, deve tradursi in responsabilità e impegno. Ricordare Amatrice significa dunque riconoscere quanto è stato fatto e quanto resta ancora da fare, proseguendo con determinazione nel lavoro comune. In questo percorso, il patrimonio culturale è un fattore di coesione e un presidio dell’identità collettiva».
Confcommercio: «Accelerare ricostruzione per rilanciare economia e turismo»
«A dieci anni dal sisma che il 24 agosto 2016 colpì duramente il Centro Italia, il completamento della ricostruzione resta un obiettivo ancora da raggiungere. Occorre accelerare, superando ritardi e difficoltà che continuano a pesare sulle comunità e sulle imprese delle aree colpite, per riportare una piena normalità di vita ai residenti, rivitalizzare il tessuto economico e occupazionale e restituire prospettive a questi territori anche attraverso il rilancio del turismo, valorizzando il patrimonio storico, culturale, ambientale ed economico. Fin dai primi giorni dell’emergenza Confcommercio è stata al fianco delle imprese colpite, continuerà a sostenerle e ad accompagnarle nel percorso di ricostruzione e rilancio», così Confcommercio, in una nota.
L’appello di Uncem: «La ricostruzione deve accelerare»
In una lettera aperta diffusa oggi dall’Uncem e firmata da Giuseppe Amici, presidente Uncem Marche, Lorenzo Berardinetti, presidente Uncem Abruzzo. E ancora da Agnese Benedetti, presidente Uncem Umbria. Ed anche Achille Bellucci, presidente Uncem Lazio, Marco Bussone, presidente Uncem nazionale si legge: «Nei Comuni del cratere la ricostruzione deve accelerare. Dieci anni dopo quell’agosto e quell’ottobre 2016, molto è stato fatto e tanto resta da fare. Uncem ha molto apprezzato il lavoro dei commissari Giovanni Legnini prima e Guido Castelli oggi, in particolare con il Piano Next Appennino con 1,8 miliardi di euro di Piano complementare al Pnrr. Perché i paesi ricostruiti devono essere spazio di vita, di impresa, di socialità, di comunità. Molti sindaci stanno promuovendo ad esempio la nascita di cooperative di comunità, di spazi per co-housing e co-working. Ci sono interessanti numeri nei contratti di assunzione attivati. I temi che i sindaci, le associazioni degli enti locali, Uncem in primis, sottoporranno al prossimo governo, per le aree colpite dal terremoto sono moltissimi».
Codacons: «Fare luce sui ritardi»
«A dieci anni dal terremoto del Centro Italia che nel 2016 devastò Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto e numerosi borghi tra Lazio, Umbria, Abruzzo e Marche, le promesse di una ricostruzione rapida risultano ormai tradite e il lavoro che resta da fare è ancora enorme». A dirlo è il Codacons che chiede di “fare piena luce sui ritardi della ricostruzione”, valutando la destinazione delle ingenti risorse pubbliche impiegate dal 2016 a oggi e verificando “eventuali inefficienze e responsabilità”. «Il dato più emblematico – prosegue- resta quello sullo stato di avanzamento complessivo della ricostruzione, che a dieci anni dal sisma si attesta ancora attorno al 40%. Ma, al di là dei numeri, basta vedere con i propri occhi le aree colpite dal terremoto per comprendere quanto lavoro resti ancora da fare: cantieri, edifici da ricostruire e intere porzioni di territorio portano ancora oggi i segni del sisma».
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