Viviamo mesi nei quali l’attenzione per l’intelligenza artificiale sembra coinvolgere il mondo intero, in un susseguirsi senza ordine di euforia, preoccupazione, incertezza. In questa atmosfera complessa provo a indicare le reali possibilità che l’intelligenza artificiale costruisca prossimamente “anni possibili” per le persone anziane, in un percorso lineare verso condizioni di vita sempre migliori.
Un primo aspetto riguarda la possibilità che l’intelligenza artificiale sia di aiuto nella vita di ogni giorno. Schematicamente prevedo indubbi miglioramenti nell’area medica, come abbiamo discusso in un precedente articolo sulla nostra rivista. Pensiamo alla possibilità di indossare sensori che misurano parametri importanti per monitorare lo stato di salute e, quindi, anche per prevedere il rischio della comparsa di rilevanti eventi clinici. Allo stesso tempo è possibile controllare la regolarità nell’assunzione di farmaci (un grave problema, particolarmente negli anziani che vivono soli o con limitazione della memoria), la comparsa di dolore, attraverso strumenti che monitorano le espressioni facciali connesse con l’esperienza dolorosa. Inoltre, l’intelligenza artificiale permette di accompagnare l’anziano nei vari momenti della giornata, rilevando eventuali cadute – e attivando la relativa richiesta di supporto -, gli spostamenti e la loro frequenza nella casa (alterazioni come il wandering – deambulazione ‘irrazionale’, ndr – o l’eccessivo utilizzo dei servizi igienici sono campanelli d’allarme da riferire ai caregiver), l’accesso ai cibi e molto altro. Il possibile collegamento di questi rilevatori della condizione del singolo anziano con i sistemi di telemedicina potrebbe permettere in futuro l’automatica informazione dei caregiver informali e il collegamento operativo con i sistemi di protezione formali, per organizzare rapidamente interventi di prevenzione e di cura.
L’intelligenza artificiale offre la possibilità di lenire la solitudine attraverso la pianificazione di chiamate periodiche, l’indicazione di esercizi fisici, l’organizzazione di giochi. È inoltre particolarmente utile come supporto ad alcune attività giornaliere delle persone con demenza; in prospettiva, sarà importante anche per l’appoggio che, nel prossimo futuro, potrà essere offerto agli anziani dai robot umanoidi, i cui atti sono guidati dall’intelligenza artificiale.
Recentemente è stato pubblicato un documento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: Ageism in artificial intelligence for health, nel quale si indicano le modalità per impedire che la logica dell’ageismo, cioè la svalutazione del ruolo sociale delle persone anziane, possa influenzare le indicazioni offerte dall’intelligenza artificiale. Infatti, vi è il rischio che le nuove tecnologie possano replicare i pregiudizi impliciti ed espliciti nei riguardi degli anziani, già presenti nella nostra società, senza introdurre possibili alternative. Una delle osservazioni critiche sull’intelligenza artificiale riguarda, infatti, la sua incapacità di esprimere in autonomia giudizi morali o riguardanti il bene collettivo. Di conseguenza, sarà possibile utilizzarne l’importante supporto per aspetti pratici, come indicato nelle righe precedenti, consci però che l’intelligenza artificiale non ha desideri, né prova compassione né tenerezza per le difficoltà del singolo individuo e delle comunità.
Siamo nel pieno di un’importante evoluzione del mondo degli anziani, che per molti aspetti ne cambierà la qualità di vita. L’umanità potrà costruire “anni possibili” per gli anziani se avrà la capacità di guidare il futuro, collocando l’intelligenza artificiale in una posizione di servizio, ma coltivando, allo stesso tempo e con grande determinazione, la capacità degli individui che la devono utilizzare di esprimere attenzione, coraggio, creatività, compassione.
Uno dei limiti che l’intelligenza artificiale non potrà mai superare è l’incapacità di percepire il corpo della persona alla quale rivolge la sua attenzione. Anche se “pensa”, non sarà capace di emozioni, né in grado di rispondere in modo umano al pianto, al sorriso, alla gioia e all’angoscia. L’empatia resterà ancora una caratteristica del rapporto tra umani, atteggiamento che le varie forme di tecnologia non riusciranno ad imitare. Oggi viviamo accompagnati dalla realistica possibilità che l’intelligenza artificiale sia in grado di “migliorare i nostri anni”, rendendoli più vivibili per tutti, a qualsiasi età e in qualsiasi condizione di fragilità. Sarà però compito dei singoli e dell’organizzazione sociale fare in modo che il progresso tecnologico, guidato da precisi modelli di utilizzo, migliori la qualità della vita senza limitare lo spazio della nostra libertà, caratteristica fondante e senza confini dell’essere persona.
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