A Milano un’esperienza unica racconta come la bellezza può restituire dignità
Il 27 maggio, a Milano, uno spazio dedicato all’assistenza si trasforma in palcoscenico. Non è una provocazione, ma il racconto di come l’arte possa diventare strumento di inclusione vera, restituendo un volto alla sofferenza. Nasce da questa convinzione il progetto ‘Menù della Poesia’, un’iniziativa che unisce teatro e solidarietà in modo originale. L’Opera Cardinal Ferrari, istituzione milanese che dal 1921 accoglie le persone più vulnerabili della città, ha deciso di fare qualcosa di inedito insieme al Teatro Elfo Puccini. Per una sola giornata, la mensa quotidiana diventa uno spazio dove gli abiti cambiano. Non solo i camerieri indossano un vestito diverso, ma questi uomini e donne diventano attori in carne ed ossa. I menù non riportano prezzi o descrizioni di piatti. Ogni cartella cucina ospita poesia. Così va in scena il progetto ‘Menù della Poesia’, dove il pasto diventa occasione di bellezza, e l’ascolto dei versi accompagna quello del cibo.
Un’idea nata da una convinzione profonda
L’iniziativa emerge dalla collaborazione con il Teatro Elfo Puccini, ente teatrale che da anni porta spettacoli e letture in ambienti insoliti. Il progetto menù della poesia rappresenta l’evoluzione di un lavoro iniziato anni fa presso il refettorio della Caritas Ambrosiana, ora ampliato e sviluppato nella storica Opera Cardinal Ferrari. L’idea originale nasce con uno scopo preciso: far arrivare la cultura a chi normalmente rimane fuori da quei circuiti. Non si tratta soltanto di benevolenza: è una scelta politica mascherata da bellezza. Perché la fragilità non è fatta soltanto di fame o freddo. Accanto a questi bisogni primari, esiste una fame di altro tipo. Quella di ascolto, quella di sentirsi ancora parte di qualcosa, quella di sperare che l’isolamento non sia l’ultima parola sulla propria vita. Luciano Gualzetti, presidente dell’ente, spiega: “la bellezza e la cultura siano elementi fondamentali per tutti, nessuno escluso”. Il progetto menù della poesia incarna esattamente questa visione: non assistenza pura, ma riconoscimento della dignità umana attraverso l’arte.
La cultura come accoglienza
Il giorno dell’evento, tre attori entreranno nella mensa indossando l’uniforme dei camerieri. Non potranno contare su palchi, né microfoni, né effetti speciali. Semplicemente, si avvicineranno ai tavoli dove le persone mangiano. Avranno con loro un menù particolare: un elenco di poesie di autori conosciuti e meno noti. Gli ospiti potranno scegliere quale verso desiderano ascoltare. A quel punto, sedendosi accanto a loro, gli attori inizieranno a recitare.”Dobbiamo sempre credere che la bellezza e la cultura siano elementi fondamentali per tutti, nessuno escluso. In particolare per le persone più fragili con le quali spesso ci limitiamo solo agli aiuti materiali. Siamo sempre più convinti che dobbiamo operare perché gli invisibili non siano privati di ciò che nella vita è bello, perché non siano discriminati anche sul piano spirituale. La cura delle persone passa certamente dai servizi essenziali, ma anche dalla possibilità di sentirsi accolti, riconosciuti, inclusi nella vita della comunità con momenti di comprensione profonda della realtà personale e comunitaria e di festa. Per questo crediamo che cultura, teatro, lettura e momenti di socialità siano strumenti concreti di inclusione e dignità. Superare una logica puramente assistenzialistica significa accompagnare ogni persona in un percorso che restituisca relazioni, partecipazione e senso di appartenenza. In una società in cui il welfare comunitario rischia sempre più di indebolirsi, è fondamentale ricostruire legami, occasioni di incontro e spazi condivisi dove sentirsi riconosciuti e protagonisti, capaci di contrastare solitudine ed esclusione. Anche un momento di bellezza può diventare un gesto di cura profonda”, dichiara Luciano Gualzetti, Presidente dell’Opera Cardinal Ferrari.
I poeti parleranno ai tavoli
Gli attori porteranno con sé una selezione letteraria ampia. Ci saranno i classici riconosciuti come Eugenio Montale e Alda Merini, poeti che hanno saputo toccare le corde più profonde dell’esperienza umana. Non mancheranno voci più leggere e ironiche: Trilussa con la sua intelligenza romana, Totò con la sua saggezza popolare. Accanto a loro, poeti contemporanei come Mariangela Gualtieri e Stefano Benni. E ancora, nomi internazionali come Charles Bukowski, che ha saputo parlare della solitudine e della resistenza come pochi altri sanno fare. Questa varietà non è casuale: permette a chiunque di trovare una voce che assomigli al proprio pensiero. Fiorenzo Grassi, direttore del Teatro Elfo, commenta: “la poesia è la forma d’arte che più ci avvicina all’universalità dell’esistenza”. Parole che riassumoni il valore profondo del progetto ‘Menù della Poesia’.
L’orizzonte dell’Opera Cardinal Ferrari
L’evento del 27 maggio non rappresenta un’eccezione all’interno del lavoro quotidiano dell’ente. Rappresenta invece l’espressione visibile di una convinzione più profonda. Nel centro diurno aperto ogni giorno dell’anno, accanto ai servizi di base (colazioni, pranzi, docce, cambio di abiti), trovano spazio iniziative culturali varie. Esistono cineforum dove discutere di film. Ci sono tornei di carte e bocce che permettono di passare il tempo mantenendo una competizione sana. Laboratori creativi dove le mani e la mente possono ancora fare qualcosa di utile. Tra questi progetti, uno meriterebbe attenzione particolare. Nel 2025 è nata la biblioteca dei Carissimi, nome affettuoso con cui l’Opera chiama chi accoglie. Non è una biblioteca ordinaria: è uno spazio dove leggere quotidiani in diverse lingue, studiare, usare un computer con connessione, scoprire contenuti digitali. È nata dall’idea che la cultura debba nutrimento della mente allo stesso modo in cui il cibo nutre il corpo.
Il valore dell’accoglienza
L’Opera Cardinal Ferrari ha altri progetti. A giugno, arriverà uno spettacolo teatrale dal titolo “Christophe o il posto dell’elemosina”, aperto sia ai “Carissimi” che ai volontari e ai sostenitori dell’ente. Perchè la cultura non è intrattenimento estemporaneo, ma parte strutturale del percorso di inclusione. Un messaggio che passa anche attraverso le sue iniziative a vantaggio dei più fragili, a partire dal centro diurno che rimane aperto dall’alba al tramonto, ogni giorno dell’anno, per offrire non solo pasti ma anche docce, indumenti puliti, consulenza legale e amministrativa, accesso a farmaci. Tre residenze diverse rispondono a bisogni differenti: una accoglie studenti lavoratori fuori sede, un’altra persone in trasferta per cure ospedaliere, una terza donne in grave fragilità che necessitano di protezione. Recentemente sono stati aggiunti progetti di housing sociale e servizi notturni invernali dedicati alle donne.
TUTTE LE ULTIME NOTIZIE SU SPAZIO50.ORG
© Riproduzione riservata
