Il 23 aprile arriva nelle sale italiane il biopic diretto da Antoine Fuqua: un viaggio dalle radici fino al successo globale di Thriller. A interpretare il Re del Pop è il nipote Jaafar, che ne restituisce il genio artistico e le fragilità umane in un racconto intimo e spettacolare
Michael Jackson è stato una leggenda, in grado di cambiare per sempre l’industria musicale. Ancora oggi, a distanza di diciassette anni dalla sua scomparsa, continua a essere un mito per milioni di fan in tutto il mondo.
Dopo un’anteprima internazionale il 10 aprile a Berlino, il 23 esce in Italia con Universal Pictures Michael, biopic diretto da Antoine Fuqua, scritto da John Logan e prodotto da Graham King. Un racconto tra immagini e musica del percorso umano e artistico del Re del Pop, con protagonista il nipote di Michael, Jaafar Jackson (figlio del fratello Jermaine), qui al suo debutto sul grande schermo.
Il film è la rappresentazione cinematografica dell’eredità e dello straordinario talento, dall’infanzia fino alla consacrazione come superstar globale, di uno degli artisti più influenti che il mondo abbia mai conosciuto. Un cantautore e ballerino senza eguali, che ha mosso i suoi primi passi come frontman dei Jackson Five, per poi diventare un solista visionario dal grande genio creativo.
La storia parte da Gary, nell’Indiana, dove Jackson nasce il 29 agosto 1958. Michael cresce in una famiglia numerosa in cui la musica è una presenza costante e fondamentale. Fin da piccolo dimostra un talento straordinario per il canto e la danza. Insieme ai fratelli Jackie, Tito, Jermaine e Marlon (e successivamente anche Randy), negli anni Sessanta forma i Jackson 5, il gruppo che segna l’inizio della sua incredibile carriera, lanciando brani memorabili come I Want You Back e ABC.
Il successo arriva molto presto. Il pubblico rimane colpito dall’energia del gruppo e soprattutto dalla presenza scenica di Michael, che nonostante la giovanissima età domina il palco con carisma e sicurezza. È proprio in questo periodo che Michael impara a confrontarsi con il mondo dello spettacolo, vivendo al tempo stesso la pressione di un successo arrivato troppo presto.
Nel corso degli anni, Jackson sente la necessità di sviluppare una propria identità artistica. La carriera da solista negli anni Settanta gli permetterà proprio di sperimentare suoni e forme nuovi di spettacolo, dando vita a un serie di album che cambieranno per sempre la musica pop, trasformandolo in una superstar globale.
Il punto di svolta arriva con Thriller, pubblicato nel 1982, l’album più venduto della storia. Billie Jean e Beat It, e la stessa Thriller (con il suo videoclip iconico, un mini-film horror di 14 minuti diretto da John Landis), sono solo alcune delle canzoni che definiscono una nuova frontiera musicale, tra funk, rock e R&B.
Diventa simbolo dello stile di Jackson il moonwalk, celebre passo di danza che crea l’illusione ottica di camminare in avanti mentre ci si sposta all’indietro, che Michael riprese dalla cultura della street dance facendolo suo. Il cantante lo studia e perfeziona fino a trasformarlo in qualcosa di unico. Lo esegue per la prima volta nel 1983 durante lo speciale televisivo Motown 25, mentre milioni di spettatori assistono a una delle esibizioni più memorabili della storia della tv.
A Thriller, seguono gli album Bad del 1987 (contenente i brani I Just Can’t Stop Loving You, The Way You Make Me Feel, Man in the Mirror, Another Part of Me e Smooth Criminal) e, quattro anni dopo, Dangerous (con canzoni da Black or White e Who Is It).
Nel corso di più decenni il film – che vede nel cast anche Colman Domingo nei panni del padre di Michael, Joe Jackson, Nia Long in quelli della madre Katherine, Kat Graham nel ruolo di Diana Ross, Kendrick Sampson nella parte di Quincy Jones, Miles Teller nelle vesti dell’avvocato John Branca e Juliano Krue Valdi in quelle di Michael da bambino – mostra la storia di un talento fuori dal comune estremamente esigente con se stesso, tanto perfezionista in studio di registrazione, quanto sul palcoscenico. Ma dietro al performer, in grado di vendere centinaia di milioni di dischi e fare concerti sold out, c’era anche un uomo con tutte le sue fragilità. E il film, raccontando anche il lato privato, arriva fino alle ultime settimane di vita del cantante, morto il 25 giugno 2009.
Per Jaafar Jackson dare volto, corpo e voce allo zio è stata una bella sfida. «Non ho mai sognato di diventare un attore, né ho mai pensato di interpretare Michael, ma sentivo che era scritto – ha raccontato in un video dietro le quinte del film -. Per impersonarlo ho dovuto guadagnarmi il ruolo e dimostrare a tutti di poter essere lui. Ho cercato di scavare in profondità e trovare quella sua stessa autenticità». Partendo dalla notevole somiglianza, il 29enne ha provato a eguagliare anche il carisma dello zio, riportando sullo schermo la gestualità e lo stile della popstar. «Ogni giorno sul set ho sentito l’amore per Michael, da parte della troupe e del cast. Tutti hanno messo il cuore e l’anima nel film», ha detto ancora il protagonista. «Jaafar teneva molto al progetto e questo è ciò che lo ha reso così speciale – ha raccontato Fuqua -. È riuscito a tramettere perfettamente lo spirito di Michael. Come lui, sentiva il desiderio di essere il migliore».
© Riproduzione riservata
