“Indovina chi viene a casa” è un progetto di volontariato nato per ridurre l’isolamento sociale, migliorare le condizioni abitative e monitorare la salute
La solitudine degli anziani è una realtà anche in una metropoli come Milano. Nella sola città, oltre il 40% dei 180.000 over 75 residenti vive solo, senza una rete familiare o amicale capace di farsi carico delle piccole e grandi necessità quotidiane. Da questa consapevolezza nasce “Indovina chi viene a casa”, un progetto partito dal Municipio 9 che ha il maggior numero di senior privi di supporto. I dati del primo anno di attività fotografano una realtà incoraggiante. Ottantadue anziani coinvolti, 87 volontari formati e attivi, oltre 4.000 ore di volontariato erogate e 36 interventi di manutenzione negli appartamenti dei senior: questi numeri raccontano qualcosa di più di un semplice progetto pilota. Un modello di cura che punta sulla socialità e sulla relazione umana come strumenti di benessere, prima ancora che sulla medicina, promosso da Fondazione Aquilone e La Bottega di Quartiere.
Chi sono gli anziani soli
Le persone raggiunte dal progetto sono per il 74% si tratta di donne tra gli 85 e gli 89 anni, molte delle quali vivono in abitazioni di edilizia popolare, in particolare nei quartieri di Comasina e Bovisasca. Nessuno è in carico ai Servizi Sociali comunali. Dunque, non rientrano nelle categorie di fragilità estrema che giustificano un intervento istituzionale, ma la loro vulnerabilità è reale: mobilità ridotta, reti relazionali inesistenti o scomparse, difficoltà ad accedere agli screening medici. O un lieve decadimento cognitivo che rende complicato anche il più semplice degli adempimenti quotidiani. Il canale di contatto principale è il “Custode sociale”, figura di quartiere che conosce le persone e può segnalarle agli operatori di Fondazione Aquilone. Sono, in sostanza, gli anziani soli che cadono nelle maglie larghe del welfare istituzionale: non abbastanza fragili per il sistema, ma troppo soli per stare davvero bene.
Cosa fa un volontario
Il cuore del progetto sono i volontari, 87 persone dai 18 ai 99 anni che gli dedicano due ore alla settimana per quattro mesi consecutivi. L’età media è 44 anni, la maggior parte sono donne con un titolo di studio medio-alto, molte alla prima esperienza di volontariato. Prima di incontrare i senior assegnati, ricevono una formazione teorico-pratica curata da Fondazione Aquilone che li prepara a gestire situazioni delicate, nel rispetto della privacy e con le competenze relazionali necessarie. Le attività sono concrete e quotidiane: una chiacchierata davanti a un caffè, un aiuto per sbloccare il telefono o attivare una casella email, un accompagnamento alla farmacia o dal medico, ma anche uscite culturali – teatro, concerti, cineforum – con trasporto dedicato, alle quali ha partecipato l’80% degli anziani coinvolti.
La casa come primo luogo di benessere
Uno degli aspetti più originali del progetto riguarda la manutenzione degli appartamenti. Trentasei interventi nel primo anno, effettuati da squadre professionali – falegnami, imbianchini, elettricisti, idraulici – dopo un sopralluogo che permette di individuare le necessità reali: una tinteggiatura, la riparazione di un infisso o di una tapparella, un elettrodomestico guasto. Perché vivere in una casa funzionale e decorosa non è un lusso, ma una condizione essenziale per mantenere la dignità e il senso di appartenenza al proprio spazio di vita. Accanto a questo, il progetto prevede il monitoraggio della salute a domicilio attraverso appositi device capaci di rilevare cinque parametri vitali, ossimetria, battito cardiaco, pressione sanguigna, temperatura. Con report inviati ai medici di base e ai caregiver. Un ponte concreto tra il mondo del volontariato e quello della medicina, che consente di intervenire prima che una situazione si trasformi in emergenza.
Credit foto: MikeDotta/Shutterstock.com
TUTTE LE ULTIME NOTIZIE SU SPAZIO50.ORG
© Riproduzione riservata
