Il rapporto Istat 2025 sulle tecnologie digitali fotografa un Paese in movimento: cresce la connessione anche nelle famiglie di soli over 65, ma competenze e divari geografici restano ostacoli concreti.
Gli anziani? Si connettono sempre di più
Qualcosa si muove, anche se lentamente. Nel 2025, il 63,9% delle famiglie composte esclusivamente da persone over 65 dispone di un accesso a Internet da casa: tre punti e tre decimi in più rispetto all’anno precedente. Un incremento che, pur senza colmare il gap con il resto della popolazione, segnala una tendenza che sembra ormai consolidata. A rilevarlo è l’Istat nel suo report annuale “Cittadini e ICT“, che fotografa lo stato della digitalizzazione degli italiani con dati aggiornati all’anno solare precedente.
Il dato sulle famiglie anziane acquista ancora più peso se lo si confronta con quello delle famiglie con almeno un figlio minore: qui la connessione raggiunge il 98,7%, un valore ormai prossimo alla saturazione.
Anche le famiglie senza minori ma con componenti non esclusivamente anziani si fermano al 95,1%. Il distacco rimane ampio, oltre 30 punti percentuali, ma la direzione di marcia è chiara. E non è secondario notare che questo avvicinamento avviene in una fascia della popolazione che fino a pochi anni fa sembrava impermeabile al digitale.
Chi usa Internet e chi no: l’età fa ancora la differenza
Guardando all’uso effettivo della rete, il quadro è analogo. Nel 2025 l’83,1% della popolazione di sei anni e più ha navigato su Internet almeno una volta nei tre mesi precedenti l’intervista. Tra gli under 45 il dato supera ovunque il 95%, con punte del 98% nella fascia 15-24 anni. Poi, man mano che si avanza con l’età, la quota cala in modo progressivo e abbastanza netto.
Tra i 65 e i 74 anni, la percentuale di chi ha usato Internet si attesta al 72,5%: quattro punti e mezzo in più rispetto al 2024, quando era al 68,1%. Un balzo apprezzabile, soprattutto se paragonato all’incremento medio nazionale, che nello stesso periodo è stato di soli 1,2 punti percentuali. Il segnale più significativo, però, arriva dagli over 75: qui la quota sale dal 31,4% al 35,7%, con un guadagno di oltre quattro punti in un solo anno. Resta il gruppo più distante dalla rete, ma il trend è inequivocabile.
C’è poi una variabile che nel segmento anziano pesa in modo particolare: il genere. Tra i 65-74enni, gli uomini navigano di più delle donne con uno scarto di 4,3 punti (74,8% contro 70,5%). Ma è nella fascia over 75 che la differenza diventa vistosa: 43% per gli uomini, 30,5% per le donne. Un divario di 12,5 punti che non ha equivalenti in nessun’altra fascia d’età e che racconta qualcosa di più profondo: una generazione in cui le donne, mediamente, hanno avuto meno occasioni ad avvicinarsi agli strumenti digitali.
Lo smartphone come porta d’ingresso
Come si connettono gli anziani? Prevalentemente con lo smartphone, e quasi esclusivamente con quello. Tra le persone di 65 anni e più, quasi il 40% accede a Internet usando solo il telefono, contro una media nazionale del 20,5%. Il personal computer, il tablet, la smart TV restano strumenti marginali per questa fascia d’età. Non è un dettaglio trascurabile: lo smartphone è diventato la porta d’ingresso al digitale per una generazione che non ha avuto modo di familiarizzare con i computer negli anni della formazione o del lavoro.
È uno strumento che si tiene in mano, che si porta con sé, che risponde a un tocco. Ma è anche uno strumento che richiede un certo grado di competenza digitale. E qui si apre il secondo grande nodo della questione.
Le competenze digitali, il vero ostacolo
Nel 2025, il 54,3% delle persone tra i 16 e i 74 anni possiede competenze digitali almeno di base: un salto di 8,4 punti rispetto all’anno precedente, il più significativo registrato di recente. Eppure l’obiettivo europeo fissato per il 2030, portare questa quota all’80%, appare ancora lontano. L’Italia si trova 6,1 punti al di sotto della media europea.
Tra i giovani di 20-24 anni il 71,7% di chi usa Internet ha competenze digitali di base. Già tra i 55-59enni questa quota scende al 49,1%. E tra i 65-74enni si ferma al 27,4%: meno di tre persone su dieci. Non sorprende, allora, che il motivo principale indicato dalle famiglie senza connessione domestica sia proprio l’incapacità di utilizzare la rete (55,3% dei casi). A seguire, il 21,2% non la ritiene utile o interessante, una percezione che spesso si accompagna, nelle fasce più anziane, a una certa distanza culturale dalla tecnologia. Solo in terza e quarta posizione compaiono le motivazioni economiche: il costo degli strumenti (15,2%) e quello dei collegamenti (10,3%).
Il profilo del “non-connesso”, in Italia, ha quindi tratti precisi: età avanzata, titolo di studio basso, residenza nel Mezzogiorno. Le famiglie con almeno un laureato sono connesse nel 98,5% dei casi; quelle in cui il titolo più alto è la licenza media scendono al 66,5%. Un divario che si sovrappone quasi perfettamente a quello generazionale.
Nord e Sud, un divario che non si chiude
Il Centro-Nord registra un tasso di connessione familiare superiore all’85%, mentre il Mezzogiorno si ferma al 78,5% — un gap di circa 5 punti che, secondo i dati Istat, non si è assottigliato rispetto al 2024. In fondo alla classifica regionale si trovano Calabria (80,1%), Basilicata (81,8%) e Sicilia (82,0%). In testa, invece, Toscana (90,9%), Provincia Autonoma di Trento (90,6%) e Veneto (89,5%).
Eppure, anche nel Sud, il 2025 ha portato qualche segnale positivo. La Campania ha fatto registrare uno degli incrementi più significativi nell’uso di Internet, con un aumento di 3 punti percentuali. La Sardegna ha guadagnato 2,9 punti, il Lazio 2,8. Segni che la trasformazione digitale non riguarda solo chi è già avanti, ma tocca anche chi partiva da posizioni più arretrate — pur senza eliminare le distanze di fondo.
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