La ricerca dell’University College London dimostra che come l’esercizio fisico la dose giusta di arte, lettura e creatività può rendere biologicamente più giovani
Per decenni, parlare di longevità in salute ha significato soprattutto curare il corpo. Camminare ogni giorno, tenere i muscoli allenati, controllare il peso, dormire a sufficienza e mangiare cibi equilibrati. L’attività fisica resta una colonna portante, su questo non ci sono dubbi. Tuttavia, un’indagine recente dell’University College London aggiunge un tassello inaspettato al quadro del benessere che dura: la partecipazione culturale. Libri, concerti, musei, laboratori creativi e persino il semplice ascolto di musica sembrano capaci di rallentare l’invecchiamento biologico, con un’efficacia che sorprende persino gli esperti.
Quali attività preferire
Lo studio, pubblicato sulla rivista Innovation in Aging, ha coinvolto 3.556 adulti del Regno Unito, utilizzando i dati della UK Household Longitudinal Study. I ricercatori hanno confrontato due tipi di abitudini: da un lato l’esercizio fisico, dall’altro la frequenza e la varietà delle esperienze artistiche e culturali. Per misurare gli effetti sull’organismo hanno impiegato sette diversi orologi epigenetici, strumenti sofisticati che analizzano le modifiche chimiche del Dna per stimare il ritmo con cui si invecchia. Per attività culturali i ricercatori intendono un insieme molto ampio. Leggere un romanzo, ascoltare un album, visitare una galleria d’arte o un museo storico, passare un pomeriggio in biblioteca, andare a teatro, ma anche suonare, ballare, dipingere, fare fotografia o dedicarsi all’artigianato. Nessuna di queste pratiche, presa da sola, rappresenta una bacchetta magica. È piuttosto la combinazione tra frequenza, varietà e regolarità a fare la differenza per l’invecchiamento biologico.
Conta la frequenza
Chi partecipa ad attività artistiche o culturali almeno tre volte l’anno mostra, secondo l’indicatore chiamato DunedinPACE, un ritmo di invecchiamento più lento del 2% rispetto a chi lo fa meno di tre volte l’anno. Se l’impegno diventa mensile, il vantaggio sale al 3%. Con un appuntamento culturale ogni settimana, il rallentamento tocca il 4%. Un altro orologio epigenetico, PhenoAge, traduce il dato in anni. Le persone che si dedicano alla cultura almeno una volta alla settimana risultano, in media, circa un anno biologico più giovani di quelle con una partecipazione rara. Qui non si parla di vivere più anni in senso cronologico, ma di invecchiamento biologico misurato sui marcatori del Dna. Gli orologi epigenetici non leggono il futuro né stabiliscono la data della morte. Analizzano i pattern di metilazione, cioè piccole modifiche chimiche che la ricerca ha collegato all’età vera dell’organismo, al rischio di malattie legate all’età e alla velocità con cui il corpo accumula i segni del tempo.
Attività fisica e cultura
Il paragone con lo sport è interessante perché i ricercatori lo hanno valutato sugli stessi parametri della cultura. Il risultato è che la distanza tra attività fisica regolare e partecipazione culturale regolare è molto piccola. Su una scala che misura “quanti anni biologici ha il tuo corpo”, l’esercizio fisico settimanale è associato a circa 0,59 anni in meno rispetto a chi non fa nulla. La partecipazione culturale settimanale, invece, vale 0,80 anni in meno; quella mensile arriva addirittura a 1,02 anni in meno. Su un altro indicatore che guarda il ritmo dell’invecchiamento, lo sport settimanale dà un rallentamento di 0,04 punti, la cultura settimanale di 0,03, quella mensile di 0,04. Tuttavia, l’attività fisica agisce su cuore, muscoli, metabolismo, equilibrio e autonomia. Le attività culturali, invece, lavorano su stimolazione cognitiva, coinvolgimento emotivo, relazioni sociali.
Perché la varietà delle esperienze è importante
Non basta però un concerto on un museo ogni tanto. Nel campione analizzato, l’82% delle persone aveva svolto almeno tre tipi diversi di attività artistiche o culturali nell’ultimo anno. Il 27,9% ne aveva provate undici o più. Ebbene, chi aveva il repertorio più ampio – tante esperienze diverse – mostrava un invecchiamento biologico più lento di 0,96 anni e un ritmo ridotto di 0,04 punti. Per confronto, chi praticava quattro o più tipi di sport diversi otteneva un vantaggio di 0,76 anni e 0,05 punti.La professoressa Daisy Fancourt, autrice principale della ricerca, ha spiegato: “Questi risultati dimostrano l’impatto dell’arte sulla salute a livello biologico. Forniscono le prove affinché l’impegno artistico e culturale venga riconosciuto come un comportamento salutare, al pari dell’esercizio fisico”. Ha aggiunto che la varietà conta perché ogni attività porta con sé “diversi ingredienti benefici per la salute, come la stimolazione fisica, cognitiva, emotiva o sociale”.
I limiti della ricerca
Il dottor Feifei Bu, coautore, ha sottolineato: “La nostra ricerca fornisce la prima prova che l’impegno artistico e culturale è legato a un ritmo più lento di invecchiamento biologico. Questo risultato si aggiunge a un numero sempre maggiore di prove sull’impatto dell’arte sulla salute: è stato dimostrato che le attività artistiche riducono lo stress, abbassano le infiammazioni e migliorano il rischio di malattie cardiovascolari, proprio come fa l’esercizio fisico”. Naturalmente non tutto è perfetto. Le associazioni non sono emerse in tutti e sette gli orologi epigenetici, ma solo in quelli più legati al passo dell’invecchiamento e allo stato biologico complessivo (PhenoAge, DunedinPoAm e DunedinPACE). Inoltre, la ricerca è osservazionale: non dimostra una relazione causa-effetto, ma una forte correlazione, che gli autori hanno verificato depurando i dati da fattori come fumo, alcol, condizioni di salute e peso corporeo. Resta il fatto che il segnale esiste. La cultura non è solo un piacere, un lusso o un passatempo. È anche, secondo la scienza, una risorsa che aiuta a tenere l’invecchiamento biologico un po’ più lontano.
Credit foto: Bluestork per Shutterstock
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