Dopo il gelo Seul registra un aumento delle nascite grazie al boom di matrimoni e a nuove politiche di sostegno
L’inverno demografico che per anni ha stretto la Corea del Sud in una morsa sembra mostrare le prime, fragili crepe. Per molto tempo abbiamo guardato a questo Paese come al caso limite di una crisi globale, una società dove il futuro appariva sempre più silenzioso. Tuttavia, i dati recenti raccontano di numeri che tornano a salire e di una speranza che ricomincia a farsi strada tra le giovani coppie. Nel 2025, infatti, le nascite hanno toccato quota 254.500, segnando un incremento del 6,8% rispetto all’anno precedente. Si tratta del balzo in avanti più significativo degli ultimi quindici anni, un segnale che molti sperano possa indicare un’inversione di tendenza duratura per la natalità in Corea del Sud, anche se il cammino verso la stabilità resta ancora lungo e tortuoso.
La spinta della generazione “echo boomer”
Il primo fattore della ripresa è strettamente legato al rito del matrimonio, che nel contesto coreano rimane il principale precursore della genitorialità. Dopo il rallentamento forzato imposto dal periodo della pandemia, si è verificato un vero e proprio “effetto rimbalzo”. Le unioni sono aumentate, crescendo dell’8,1% nel 2025 dopo il record dell’anno precedente. Entra in gioco una dinamica demografica precisa: i figli della seconda generazione del baby boom, nati tra il 1991 e il 1995, hanno raggiunto la soglia dei trent’anni. Questa coorte numerosa, che i demografi chiamano “echo boomer”, si trova oggi nell’età d’oro per la creazione di nuovi nuclei familiari. Come riporta The Guardian, questa spinta demografica favorevole rappresenta un vento in poppa fondamentale per la natalità in Corea del Sud, portando il numero di donne tra i 30 e i 34 anni a crescere del 9% rispetto a soli cinque anni fa.
Oltre le barriere invisibili
Nonostante l’ottimismo generato dai numeri, la realtà quotidiana presenta alcuni ostacoli oggettivi. La vita nelle metropoli coreane è segnata da ritmi frenetici e costi proibitivi. Gli esperti sottolineano come il prezzo degli alloggi e le spese folli per l’istruzione privata continuino a pesare come macigni sulle decisioni delle coppie. Non è raro che un’azienda offra bonus strabilianti, fino a 100 milioni di won per ogni nuovo nato, ma spesso questi incentivi si scontrano con una cultura del lavoro che ancora oggi tende a stigmatizzare chi decide di rallentare per dedicarsi alla famiglia. Sempre secondo The Guardian, le barriere strutturali come l’occupazione giovanile stagnante e la pervasività della carriera rispetto alla vita privata rimangono i nodi centrali da sciogliere per garantire un futuro alla natalità in Corea del Sud.
Le politiche di sostegno alle nuove famiglie
Negli ultimi 20 anni Seul ha investito centinaia di miliardi di dollari in misure pro-natalit . àDai generosi sussidi in contanti alle agevolazioni abitative, fino all’estensione del congedo di paternità retribuito e all’introduzione di orari di lavoro più flessibili. Park Hyun-jung, direttrice presso il ministero competente, ha osservato che i giovani sembrano rispondere positivamente a queste iniziative volte a eliminare le penalizzazioni legate al matrimonio. I sondaggi confermano questo trend: la voglia di avere figli è cresciuta di oltre tre punti percentuali in soli due anni. Tuttavia, la stessa direttrice ammette che è complesso isolare quanto di questo successo dipenda dalle politiche e quanto dai cicli naturali della demografia. La sfida per la natalità in Corea del Sud passa quindi per una rimozione costante degli ostacoli burocratici e sociali che rendono difficile conciliare il lavoro con la gioia di un figlio.
Un’infrastruttura sanitaria in via di contrazione
C’è un paradosso: mentre le nascite aumentano, i servizi dedicati faticano a restare aperti. Anni di nascite ai minimi storici hanno lasciato segni profondi sul territorio. In molte aree del Paese, le cliniche pediatriche e i reparti di ostetricia chiudono con una frequenza allarmante. Molti comuni si ritrovano oggi privi di strutture adeguate per il parto, costringendo i futuri genitori a lunghi spostamenti verso i grandi centri urbani. Questo declino dell’infrastruttura sanitaria è l’eredità amara di un lungo periodo di crisi e rappresenta oggi una delle sfide più urgenti da affrontare. Non basta infatti incentivare la natalità in Corea del Sud se poi mancano i servizi essenziali per assistere le madri e i loro bambini nei momenti più delicati della crescita.
Prospettive e insidie future
Sebbene il 2025 sia stato un anno positivo, il quadro generale rimane quello di una popolazione che continua a ridursi. I decessi superano ancora le nascite di oltre centomila unità all’anno, e le proiezioni a lungo termine prevedono che il numero di abitanti potrebbe calare di un terzo entro il 2072. Il “vento favorevole” garantito dalle coorti dei nati negli anni ’90 inizierà a svanire già dal 2027, quando entreranno in gioco generazioni meno numerose. La Corea del Sud resta l’unico Paese dell’area OCSE con un tasso di fecondità ancora pericolosamente vicino allo zero. Per far sì che questo baby boom non resti un caso isolato, servirà un impegno che vada oltre l’aiuto economico, puntando a una trasformazione culturale capace di rimettere la famiglia e il benessere individuale al centro del sistema sociale.
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