L’assistente vocale si rifà il look e diventa un competitor di ChatGPT e Gemini, con una marcia in più: la memoria personale
C’è voluto più del previsto, ma alla fine Apple ha completamente ripensato il suo assistente vocale grazie all’arrivo dell’intelligenza artificiale. Integrata in iOS 27, iPadOS 27, macOS 27 e visionOS 27, Siri AI è ormai solo un lontano parente del sistema capace di impostare una sveglia o di avviare una telefonata. Ora è diventato un vero assistente basato sull’intelligenza artificiale generativa, simile per molti aspetti a ChatGPT o Gemini. La differenza è che, anziché limitarsi a rispondere alle domande, Siri può sfruttare le informazioni presenti sul dispositivo – ovviamente con il consenso dell’utente – per fornire risposte molto più personalizzate e contestuali. Apple ha inoltre realizzato un’architettura dedicata alla privacy, che elabora molte richieste direttamente sul dispositivo oppure attraverso server progettati per impedire l’associazione dei dati all’identità dell’utente.
Memoria e contesto personale
La novità più importante è la capacità di comprendere il contesto. La vecchia Siri trattava ogni richiesta come indipendente dalle precedenti; la nuova, invece, mantiene il filo della conversazione e ricorda ciò che è stato chiesto poco prima cercando informazioni all’interno di email, messaggi, appuntamenti, contatti e fotografie. Se un amico ha inviato il proprio indirizzo tramite Messaggi settimane prima, sarà sufficiente chiedere: «Dove abita Luca?», perché Siri lo recuperi automaticamente. Si potranno inoltre cercare immagini con richieste molto naturali, come «Mostrami le foto di Parigi dove ci sono anche i miei figli», senza dover ricordare date o cercare tra migliaia di foto. Tutta la cronologia delle conversazioni viene inoltre sincronizzata tra i vari dispositivi Apple, in modo tale che una richiesta iniziata sull’iPhone possa essere ripresa successivamente sul Mac o sull’iPad.
Lo schermo intelligente
Siri AI è anche in grado di “vedere” ciò che compare sullo schermo e di utilizzarlo per aiutare l’utente. Se sul display è aperta la fotografia di un monumento, è possibile chiedere semplicemente «Che posto è questo?» e ottenere una risposta. Se invece è visualizzata un’email con l’invito a una festa, Siri può proporre idee per un regalo, suggerire come vestirsi o aggiungere automaticamente l’appuntamento al calendario. Sul Mac le possibilità aumentano ulteriormente: selezionando una porzione dello schermo si può chiedere a Siri di identificare un oggetto oppure di spiegare il contenuto di un grafico o di un’immagine. L’assistente può inoltre controllare molte applicazioni attraverso semplici istruzioni parlate, come creare promemoria, scrivere email, modificare impostazioni o avviare specifiche funzioni del dispositivo.
Scrittura e comunicazione
Un altro ambito profondamente rinnovato riguarda infine la produzione dei testi. Il nuovo assistente intelligente può scrivere email, appunti, liste della spesa o bozze di documenti, ma soprattutto è capace di adattarsi allo stile dell’utente. Se normalmente si utilizza un tono formale con il proprio datore di lavoro e uno più informale con gli amici, l’assistente cerca di riprodurre automaticamente quel modo di esprimersi, suggerendo anche correzioni grammaticali, miglioramenti dello stile e modifiche alla punteggiatura. Nei dispositivi più recenti sarà anche possibile personalizzare la voce di Siri, regolarne velocità ed espressività e scegliere differenti stili di conversazione.
Una app dedicata
Per la prima volta, Siri avrà una sua app autonoma, che permette di rivedere la cronologia delle conversazioni e di riprendere i thread interrotti su dispositivi diversi, sfruttando la sincronizzazione via iCloud . Una mossa che trasforma Siri da semplice funzione di sistema a piattaforma a sé stante. Apple ha inoltre annunciato una partnership con Google per utilizzare i modelli Gemini di Google per potenziare alcune funzionalità di Apple Intelligence. Il modello di Siri AI viene eseguito sia sul dispositivo che su server cloud tramite Private Cloud Compute, con un’architettura pensata per garantire la massima privacy. Alcune funzioni più avanzate saranno disponibili solo sui dispositivi di ultima generazione, dotati dei chip più potenti.
Credit foto: Stockinq/Shutterstock.com
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