Il rapporto Censis-Federfarma fotografa un cambio di percezione profondo: la farmacia non è più solo il posto dove si ritira una scatola di farmaci. Dalla telemedicina agli screening, fino alla gestione delle cronicità.
La farmacia cambia volto
C’è una trasformazione silenziosa in atto nella sanità italiana, e passa per le oltre ventimila farmacie convenzionate distribuite sul territorio. Non sono più semplici esercizi commerciali dove acquistare medicinali: sono diventate, nell’immaginario collettivo e sempre più nella realtà quotidiana, veri e propri presidi sociosanitari. A dirlo non è una campagna di categoria, ma i dati di una ricerca scientifica.
Il rapporto “La farmacia nella sanità di prossimità. La dispensazione del farmaco nel nuovo modello di assistenza territoriale“, realizzato dal Censis con il supporto di Federfarma e presentato lo scorso 10 marzo a Roma, restituisce un quadro molto chiaro: per otto italiani su dieci, la farmacia è oggi un punto di riferimento essenziale della sanità del proprio territorio.
Il 76% dei cittadini non la considera più soltanto un luogo di distribuzione di farmaci, ma un presidio sociosanitario integrato nel Servizio sanitario nazionale. Un dato che, da solo, vale come una piccola rivoluzione culturale.
I numeri della fiducia
Sette italiani su dieci si recano in farmacia almeno una volta al mese. Di questi, il 21,7% ci va ogni settimana, mentre il 49,6% una volta al mese. Il 71,9% ha una farmacia di riferimento abituale, e questo non è solo una questione di abitudine geografica: è, soprattutto, una questione di fiducia. Il 91,3% degli italiani dichiara di fidarsi del farmacista con cui interagisce, e il 90,5% ne segue le indicazioni. Il 64,5% dei cittadini si rivolge direttamente al farmacista per chiedere consigli su piccoli disturbi, senza passare dal medico.
È un rapporto consolidato, fatto di presenze quotidiane, di riconoscimento reciproco, di una prossimità che si costruisce nel tempo e che difficilmente si replica altrove.
Farmacia di prossimità e pressione sugli ospedali
Uno degli aspetti più rilevanti che emerge dal rapporto riguarda il ruolo della farmacia nel ridurre il carico su medici di base e strutture ospedaliere. Il 78,8% degli intervistati ritiene che la farmacia contribuisca concretamente ad alleggerire la pressione sul sistema sanitario. E questo non è un giudizio astratto: il 68,4% degli italiani ha già usufruito in farmacia di farmaci o servizi che in passato erano disponibili esclusivamente negli ospedali o nelle strutture delle Asl, nel circuito della distribuzione diretta e per conto.
I vantaggi percepiti sono molteplici e convergenti. Per il 93,8% si risparmia tempo, per il 93,7% si evitano spostamenti inutili, per il 93% si accorciano i tempi di attesa. Il 92,4% sottolinea la maggiore agilità delle procedure, mentre il 90,7% apprezza che la sanità si avvicini fisicamente alle persone. Non è un dettaglio di poco conto, soprattutto in un Paese che invecchia rapidamente e in cui i pazienti con patologie croniche, spesso in polifarmacoterapia, rappresentano una sfida crescente per la tenuta del sistema.
La farmacia, in questo contesto, si rivela uno strumento utile non solo ai pazienti ma all’intero ecosistema sanitario. Per il 90% degli italiani semplifica la gestione delle terapie, per l’89,4% migliora la continuità del rapporto tra chi ha una malattia cronica e il proprio farmacista, favorendo anche una maggiore aderenza terapeutica. Un dato, quest’ultimo, di cui il sistema sanitario ha disperatamente bisogno: la scarsa aderenza alle terapie è tra le cause principali di ricoveri evitabili e di aggravamento delle condizioni dei pazienti cronici.
Farmacia dei servizi: apprezzata ma poco conosciuta
Sul fronte dei servizi sanitari avanzati, i risultati del rapporto mostrano un apprezzamento diffuso, ma anche un margine di crescita ancora ampio.
Il servizio più gradito è la consegna a domicilio dei farmaci per le persone fragili, che raccoglie il consenso del 94,4% degli italiani. Seguono la misurazione della pressione arteriosa (91,5%), le prenotazioni di analisi e visite (90,5%), i test per il monitoraggio di colesterolo, glicemia ed emoglobina glicata (89%), lo screening al colon retto (87,6%), la telemedicina (86,2%). Apprezzate anche le campagne vaccinali: l’88,7% dei cittadini valuta positivamente la possibilità di vaccinarsi in farmacia contro l’influenza e il Covid, mentre l’83,2% approva la somministrazione di altri vaccini come quello contro il papillomavirus o lo pneumococco.
C’è però un dato che invita a riflettere: solo il 44,9% degli italiani sa che la farmacia può offrire servizi strutturati per il monitoraggio dei pazienti cronici. Una percentuale bassa, che segnala quanto ancora rimanga da fare sul piano della comunicazione verso i cittadini. Il 96,2% degli italiani ritiene invece fondamentale potenziare i servizi territoriali per chi convive con una malattia cronica: c’è, insomma, una domanda già matura che attende risposte più strutturate.
Cosa chiedono gli italiani alla farmacia di domani
Il quadro fotografato dal Censis non si ferma al presente. Alla farmacia del futuro gli italiani chiedono anzitutto più integrazione: l’89,7% vuole una collaborazione più stretta tra farmacisti, medici di famiglia e altri professionisti della salute. L’89% vorrebbe l’ampliamento della gamma di medicinali trasferibili dal circuito ospedaliero a quello delle farmacie convenzionate, mentre l’88,2% punta su un potenziamento delle attività di consulenza. L’85,2% chiede più prevenzione, e l’84,3% un ventaglio ancora più ampio di servizi facilmente accessibili.
Il percorso è già avviato. Il Ddl Semplificazioni ha allargato le possibilità operative della Farmacia dei servizi e i decreti attuativi sono in fase di completamento.
Dal documento si evince l’auspicio di un maggior lavoro sinergico tra medici e farmacisti, in particolare nelle aree rurali e nelle zone con maggiore carenza di personale sanitario. In quelle zone la farmacia non è un’alternativa: è l’unica opzione disponibile. Il 93% degli italiani la considera fondamentale per gli anziani e le persone con ridotta mobilità nelle aree rurali.
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