Quando non è il più veloce, è quello che fa meno errori. Anche le statistiche confortano Kimi: chi ha vinto quattro gare su cinque all’inizio, ha sempre conquistato il mondiale
Forse in nessun altro sport, come nella Formula Uno, è improprio azzardare paragoni tra il presente e altre epoche, anche recenti. Le modifiche del regolamento e l’evoluzione tecnologica possono cambiare le carte in tavola da un anno all’altro. Certo è che Kimi Antonelli, diciannovenne bolognese al secondo anno nella classe regina della velocità su quattro ruote, ha già fatto tanto per restare negli annali. Quattro gare vinte su cinque disputate nel mondiale 2026 e il primato di pilota più giovane a compiere l’impresa la dicono lunga sulle qualità del nuovo golden boy della Formula Uno.
Domenica scorsa, nel suggestivo circuito di Montreal, in Canada, ha conquistato la quarta vittoria di fila al termine di una gara spettacolare, segnata da una lunga lotta col compagno di squadra della scuderia Mercedes, il britannico George Russell, che partiva in pole position. Dopo una serie di reciproci sorpassi, quando Russell sembrava ormai saldamente in testa, un errore di guida ne ha causato il ritiro: la sua Mercedes ha tagliato una chicane, danneggiando il motore su un cordolo della pista, e l’uscita di scena è stata inevitabile.
Tutta la bagarre, a quel punto, è rimasta alle spalle di Antonelli, che ha potuto completare senza intoppi la sua cavalcata vittoriosa. Nel gran premio in cui Lewis Hamilton ha ottenuto il suo miglior piazzamento alla guida di una Ferrari (secondo dopo una dura lotta con l’olandese Verstappen), Antonelli si è confermato l’uomo da battere. Non sempre è il più veloce (c’è da contare anche la scarsa esperienza su alcuni circuiti) ma di sicuro, fin qui, quello che sbaglia meno. Kimi ha ormai preso il largo anche in classifica, accumulando ben 43 punti di vantaggio sul compagno di squadra e acerrimo rivale.
Si dirà che la concorrenza scarseggia, che la Ferrari prosegue il suo periodo buio (o almeno non decolla), che la McLaren è precipitata nelle retrovie dopo la vittoria di entrambi i mondiali (quello costruttori e quello piloti con l’inglese Lando Norris) nella scorsa stagione. E però Antonelli ha drasticamente riscritto le gerarchie all’interno della sua squadra: partito come secondo di Russell, sconfitto nella gara d’apertura del campionato, ha poi relegato il compagno al ruolo di comprimario. Gli errori del britannico sono anche frutto, evidentemente, di una crisi di fiducia che deriva dalla situazione inedita all’interno della scuderia. È presto per tirare le somme ma Kimi Antonelli ha dalla sua la freschezza, e un pizzico d’incoscienza, dell’età e il conforto deciso della statistica.
È accaduto più volte che un pilota conquistasse quattro gare su cinque in avvio di campionato. Qualcuno è addirittura riuscito a fare l’en plein, come la leggenda inglese Nigel Mansell nel 1992, alla guida di una Williams. In ogni caso, vincere quattro gare su cinque all’inizio del campionato ha sempre significato, per chi ha centrato l’impresa, la vittoria finale del titolo. Nello sport, si sa, ricorrenze e cabale sono fatte per essere infrante; più ancora nella Formula Uno, dove gli equilibri possono cambiare rapidamente.
Ma la statistica ha sempre il suo peso. Dopo quattro Gran Premi vinti in due continenti (Miami e Montreal in America, Shangai e Suzuka in Asia), dovesse confermare il ruolino dei suoi predecessori, Antonelli si candida a riscrivere la storia della Formula Uno. Lui ovviamente predica calma, si professa ancora insoddisfatto del suo livello e promette che cercherà di alzarlo: dall’esterno, però, la percezione è diversa. I fan italiani già sognano il giovanotto dei record dentro l’abitacolo di una Ferrari, quelli in giro per il mondo lo considerano – anche per via di una certa somiglianza fisica – una specie di Senna redivivo. Ma Antonelli è, in fondo, solo Antonelli: il mix di talento e tenacia che i suoi estimatori hanno saputo scorgere e che serve a quest’epoca della Formula Uno. Un campione che vive per il suo sogno.
FOTO: Motorsport Photography F1 per Shutterstock
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