Un’alternativa solidale per sconfiggere la solitudine attraverso le relazioni e i legami intergenerazionali
‘Casa di Pina’ ad Ostia è un progetto di cohousing per anziani gestito dalla comunità di Sant’Egidio. Qui, alcuni anziani hanno scelto di vivere insieme, lontani dalla solitudine delle proprie mura domestiche ma anche dal distacco spesso freddo di una struttura tradizionale. L’idea, all’apparenza semplice, nasce dall’osservazione della realtà: sempre più persone anziane vivono sole, i nuclei familiari si sono ridotti, gli affitti nelle grandi città costano caro. In questo spazio vicino al mare, convivono anziani con fragilità differenti ma legati dalla stessa ricerca di compagnia. I loro giorni sono fatti di pasti consumati insieme, di risate sincere e piccoli gesti quotidiani che diventano nel tempo familiari. Hanno vite diverse alle spalle, alcuni provengono anche da esperienze di istituzionalizzazione. Ma tutti hanno bisogno di socializzare e di voltare le spalle alla solitudine.
Un nuovo inizio
Entrare nella ‘Casa di Pina’ significa varcare la soglia di un ambiente pensato per assomigliare il più possibile a una vera abitazione. Ogni residente dispone della propria camera da letto, uno spazio personale e intimo che nessuno invade. Il resto si condivide: la cucina dove si preparano i pasti, il salotto dove ci si riunisce per chiacchierare, il tavolo attorno al quale nascono conversazioni e talvolta anche piccole divergenze, come accade in qualsiasi famiglia che si rispetti. Quello che rende speciale questa esperienza di cohousing per anziani è proprio l’assenza di quella rigidità tipica delle Rsa. Nessun orario imposto da una campanella, nessun corridoio anonimo con i numeri sulle porte. Qui si può scegliere se partecipare alla vita comune o ritirarsi nella propria stanza. I volontari della Comunità di Sant’Egidio passano regolarmente, così come alcuni giovani del quartiere, creando così un ponte tra generazioni fatto di relazioni quotidiane.
Parola d’ordine: condivisione
L’aspetto economico, spesso ostacolo insormontabile per chi vive con una pensione minima, nel cohousing viene gestito in modo collaborativo. Gli ospiti mettono insieme le proprie risorse per affrontare affitto, bollette, spesa alimentare ed eventuali badanti. Unire i redditi, per quanto modesti, permette di raggiungere una qualità della vita che da soli sarebbe impossibile. Nessuno viene lasciato indietro: chi ha di più contribuisce un po’ di più, in un equilibrio che si rinegozia giorno dopo giorno. Questo modello di cohousing per anziani dimostra che l’autonomia non è un concetto assoluto. Si può essere fragili e insieme capaci di autogestirsi, se si ha accanto qualcuno che tende una mano. La Comunità di Sant’Egidio, attraverso il programma ‘Viva gli Anziani!’, fornisce un sostegno costante: organizza attività ricreative, momenti di incontro tra nonni e nipoti acquisiti, assistenza pratica per le incombenze burocratiche o sanitarie. La ‘Casa di Pina’ è anche uno dei punti fermi del progetto ’80 voglia di incontrarti’, che organizza momenti di scambio solidale tra giovani adolescenti e anziani.
Nuove soluzioni per l’abitare solidale
Accanto all’esperienza del cohousing per anziani, Sant’Egidio ha sperimentato altre strade. A partire dai condomini protetti: intere palazzine di mini-appartamenti, dai quaranta ai sessanta metri quadrati, destinati ad anziani autosufficienti ma fragili dal punto di vista abitativo. Persone che hanno perso la casa per uno sfratto, che vivono in condizioni di povertà, che si ritrovano sole senza un tetto. Qui trovano un alloggio dignitoso, servizi comuni e un occhio di riguardo per le piccole difficoltà quotidiane. Ci sono poi le case famiglia, pensate per chi ha una ridotta autonomia funzionale e non può più restare a casa propria. In queste strutture, a differenza delle Rsa tradizionali, l’ambiente è volutamente familiare. I mobili non sono anonimi e standardizzati: gli ospiti possono portare i propri oggetti, le sedie della cucina di una volta, il quadro appeso nella vecchia camera da letto. Le barriere architettoniche vengono eliminate, si installano ausili che aiutano a non perdere ciò che resta dell’autonomia. L’obiettivo è sempre lo stesso: evitare che la vecchiaia diventi sinonimo di abbandono.
Credit foto: Cineberg/Shutterstock.com
TUTTE LE ULTIME NOTIZIE SU SPAZIO50.ORG
© Riproduzione riservata
