Il recente attacco a Galați dimostra che le violazioni dello spazio aereo nei Paesi NATO sono l’altro aspetto della minaccia ibrida russa
Galați è una città portuale romena affacciata sul Danubio, a pochi chilometri dal confine con l’Ucraina. Nella notte tra il 28 e il 29 maggio un drone si è schiantato all’ultimo piano di un complesso residenziale, provocando un incendio sul tetto e ferendo due persone. Non si è trattato di un incidente isolato né di un errore. Le autorità locali hanno parlato subito di responsabilità russa, e la ministra degli Esteri Oana Țoiu ha confermato che il velivolo era di fabbricazione russa e trasportava esplosivi. Quello che fino a pochi mesi fa veniva descritto come un rischio teorico è diventato realtà: per la prima volta un attacco riconducibile alla guerra dei droni ha provocato vittime civili all’interno di un paese membro della NATO.
Quando il drone non è più solo uno strumento tattico
L’episodio ha acceso i riflettori su un’escalation che molti osservatori europei stavano già monitorando da qualche tempo. La guerra dei droni nello spazio aereo dell’Alleanza Atlantica non rappresenta più un evento raro, ma una nuova normalità. Kayoko Gotoh, rappresentante delle Nazioni Unite, ha commentato che questo incidente conferma un timore diffuso: la guerra scatenata dalla Russia contro l’Ucraina sta ormai oltrepassando i confini del Paese coinvolto, toccando direttamente territori e cittadini di altri Stati europei. Non si tratta più solo di propaganda o di tensioni diplomatiche. A Galați ci sono feriti reali, un palazzo danneggiato e una popolazione che inizia a chiedersi dove finisca il campo di battaglia e inizi la vita quotidiana.
Numeri e violazioni nel rapporto dell’ISW
Secondo un report dell’Institute for the Study of War (ISW), un centro di ricerca indipendente esperto di questioni militari, la situazione è peggiorata in modo costante dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina nel 2022. Il rapporto documenta almeno 28 episodi in cui droni hanno violato lo spazio aereo rumeno. A queste violazioni si aggiungono altri 47 casi in cui sono stati recuperati frammenti di droni o munizioni esplose nei dintorni. La Romania è così diventata uno dei Paesi Nato più esposti alle conseguenze indirette del conflitto. E i numeri sono in crescita: solo nei primi quattro mesi del 2026 sono state registrate 7 violazioni dello spazio aereo e 11 ritrovamenti di detriti. L’accelerazione è evidente.
Civili feriti per la prima volta in un paese Nato
Ciò che rende l’incidente di Galati un punto di svolta, spiega l’ISW, è la natura del bersaglio e l’esito dell’impatto. Un drone Geran-2 di fabbricazione russa ha colpito un palazzo residenziale di dieci piani. Due civili sono rimasti feriti. È il primo caso documentato in cui un attacco con un drone causa danni a persone all’interno di un Paese Nato. Non si può più parlare di una violazione teorica dei confini, ma di un evento con conseguenze umane dirette. L’analisi dell’Institute for the Study of War arriva così alle sue conclusioni: Vladimir Putin ha adottato una politica che accetta il rischio che la guerra dei droni nello spazio aereo NATO sia una conseguenza tollerabile degli attacchi in Ucraina. Oggi, sembra accettare anche il rischio di causare feriti tra i civili dei Paesi alleati, senza che questo modifichi la strategia militare russa.
Dalla Polonia ai Paesi Baltici: un fenomeno diffuso
Il fenomeno non riguarda però soltanto la Romania. Dalla Polonia ai Paesi Baltici, passando per Lettonia, Lituania, Estonia, Finlandia, Danimarca, Belgio, Moldova, Bulgaria e Grecia, episodi simili si sono moltiplicati negli ultimi mesi. In alcuni casi si è trattato di droni ucraini usciti accidentalmente di rotta o deviati dai sistemi di guerra elettronica russa. In molti altri, le responsabilità sono state attribuite direttamente a Mosca. Un momento decisivo si è verificato nel settembre del 2025, quando almeno 19 droni Shahed russi sono penetrati nello spazio aereo polacco. Quell’episodio spinse Varsavia a invocare per la prima volta l’articolo 4 della Nato, aprendo consultazioni urgenti tra gli alleati. Da quelle discussioni è nata l’Operation Eastern Sentry (Operazione Sentinella dell’Est), un dispositivo pensato per rafforzare il monitoraggio e l’intercettazione dei droni lungo il fianco orientale dell’Alleanza.
La sfida economica e politica
Nonostante gli sforzi, la sfida per la NATO e l’UE resta enorme. Il problema non è solo tecnico, ma economico e politico. I droni utilizzati nel conflitto hanno un costo relativamente basso, mentre i missili intercettori necessari per abbatterli sono molto più costosi. Questo squilibrio rischia di mettere in difficoltà le risorse dei Paesi membri se gli attacchi dovessero diventare più frequenti o coordinati. L’Unione europea ha avviato diversi programmi per sviluppare una strategia comune di contrasto, ma la cooperazione tra Stati membri procede a rilento. Molti governi sono riluttanti a condividere informazioni sensibili o tecnologie considerate strategiche, rallentando la costruzione di un sistema integrato. E intanto, la guerra dei droni continua ad avanzare, mettendo a dura prova la capacità di reazione dell’Occidente.
La minaccia ibrida
L’analisi ISW conclude che Vladimir Putin ha adottato una politica irresponsabile che accetta il rischio di droni russi che entrano nello spazio aereo NATO come conseguenza accettabile degli attacchi in Ucraina, e sembra ora accettare anche il rischio di causare feriti civili nei Paesi NATO senza che questo cambi la strategia di attacco della Russia. Secondo molti analisti, l’obiettivo di queste violazioni non è soltanto militare: esiste una chiara dimensione psicologica. Mosca, spiegano, punta a generare insicurezza e tensione nell’opinione pubblica europea, alimentando la percezione che la guerra possa estendersi da un momento all’altro oltre i confini dell’Ucraina. La guerra dei droni si inserisce in un quadro più ampio di minacce ibride che comprende campagne di disinformazione, interferenze elettorali, sabotaggi, disturbi ai segnali GPS e pressioni psicologiche. È una strategia che prova a testare costantemente i limiti della risposta occidentale, cercando eventuali divisioni politiche o debolezze operative dentro la NATO e l’UE.
Cosa può accadere dopo Galați
L’incidente di Galați potrebbe accelerare il dibattito sulla sicurezza comune. Mentre Bruxelles lavora a un nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia, diversi governi chiedono misure più rapide e incisive per rafforzare le difese. La crescente frequenza della guerra dei droni suggerisce che episodi simili non sono destinati a sparire. Come ha osservato il ministro della Difesa lituano Robertas Kaunas, i droni che sorvolano il territorio europeo non rappresentano più un’eccezione. Sono diventati una minaccia destinata a ripresentarsi con elevata probabilità. Per l’Europa la sfida è ormai duplice: proteggere il proprio spazio aereo e, allo stesso tempo, evitare che la pressione esercitata attraverso queste operazioni riesca a minare la coesione politica e il sostegno all’Ucraina. Perché se è vero che un drone può costare poco, il prezzo della frammentazione europea sarebbe incalcolabilmente più alto.
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