Ad appena 19 anni, il pilota bolognese ha colto a Shanghai la sua prima vittoria in Formula Uno. Per l’Italia si rompe un digiuno che durava dal 2006.
L’idolo Ayrton Senna
“Poniti sempre come obiettivo molta forza, molta determinazione, fai tutto con molto amore e molta fede in Dio e un giorno arriverai dove vuoi, in qualche modo ci arriverai”.
Chissà se Kimi Antonelli ha pensato a queste celebri parole del suo idolo Ayrton Senna mentre tagliava il traguardo del Gran Premio di Cina a Shangai, conquistando la sua prima vittoria in Formula Uno. Lo scorso novembre avevano fatto il giro del mondo le foto di Antonelli chino sulla tomba di Senna (una semplice placca di metallo nella terra nuda) a San Paolo, in occasione del Gran Premio del Brasile. Come Senna, Kimi ha lasciato fluire le emozioni, scoppiando in un pianto sincero e liberatorio dopo aver compiuto la più grande impresa sportiva della sua giovane vita.
Più di Senna, ha centrato il primo successo in carriera ad appena 19 anni, secondo solo all’olandese Max Verstappen, ancora diciottenne quando si impose per la prima volta nel 2016. Il tutto a riprova di un talento già attestato dalle vittorie nelle categorie inferiori e riconosciuto dalla Mercedes, che lo scorso anno aveva deciso di puntare forte sul giovanissimo pilota italiano.
Dopo l’addio di Lewis Hamilton, il sette volte campione del mondo (sei delle quali con la Mercedes) conquistato dalle sirene della Ferrari, la scuderia tedesca aveva affiancato Antonelli, membro del Junior Team dal 2019, al britannico George Russell. Nella sua prima stagione in Formula Uno, corsa con il numero 12 (quello con cui Senna vinse il suo primo mondiale nel 1988), Kimi era già entrato negli annali della Formula Uno. Secondo pilota più giovane, dopo Verstappen, a salire sul podio e più giovane in assoluto a guidare una gara e a far segnare il giro veloce (entrambi i record realizzati ad aprile del 2025 nel Gran Premio del Giappone).
Un destino scritto nel nome
Nato a Bologna il 25 agosto del 2006, Andrea Kimi Antonelli è figlio d’arte. Il padre Marco è stato un pilota ed è proprietario della scuderia AKM Motorsport, che si cimenta nel circuito Gran Turismo. A un amico del padre il giovane campione deve il secondo nome, quello con cui è ormai noto in tutto il mondo: privo di una motivazione specifica, registrato ufficialmente all’anagrafe, esprimeva l’augurio (ampiamente avverato) di un “respiro internazionale” per la vita del bimbo.
Dopo il classico apprendistato coi kart, Antonelli si è imposto nel campionato italiano e in quello tedesco di Formula 4 nel 2022. L’anno successivo ha conquistato il campionato europeo e quello mediorientale di Formula Regional, mentre nel 2024 è arrivato sesto nel campionato mondiale di Formula 2 vinto da un altro giovanissimo, il brasiliano Gabriel Bortoleto. Grazie all’interessamento della Mercedes e alla fiducia incondizionata del manager Toto Wolff, è stato però Antonelli a riscrivere la storia dei campioni più precoci nella classe regina della velocità.
Una vittoria storica
Con la vittoria a Shanghai, seconda tappa del mondiale 2026, Kimi è anche diventato il sedicesimo pilota italiano a vincere almeno una gara in Formula Uno.
In testa c’è saldamente Alberto Ascari, campione del mondo nel 1952 e nel 1953, con 13 vittorie; l’ultimo italiano a salire sul gradino più alto del podio prima di domenica era stato il pilota romano Giancarlo Fisichella, vincitore nel 2006 del Gran Premio di Malesia alla guida di una Benetton. Per rompere il digiuno italiano Antonelli ha sfoderato una gara praticamente perfetta, cominciata con la pole position del sabato e terminata con oltre cinque secondi di vantaggio sul compagno di squadra Russell, vincitore del primo gran premio della stagione in Australia.
Al terzo posto Lewis Hamilton, che ha conquistato il primo podio da quando si è trasferito alla Ferrari. Una sbandata alla penultima curva e un curioso siparietto sul podio, quando la speaker lo ha confuso con l’ex campione del mondo finlandese Kimi Raikkonen, hanno regalato un tocco di imprevisto alla giornata memorabile di Antonelli. “È stata la vittoria della dedizione”, ha commentato Marco, il padre di Kimi, e in effetti, nella Formula Uno dell’ennesimo cambio di regolamento, dei motori ibridi (alimentati per metà da carburante eco-sostenibile e per metà dall’energia elettrica), dei pulsanti per ottenere potenza aggiuntiva nei sorpassi, il pilota bolognese ha già dimostrato di essere duttile e determinato.
Se è vero, come immagina George Russell, che Antonelli sarà il suo principale antagonista per la vittoria del campionato mondiale, allora i tifosi italiani possono sognare in grande. Coi buoni auspici del guru Senna, dall’alto.
Credit foto: Motorsport Photography F1/Shutterstock.com
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