Il boom del turismo culturale richiede una svolta: nasce lo strumento per proteggere borghi e comunità locali dall’eccesso incontrollato di presenze
I Sassi di Matera, le Dolomiti, il Colosseo, i luoghi francescani, le isole Eolie sono solo alcune delle destinazioni che fanno dell’Italia il paese con più siti UNESCO al mondo, 61 per la precisione. Un patrimonio fragile, da valorizzare e conservare, che rischia di scricchiolare sotto il peso dell’overtourism. Per questo è nata la Carta della sostenibilità presentata nei giorni scorsi a Treviso, nella sede della Camera di commercio di Treviso-Belluno. L’incontro rientrava nelle attività del progetto Mirabilia, che coinvolge 22 Camere di Commercio italiane in collaborazione con Unioncamere. L’obiettivo della Carta è non solo proteggere il singolo monumento o il centro storico, ma salvaguardare l’intero ecosistema che li circonda. L’idea dei promotori è guidare le destinazioni verso modelli di sviluppo sostenibile, valorizzando il patrimonio culturale, le comunità locali e le filiere. In pratica, una scommessa che prova a conciliare l’economia del turismo con la qualità della vita di chi quei luoghi li abita tutto l’anno. Il documento non è un insieme di divieti, ma un percorso di miglioramento progressivo basato sulla condivisione di dati, strumenti e buone pratiche.
Il turismo culturale non si ferma
Secondo i dati Isnart e dell’Osservatorio sull’Economia del Turismo delle Camere di Commercio, la cultura rappresenta il principale motivo di viaggio per gli stranieri che scelgono l’Italia. Da sola genera il 45% dei flussi turistici internazionali. Ma c’è di più: l’aumento dei visitatori nei siti Unesco, come riportato dal Corriere della Sera, è stato del 14,87% solo nell’ultimo anno. Dieci anni fa la voce “cultura” era soltanto al settimo posto tra i motivi per scegliere una vacanza in Italia. Oggi è in vetta, con il 35% delle preferenze, che sale al 40% tra i viaggiatori provenienti dall’estero. E il marchio Unesco fa la differenza: l’85% degli intervistati conosce il significato di questo riconoscimento, il 74% era consapevole di visitare una destinazione che lo possiede e per il 71% quella presenza ha influenzato direttamente la scelta del viaggio. Si tratta spesso di viaggiatori con una buona capacità di spesa (il 35% appartiene a una fascia medio-alta) Una crescita esponenziale che sta mettendo sotto pressione borghi, aree interne ed entroterra, un tempo lontani dai grandi flussi e oggi improvvisamente trasformati in mete ambite.
Come gestire il successo
Accanto alle dimensioni ambientale, economica e sociale, la Carta ne riconosce una quarta, quella culturale, ritenuta essenziale quando si lavora su territori che ospitano beni riconosciuti dall’Unesco. L’idea di fondo è che la salvaguardia non possa prescindere dalla promozione di un turismo lento e consapevole, che metta al centro le comunità locali e le loro tradizioni. La salvaguardia si basa su azioni concrete. Sul fronte ambientale, per esempio, si dovranno applicare politiche di conservazione attiva e gestione preventiva dei rischi. Significa ridurre le emissioni puntando sulle energie rinnovabili e sulla mobilità a basso impatto, difendere la biodiversità, adottare piani di adattamento climatico e contrastare la cementificazione selvaggia favorendo invece la rigenerazione urbana. Gli eventi culturali dovranno diventare accessibili e a basso impatto. Sul piano economico, si introducono sistemi di monitoraggio della capacità di carico antropico dei siti Unesco, strumenti di finanza verde e la promozione di un turismo etico. Infine, l’aspetto forse più delicato: il coinvolgimento delle comunità locali. La Carta vuole favorire la partecipazione attiva anche dei gruppi più vulnerabili, integrando la diversità culturale come elemento di arricchente. Il turismo lento e basato su esperienze autentiche diventa quindi un volano per l’occupazione e la vitalità delle imprese culturali.
Il ruolo delle comunità
Ciò che caratterizza profondamente questo approccio è l’attenzione alle comunità locali e al turismo lento. Non si tratta di scoraggiare le visite, bensì di incoraggiare un turismo basato su esperienze autentiche, capace di coinvolgere davvero gli abitanti, di far percepire ai visitatori il valore reale di ciò che visitano. Le imprese turistiche vengono incoraggiate ad adottare certificazioni ambientali, gli eventi culturali sono promossi con enfasi sull’accessibilità e sull’impatto ridotto. I progetti Mirabilia coinvolgono già quasi 600 comuni in Italia e 24 siti riconosciuti dall’Unesco. Sebbene rappresentino solo il 7% dei comuni italiani, questi territori generano il 19% delle presenze turistiche nazionali: una concentrazione di valore che rende ancora più urgente il compito di gestirli saggiamente. Il ruolo delle Camere di Commercio emerge come fondamentale. Devono favorire il coordinamento territoriale, facilitare il dialogo tra istituzioni e imprese private, diffondere modelli che funzionano. Non si agisce per decreto, ma costruendo consenso e condivisione di dati, strumenti e buone pratiche tra gli attori locali.
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