Partecipazioni record e nuove tutele: la regione scommette sulla terza età e aggiorna il quadro normativo
L’invecchiamento attivo in Abruzzo non è un discorso retorico. In questa regione la sfida demografica si sta trasformando in un’opportunità. Basta guardare ai numeri: oltre 200 richieste di finanziamento di progetti che interessano i cittadini abruzzesi over 65, centinaia di associazioni e enti coinvolti, 206 progetti potenzialmente finanziabili. L’avviso “Supporto all’invecchiamento attivo in Abruzzo” è stato lanciato lo scorso dicembre con uno stanziamento di 3,8 milioni di euro, inserito nella programmazione FSE Plus della regione. Il successo dell’iniziativa testimonia quanto il tema sia urgente e significativo per associazioni, enti locali e organizzazioni di terzo settore sparse su tutto il territorio.
Il sistema sociale
L’assessore alle Politiche sociali Roberto Santangelo ha colto l’occasione per sottolineare come “la scelta di recitare un ruolo centrale nella società si è concretizzata con la presentazione di centinaia di progetti”. Dietro questa affermazione trspare un cambio di prospettiva importante nel modo di concepire l’invecchiamento attivo abruzzese. Non si parla di gestire un problema, ma di investire su una potenzialità. Ogni progetto finanziato coinvolgerà almeno trenta partecipanti over 65, avrà una durata massima di dodici mesi e riceverà risorse comprese tra trentamila e cinquantamila euro.Quello che colpisce dell’iniziativa è la copertura geografica. I progetti provengono da ogni angolo della regione, dalle zone costiere alle aree interne, dai centri urbani ai piccoli comuni. Questo aspetto non è secondario: dimostra che la percezione dell’invecchiamento attivo come tema rilevante è diffusa capillarmente e non limitata ai grandi centri urbani. Persino nei comuni delle aree interne, dove l’assenza di servizi essenziali e il rischio di spopolamento dei giovani rendono la situazione demografica particolarmente critica, si è compreso quanto sia strategico valorizzare la capacità di partecipazione dei residenti più anziani.
Un profilo demografico complesso
L’Abruzzo nel 2021 registrava un indice di dipendenza degli anziani pari al 39,2%, un valore che indica il rapporto tra la popolazione con sessantacinque o più anni e i residenti in età attiva, cioè tra i quindici e i sessantaquattro anni. Tradotto in cifre: in Abruzzo si trovano circa quaranta persone anziane ogni cento abitanti in età lavorativa. Un dato superiore alla media nazionale, che nello stesso anno si attestava al 37%, anche se diverse altre regioni presentavano situazioni ancora più critiche. La mappa dell’invecchiamento in Abruzzo non è uniforme. Esistono comuni, prevalentemente nei territori classificati come aree interne, dove l’equilibrio demografico si è completamente rovesciato. A Villa Santa Maria degli Abruzzi, per fare un esempio, il rapporto raggiunge il 145,7%, il che significa che in quel territorio gli anziani superano di quasi una volta e mezzo la popolazione in età attiva. Situazioni simili si ritrovano in San Giovanni Lipioni, San Benedetto in Perillis e altri otto comuni sparsi nelle zone più periferiche della regione. In queste zone il tema dell’invecchiamento attivo in Abruzzo non è un’opzione di policy ma una necessità concreta di sopravvivenza sociale.
Arriva il Garante per gli anziani
A marzo di quest’anno il Consiglio regionale ha compiuto un ulteriore passo in avanti, istituendo con voto unanime il Garante regionale dei diritti degli anziani. L’ufficio opererà in autonomia presso la sede del Consiglio e avrà il compito di monitorare l’accesso ai servizi socio-sanitari. Ma anche di intervenire in caso di violazioni dei diritti fondamentali e di coordinare una rete di supporto con le forze dell’ordine per raccogliere segnalazioni. Sono previsti anche sportelli di ascolto a livello comunale e incontri periodici sul territorio. La legge che istituisce il Garante riconosce come vulnerabile una fascia di popolazione spesso esposta a discriminazioni, abusi e truffe. L’organismo avrà il compito di promuovere maggiore consapevolezza dei diritti, con particolare riferimento al diritto alla vita, alla salute, alla famiglia, all’assistenza socio-sanitaria e all’inclusione sociale. Si tratta insomma di un riconoscimento istituzionale del fatto che l’invecchiamento della popolazione comporta anche rischi specifici che richiedono una protezione dedicata.
Un quadro normativo coerente
Il tema dell’invecchiamento attivo in Abruzzo era già una priorità regionale. Già nel 2016 la regione aveva approvato una legge specifica, la 16/2016, che riconosceva il ruolo delle persone anziane nella comunità e ne promuoveva la partecipazione alla vita sociale, civile, economica e culturale. La norma sottolineava come fosse necessario valorizzare le esperienze formative, cognitive e professionali accumulate nel corso di una vita intera. Nonché il patrimonio di relazioni personali che ogni panziano porta con sé. Quello che è cambiato negli ultimi anni è l’operazionalizzazione di questi principi attraverso strumenti concreti come l’avviso di finanziamento. Così commenta ancora Santangelo: “investire sull’invecchiamento attivo significa tutelare la salute e il benessere dei nostri cittadini più maturi, ma anche valorizzarne competenze ed esperienze come risorsa preziosa per tutta la comunità”. Non è semplicemente una questione assistenziale. È il riconoscimento che una persona che ha sessantacinque, settanta o ottanta anni ha ancora molto da offrire se messa nelle condizioni giuste di farlo.
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