Anziani soli in case troppo grandi. Berna punta sul patrimonio abitativo senior studiando incentivi per il trasferimento o la condivisione degli spazi
Il mercato immobiliare elvetico sta vivendo una fase di pressione che non si registrava da decenni. Trovare un alloggio a Zurigo o Ginevra è diventata un’impresa, con i tassi di appartamenti vuoti ormai precipitati a percentuali quasi statisticamente irrilevanti. Mentre le nuove generazioni si scontrano con affitti stellari e una cronica mancanza di offerta, le istituzioni federali stanno puntando i riflettori su una risorsa dormiente che potrebbe offrire una via d’uscita inaspettata: le grandi abitazioni unifamiliari dove risiedono, spesso in solitudine, gli over 65. L’analisi del fenomeno della crisi degli alloggi non può più prescindere dai dati demografici.
Un’emergenza senza precedenti
La situazione è seria. Il tasso di sfitto nazionale si aggira intorno all’1%, un minimo storico che in città come Zurigo e Ginevra scende addirittura tra lo 0,2% e lo 0,5%. Gli affitti per un trilocale superano agevolmente i tremila franchi al mese nei grandi centri urbani. Le cause sono molteplici: una forte immigrazione, una crescita demografica sostenuta e una produzione edilizia che non riesce a tenere il passo con la domanda. Il Consiglio federale ha stanziato 150 milioni di franchi per affrontare l’emergenza, ma trovare nuove aree edificabili in un territorio come quello svizzero, geologicamente complesso e vincolato, è tutt’altro che semplice. In questo contesto, l’attenzione si sta spostando verso una risorsa già esistente ma largamente sottoutilizzata: gli alloggi degli anziani, spesso troppo grandi rispetto alle reali necessità di chi ci abita.
Il patrimonio dei baby boomer
Un primo censimento ha individuato circa 300.000 case unifamiliari occupate prevalentemente dalla generazione nata tra il 1946 e il 1964. Si tratta di abitazioni ampie, spesso situate su lotti di terreno generosi, costruite in un’epoca di benessere e ottimismo. Oggi, però, molte di queste case risultano difficili da gestire: costose da mantenere, piene di barriere architettoniche, lontane dai servizi pubblici e mal collegate con i trasporti. Lo studio Situazione abitativa degli anziani, condotto su incarico dell’Ufficio federale delle abitazioni, fotografa una realtà interessante. Emerge che il 77% degli anziani vive da solo o esclusivamente con coetanei, una condizione che aumenta sensibilmente il rischio di isolamento sociale, soprattutto tra le donne. E ancora: oltre il 60 % delle persone con più di 66 anni abita in edifici costruiti senza criteri di accessibilità, dove scale, porte strette e bagni inadeguati rendono la vita quotidiana sempre più faticosa.
L’aging in place elvetico
Nonostante queste difficoltà, gli anziani svizzeri si trasferiscono pochissimo. Nel 2022, solo il 5,1 % delle persone con più di 75 anni ha cambiato alloggio. Le ragioni sono comprensibili: molti vivono in appartamenti ben collegati, con affitti calmierati grazie a contratti di lunga data, e il legame affettivo con la propria casa è profondo e difficile da scalfire. Traslocare, poi, non conviene quasi mai dal punto di vista economico: i prezzi di mercato attuali penalizzano chi lascia una soluzione vantaggiosa per cercarne una nuova. Eppure questa inerzia residenziale contribuisce, secondo le autorità federali, ad aggravare un sistema già sotto pressione. Gli alloggi degli anziani occupati da uno o due persone potrebbero ospitare famiglie intere, mentre i senior potrebbero trovare sistemazioni più sicure, accessibili e pensate per le loro esigenze reali.
Densificare senza sfrattare
L’approccio che le autorità federali stanno esplorando è quello degli incentivi e degli strumenti urbanistici volontari. Sul tavolo ci sono agevolazioni per le ristrutturazioni, permessi edilizi più flessibili e programmi che consentano di dividere una casa esistente in due o più unità abitative, ricavando nuovi appartamenti senza consumare ulteriore suolo. L’obiettivo è la densificazione sostenibile: non una colata di cemento né una trasformazione radicale del paesaggio urbano, ma un uso più intelligente di ciò che già esiste. Alcuni cantoni hanno avviato progetti pilota in questa direzione. A Losanna, ad esempio, si è sperimentato uno schema di scambio abitativo che permette a nuclei familiari giovani di entrare in abitazioni più grandi, mentre le persone anziane si spostano in unità più piccole, più vicine ai servizi e più facili da gestire quotidianamente.
Una questione di qualità della vita
Le abitazioni degli anziani non sono solo una variabile economica da ottimizzare, ma abitazioni, con storie, abitudini e affetti consolidati nel tempo. Qualsiasi soluzione che non tenga conto di questo rischia di rivelarsi inefficace o, peggio, controproducente. Per migliorare davvero la situazione abitativa della terza età, occorre puntare su ristrutturazioni mirate, su costruzioni prive di barriere architettoniche e su abitazioni vicine, geograficamente o organizzativamente, a strutture di supporto e cura. La crisi degli alloggi svizzera offre dunque una prospettiva inedita: ripensare gli alloggi degli anziani non come un problema, ma come una risorsa e un’opportunità. A patto di farlo con rispetto, gradualità e la giusta dose di incentivi concreti. Il tempo stringe: nel 2035, una persona su quattro nel Paese avrà più di 65 anni. Meglio cominciare a ragionarci adesso.
Credit foto: Michael Derrer Fuchs/Shutterstock.com
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