Un’indagine svela il crollo della fiducia nei medici e l’ascesa di social e IA come nuove bussole per il benessere mondiale
Sette persone su dieci, nel mondo, credono almeno a una bufala sulla salute e il fenomeno colpisce in modo trasversale: giovani e anziani, laureati e non, progressisti e conservatori. È il dato più sorprendente che emerge dall’Edelman Trust Barometer 2026, la grande ricerca annuale sulla fiducia globale che quest’anno ha messo al centro proprio il rapporto tra le persone e l’informazione medica. Sedici paesi, sedicimila intervistati, sei affermazioni scientificamente false o prive di basi empiriche concrete. A ciascun partecipante è stato chiesto di valutare ogni tesi, indicando se la ritenesse vera, falsa o se semplicemente non ne fosse sicuro. Il risultato è una mappa della credulità planetaria: a maggioranza della popolazione globale, sette individui su dieci, ha dichiarato di credere ad almeno una bufala sulla salute scientificamente infondata.
Dai vaccini al latte crudo
Le affermazioni sottoposte al campione attraversano i temi più controversi del dibattito medico degli ultimi anni. C’è la convinzione, assai diffusa soprattutto durante la pandemia, che i vaccini siano uno strumento di controllo della popolazione. C’è l’idea, smentita da decenni di ricerche, che il paracetamolo assunto in gravidanza possa causare l’autismo nel nascituro. Compaiono poi la tesi che i rischi dei vaccini pediatrici superino di gran lunga i benefici, quella secondo cui il fluoro nell’acqua potabile non serva a nulla e sia anzi pericoloso, e infine due affermazioni in campo nutrizionale: che le proteine animali siano più salutari di quelle vegetali e che il latte crudo faccia meglio di quello pastorizzato. Nessuna di queste regge all’esame della scienza. Eppure il 29% degli intervistati ne ha ritenute vere tre o più contemporaneamente.
Più informazione, più confusione
Uno degli aspetti più controintuitivi che la ricerca mette in luce riguarda il profilo di chi abbocca più facilmente ai falsi miti medici. Non è chi si disinteressa della salute, chi non legge, chi non si informa. Al contrario, si tratta spesso di persone che consumano una quantità superiore di contenuti medici, che consultano più piattaforme, che seguono più voci. Il problema, dunque, non è la quantità di informazione disponibile – che non è mai stata così abbondante – ma la qualità delle fonti alle quali accordiamo la nostra fiducia. L’ecosistema dell’informazione sanitaria è cambiato radicalmente nell’ultimo decennio. Medici e scienziati continuano a essere tra le voci più ascoltate, ma accanto a loro si fanno strada i creator digitali, con o senza credenziali mediche, e l’intelligenza artificiale. Quest’ultima categoria registra la crescita più rapida: il 35% degli intervistati dichiara di usare strumenti di AI per ottenere risposte immediate su temi legati alla salute. Una tendenza che pone seri interrogativi sull’accuratezza di ciò che viene restituito.
Dalle istituzioni ai social e all’IA
La pandemia di Covid-19 ha lasciato una ferita profonda nel rapporto tra i cittadini e le istituzioni sanitarie. L’indagine documenta un calo costante della fiducia verso le autorità governative, gli enti regolatori e i media tradizionali a partire dal 2020. In questo vuoto si sono inserite le fonti alternative: social network, podcast, canali video dedicati al benessere, e ora i chatbot di intelligenza artificiale. Spazi in cui le notizie circolano senza il filtro della verifica scientifica, spesso amplificate da algoritmi che premiano il contenuto emotivamente coinvolgente più di quello accurato. L’effetto collettivo può essere pesante. Basti pensare all’impatto delle campagne contro i vaccini sulla copertura vaccinale in diversi paesi europei negli ultimi anni, o alle conseguenze di chi rinuncia a cure efficaci in favore di rimedi alternativi senza alcuna evidenza scientifica alle spalle.
Ricostruire la fiducia
I paesi con la quota più alta di persone persuase da almeno una delle tesi false sono l’India con l’89%, il Sudafrica con l’88%, l’Indonesia con il 79%, il Messico con il 78% e il Brasile con il 75%. Sarebbe però un errore comodo liquidare tutto come un problema del Sud del mondo. La Germania con un sistema sanitario tra i più avanzati al mondo, scolarizzazione elevata, cultura scientifica radicata si colloca al 68%. Per l’Edelman Trust Barometer la strategia più efficace per arginare le bufale sulla salute consiste nel ricostruire la fiducia dal basso. “Le persone sono aperte a ricevere nuove raccomandazioni sui temi legati alla salute quando arrivano da voci di cui si fidano”, sottolinea il report. Il che implica che istituzioni e medici debbano frequentare gli stessi spazi – digitali e fisici – in cui i loro pazienti cercano risposte. Aumentare la frequenza dei messaggi e adottare un linguaggio accessibile: non è solo una questione di strategia comunicativa, ma di responsabilità verso una comunità sempre più disorientata.
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