L’oppioide sintetico 80 volte più potente della morfina torna al centro dell’attenzione. Tra usi medici e abusi letali, ecco cosa c’è da sapere
Ottanta fiale di fentanyl sparite dalla cassaforte dell’Ospedale Israelitico di Roma. Un colpo che ha messo in allarme le forze dell’ordine e sollecitato una riunione di emergenza in governo. Il bottino, una volta riconvertito in dosi illegali, potrebbe superare le ventimila unità, una quantità destinata con ogni probabilità ai circuiti del dark web, dove la domanda di oppioidi sintetici è in costante crescita. L’armadio blindato si trovava in un locale sprovvisto di videosorveglianza, e le chiavi della cassaforte erano custodite in portineria, accessibili a oltre venti dipendenti, tutti ora nel mirino degli investigatori. Ma perché il fentanyl si trovava in un ospedale? E come mai il furto ha generato tanta preoccupazione? La risposta va cercata nella natura di questa sostanza, un oppioide sintetico dalla potenza devastante, che negli Stati Uniti ha già provocato centinaia di migliaia di morti.
Che cos’è il fentanyl e qual è il suo utilizzo legale
Il fentanyl è un oppioide sintetico di ultima generazione, prodotto interamente in laboratorio e non derivato dal papavero da oppio come la morfina o la codeina. La sua caratteristica distintiva è l’enorme potenza analgesica: si stima che sia da ottanta a cento volte più forte della morfina e circa cinquanta volte più potente dell’eroina pura. Prezioso in ambito clinico ma estremamente pericoloso fuori dal controllo medico. In campo sanitario, si impiega in anestesia e per il trattamento del dolore acuto grave. Il suo utilizzo è particolarmente diffuso nella palliazione oncologica. La prescrizione del fentanyl è rigorosamente regolamentata. Le ricette sono ricette rosse, quelle a doppio copia che vengono conservate presso le farmacie e trasmesse al Ministero della Salute per il monitoraggio dei consumi.
Come agisce la droga degli zombie
Il fentanyl attraversa con facilità la barriera emato-encefalica, quel filtro cellulare che normalmente impedisce a tossine e agenti patogeni di raggiungere il tessuto cerebrale, e si lega a specifici recettori oppioidi distribuiti in aree chiave del cervello. Questi regolano non solo la percezione del dolore, ma anche la regolazione del piacere, dell’umore e della respirazione. L’istituto Mario Negri spiega che la sostanza agisce come se abbassasse il volume del dolore. Ma l’attivazione dei recettori oppioidi stimola anche il circuito della ricompensa, il sistema cerebrale che ci spinge a ripetere comportamenti piacevoli. Il fentanyl genera sensazioni di benessere, calore ed euforia, talvolta descritte come uno stato di estasi totale. Il cervello associa rapidamente queste sensazioni alla sostanza e inizia a desiderarle. È l’inizio della dipendenza.
Perché è letale
Quando il fentanyl entra nei mercati illegali, la sua pericolosità cresce in modo esponenziale. Una dose letale può essere contenuta in appena due milligrammi di sostanza, un quantitativo pari a pochi granelli di sabbia. È praticamente impossibile dosare correttamente una quantità così piccola senza strumenti di precisione, e chi acquista la droga per strada non ha alcun modo di sapere quanto fentanyl stia realmente assumendo. Il quadro si complica perché il fentanyl viene frequentemente mescolato ad altre droghe. I trafficanti lo aggiungono a eroina, cocaina e metanfetamina per aumentarne la potenza e rendere la sostanza più appetibile sul mercato. Oppure lo trasformano in pillole, spray nasali, colliri, persino in cerotti transdermici contraffatti. La sostanza non ha odore né sapore specifici, e le strisce reattive per rilevarla non sono ancora diffuse tra i consumatori. Molte persone che assumono eroina o cocaina non sanno di stare ingerendo anche fentanyl.
L’emergenza negli Stati Uniti
Negli Stati Uniti, l’arrivo massiccio del fentanyl nel mercato clandestino degli oppioidi sintetici a partire dal 2013 ha trasformato una crisi già grave in una catastrofe sanitaria e sociale. Secondo il National Institute on Drug Abuse, i decessi annuali legati agli oppioidi sono passati dai circa cinquantamila del 2019 agli oltre ottantunomila del 2022.
Uno studio condotto dall’Istituto Mario Negri tra il 2020 e il 2022 ha analizzato i livelli di fentanyl nelle acque reflue di alcune città italiane, confrontandoli con i dati di prescrizione del farmaco. I risultati non hanno evidenziato tracce di un consumo sommerso o ricreativo: l’oppioide viene utilizzato quasi esclusivamente per fini terapeutici, sotto stretto controllo medico. Tuttavia, il furto di Roma dimostra che la minaccia esiste e che le maglie del controllo possono essere forate. Le autorità sanitarie e le forze dell’ordine hanno intensificato i monitoraggi, e il governo ha convocato un tavolo tecnico per valutare misure preventive aggiuntive.
Il vaccino è una realtà
La ricerca scientifica sta esplorando strade innovative per contrastare la minaccia. Un gruppo di scienziati della Scripps Research, un ente no-profit statunitense, sta lavorando a un vaccino sperimentale contro l’overdose da fentanyl. I risultati, pubblicati sul Journal of Medicinal Chemistry, sono promettenti. L’idea di base è addestrare il sistema immunitario a riconoscere la sostanza e le sue varianti chimiche, impedendo alla sostanza di raggiungere il cervello. Gli scienziati hanno legato una molecola simile al fentanyl a una proteina vettore, e hanno somministrato quattro dosi del vaccino così ottenuto ad alcuni topi nell’arco di due mesi. Il loro sistema immunitario ha prodotto anticorpi in grado di neutralizzare il fentanyl, impedendogli di attraversare la barriera emato-encefalica. I topi vaccinati hanno mantenuto una respirazione normale anche dopo aver ricevuto dosi sufficienti a provocare depressione respiratoria negli animali non vaccinati. Bisogna però tenere presente che un vaccino non risolve tutti i problemi. Non cura la dipendenza, non elimina i sintomi di astinenza e non protegge da altre sostanze. Ma potrebbe salvare vite, riducendo il numero di overdose e dando ai pazienti una chance in più per intraprendere un percorso di recupero.
Credit foto: SkazovD/Shutterstock.com
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