Uno studio su oltre 870mila atleti di Berlino rivela il divario di genere nella gestione del ritmo sui 42 chilometri
Chi segue una maratona, anche solo davanti alla tv, avrà notato quei corridori che a un certo punto sembrano invecchiare di colpo: passo che si accorcia, braccia che si irrigidiscono, sguardo perso. È il cosiddetto muro della maratona, il momento – di solito tra il trentesimo e il trentacinquesimo chilometro – in cui le riserve di energia si esauriscono e il ritmo tenuto fino a lì crolla all’improvviso. Da quel punto in poi, arrivare al traguardo diventa una questione di testa più che di gambe. Ed è proprio su questo fronte che emerge una differenza sorprendente tra uomini e donne: a sbattere più spesso contro il muro sono i primi, non le seconde. Lo rivela una ricerca pubblicata sulla rivista Scientific Reports, che ha passato al setaccio i dati di 873.334 partecipanti alla Maratona di Berlino raccolti in ventisette anni, dal 1999 al 2025.
Il muro della maratona: cosa dicono i numeri
Lo studio definisce con precisione quando si può parlare di crollo: si tratta di un rallentamento pari o superiore al 20% nella seconda metà di gara rispetto alla prima. Applicando questo criterio ai dati raccolti, la decelerazione media degli uomini si ferma al 10,73%, contro l’8,34% delle donne. Una differenza che, tradotta in crolli veri e propri, diventa ancora più evidente: quasi un uomo su cinque (17,63%) sperimenta un tracollo delle prestazioni, mentre tra le atlete la quota scende al 9,66%, praticamente la metà. Depurando il dato da età e livello tecnico dei partecipanti, il quadro si fa ancora più netto: il rischio di andare incontro al muro della maratona risulta quasi quadruplicato per gli uomini rispetto alle donne.
Il paradosso dei più veloci
Ci si aspetterebbe che tra gli atleti d’élite, quelli capaci di chiudere sotto le tre ore, l’esperienza livelli le differenze di genere. Accade invece l’opposto. È proprio in questa fascia di eccellenza che il divario si allarga maggiormente: gli uomini mostrano una probabilità circa sei volte superiore rispetto alle donne di incappare in un cedimento catastrofico (1,42% contro 0,23%). Un dato rimasto sorprendentemente stabile lungo tutto il periodo analizzato. Va detto che gli uomini, in media, restano più veloci sulla distanza: il tempo medio maschile si attesta sulle 4 ore e 2 minuti, contro le 4 ore e 29 minuti femminili. Un vantaggio legato a fattori fisiologici noti — massa muscolare maggiore, percentuale di grasso corporeo più bassa, cuore più grande, volume sanguigno e concentrazioni di emoglobina superiori. Eppure questa dotazione fisica non si traduce in una gestione più efficace delle energie lungo il percorso.
Fisiologia e comportamento: le cause
Se la componente fisiologica, dalla gestione delle riserve di glicogeno all’efficienza nel bruciare i grassi, ha certamente un peso, i ricercatori sottolineano come sia soprattutto l’approccio comportamentale a fare la differenza. Gli uomini tenderebbero ad adottare un ritmo più aggressivo fin dalle prime battute, spinti da un eccesso di fiducia nelle proprie possibilità e da una maggiore propensione al rischio. Il risultato è una partenza troppo ambiziosa che, nella seconda metà della gara, presenta il conto sotto forma di un rallentamento drastico. Le donne, al contrario, mostrerebbero – secondo quanto emerso dall’analisi – una gestione del ritmo più equilibrata e una capacità superiore di restare lucide anche quando la stanchezza si fa sentire, evitando di lasciarsi trascinare dall’entusiasmo dei primi chilometri.
Perché il ritmo conta più della velocità
Il dato più significativo che emerge dallo studio riguarda proprio il ruolo della tattica. I ricercatori definiscono il ritmo di gara il fattore più determinante per la prestazione complessiva, più della velocità pura o delle doti fisiche di partenza. Sulla lunga distanza, insomma, conta meno chi parte più forte e conta di più chi sa dosare le energie fino all’ultimo chilometro. Un insegnamento che va oltre la statistica e che riguarda da vicino chiunque si avvicini al mondo della corsa su strada, a prescindere dal cronometro che si vuole battere.
Credit foto: Sandra Sev Jarocka/Shutterstock.com
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