I dati sulla qualità del mare restituiscono un quadro più che positivo per l’estate 2026. Eccellente il 95% delle coste
Un mare può essere poco trasparente per le caratteristiche del fondale, come la presenza di sabbia fine, che i bagnanti o il moto ondoso possono facilmente sollevare rendendo l’acqua torbida. Senza che ciò implichi una condizione di scarsa pulizia. Al contrario, un mare dall’aspetto cristallino potrebbe nascondere una contaminazione microbiologica non rilevabile a occhio nudo. Per questo l’agenzia per l’ambiente effettua controlli sistematici lungo l’intero litorale, per individuare eventuali contaminazioni, nella maggior parte dei casi riconducibili a scarichi dall’entroterra. Il mare italiano si conferma tra i più sorvegliati e sicuri d’Europa. Sui 6.242 chilometri di costa monitorati per le acque di balneazione, ben 5.926 risultano classificati di qualità eccellente. Una percentuale che sfiora il 95% e che riguarda le 4.524 acque in cui è suddiviso il litorale nazionale. I criteri di valutazione delle acque di balneazione misurano la presenza degli enterococchi intestinali e dell’Escherichia coli sui circa 30.000 campioni raccolti nell’anno.
Un litorale al top
Se la quasi totalità delle acque di balneazione italiane è eccellente, il restante 5% della costa monitorata non è certo da bocciare. Basti pensare che 207 chilometri (3,3%) rientrano nella categoria buona, 60 chilometri (1%) risultano appena sufficienti e 41 chilometri (0,7%) sono classificati scarsi. Otto chilometri, pari allo 0,1%, restano ancora non classificati per assenza di dati sufficienti. Restano fuori dal computo porti, aree militari, foci fluviali e zone marine protette, tratti che comunque non sarebbero destinati alla balneazione. Il quadro è omogeneo su tutto il territorio nazionale, con ogni regione che fa segnare percentuali di eccellenza molto alte, in diversi casi vicine al 100%.
Il monitoraggio delle acque di balneazione
Dietro questi numeri c’è un lavoro costante delle Agenzie ambientali regionali, che nel corso della stagione effettuano almeno un prelievo al mese per ciascuna acqua di balneazione. In un anno (dati 2025) sono stati svolti 30mila prelievi di acque di balneazione marine, tra campionamenti ordinari e campionamenti aggiuntivi, questi ultimi effettuati ad esempio per casi di inquinamento temporaneo riscontrato dai campionamenti ordinari. Il conteggio non include i prelievi cosiddetti emergenziali, svolti per segnalazioni di anomalie. I parametri osservati sono due, entrambi indicatori di possibile contaminazione fecale: Escherichia coli ed enterococchi intestinali.
Se i valori superano i limiti
Quando un prelievo rivela il superamento dei parametri previsti, l’esito viene comunicato immediatamente ai Comuni competenti, chiamati a disporre un divieto temporaneo di balneazione. Nei casi più delicati possono essere avviate analisi aggiuntive su tensioattivi e idrocarburi. In caso di acque soggette a fioriture algali, viene svolto inoltre un monitoraggio di sorveglianza per identificare eventuali organismi potenzialmente tossici (cianobatteri, alghe come Ostreopsis ovata). Il riferimento normativo resta la direttiva europea 2006/7/CE, recepita con il decreto legislativo 116/2008.
Trasparenza non è sinonimo di acqua pulita
Il monitoraggio non riguarda solo il mare: sono controllati anche 673 chilometri di acque interne, di cui 624 (92,7%) di qualità eccellente. A occuparsene sono di norma le Agenzie regionali per l’ambiente, tranne in Lombardia e provincia di Trento. Un equivoco ricorrente riguarda il legame tra trasparenza e pulizia: un mare poco limpido può dipendere dalla natura del fondale, senza indicare problemi igienici, mentre un’acqua trasparente potrebbe nascondere contaminazioni non visibili. Ecco perché il monitoraggio scientifico resta l’unico strumento davvero affidabile.
Credit foto: Saiful52/Shutterstock.com
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