(Adnkronos) – Un Paese che guarda al proprio domani con più ansia che fiducia: sentimenti diffusi di preoccupazione e incertezza, tra timori per il futuro personale e per la sostenibilità del sistema, ma anche indicazioni chiare sulle priorità percepite, dal lavoro alla previdenza, fino al bisogno crescente di strumenti per affrontare il cambiamento in atto.
E’ il ritratto che emerge dai risultati della rilevazione Adnkronos, condotta su un campione non statistico di circa 2.500 rispondenti tra gli utenti del sito e dei canali social del gruppo, che ha offerto una fotografia aggiornata delle percezioni dell’utenza sul tema legate all’effetto combinati di bassa natalità e longevità. I dati sono stati resi noti in occasione della sesta edizione dell’appuntamento annuale di Adnkronos dedicato ai temi dell’evoluzione demografica e delle sue ricadute su lavoro, welfare e società, in corso oggi a Palazzo dell’Informazione, in piazza Mastai, a Roma. L’evento, dal titolo ‘La demografia cambia la società, aperto dal direttore di Adnkronos Davide Desario, riunisce esponenti del governo, parlamentari, associazioni, imprese, accademici ed esperti.
Nel dettaglio, dalla rilevazione emerge che per 8 rispondenti su 10 il futuro sarà peggio. Il dato più netto riguarda le aspettative personali: l’80% di chi ha risposto ritiene che la propria condizione, da qui a vent’anni, sarà peggiore di quella attuale, contro un modesto 20% di ottimisti. Una sfiducia che affonda le radici nel giudizio sull’invecchiamento della popolazione, considerato un problema dal 73% del campione, soprattutto per le generazioni future, mentre solo il 16% lo legge come un’opportunità e appena l’11% lo esclude del tutto.
Sul fronte occupazionale, a guidare la trasformazione dei prossimi dieci anni sarà soprattutto la tecnologia: il 40% individua in una maggiore automazione e nell’intelligenza artificiale la principale conseguenza del calo demografico, il 33% punta sull’immigrazione per sostenere la forza lavoro, il 24% teme una contrazione dei lavoratori qualificati e solo un marginale 3% crede in un aumento dei salari medi. È sul tema della pensione che la preoccupazione raggiunge il picco: l’86% degli intervistati nutre dubbi sul proprio futuro previdenziale, diviso tra chi pensa che l’assegno non sarà sufficiente (48%) e chi teme di non poterne avere affatto (38%), contro un 14% che si sente garantito, tra chi confida in una pensione adeguata (9%) e chi conta su forme di integrazione (5%).
Proprio questa incertezza alimenta la domanda di competenze: il 61% del campione ammette di avere bisogno di un’educazione finanziaria, da introdurre a scuola secondo il 36% o da acquisire anche in età adulta secondo il 25%, mentre il 24% si ritiene già preparato e il 18% dichiara apertamente di non fidarsi della materia. Il sondaggio fotografa, infine, il fenomeno del caregiving, destinato a crescere proprio per effetto dell’invecchiamento demografico: un intervistato su quattro (24%) si definisce già caregiver di un familiare, ma alla domanda su chi sostenga realmente chi si prende cura di una persona cara la risposta è impietosa, con il 58% che risponde “nessuno”, il 35% che indica la sola famiglia come argine, e appena il 5% e il 2% che riconoscono un ruolo, rispettivamente, a Stato e Comuni e alle aziende. Un quadro, dunque, che racconta con chiarezza la percezione di un pubblico consapevole delle proprie fragilità demografiche su lavoro, previdenza e welfare, e che, come emerge dalla rilevazione, chiede risposte concrete a istituzioni, imprese e sistema educativo prima che il cambiamento in corso si trasformi in un’emergenza sociale.
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