Il primo pallone dei Mondiali a quattro pannelli mostra una velocità critica più bassa. Calci d’angolo più stabili e tiri da lontano accorciati
La Coppa del Mondo maschile offre alcune certezze. Le dimensioni del campo sono regolamentate, il fuorigioco viene segnalato con una bandierina e l’arbitro chiude la partita fischiando tre volte. Esiste però un elemento modificabile tra un’edizione e l’altra: il nuovo pallone dei Mondiali 2026, battezzato Trionda, potrebbe rivelarsi il fattore a sorpresa del torneo. Secondo uno studio, è infatti il primo realizzato con soli quattro pannelli assemblati tramite calore e adesivi. Una conformazione che cambia il modo in cui il pallone attraversa l’aria, modificandone velocità, traiettoria e distanza percorsa. L’indagine, firmata dal fisico John Eric Goff, ha utilizzato una galleria del vento per confrontare Trionda con i modelli delle scorse edizioni: Al Rihla (2022), Telstar 18 (2018), Brazuca (2014) e il discusso Jabulani (2010).
Perché è così diverso
Il design a quattro pannelli riduce la lunghezza complessiva delle cuciture e rende la superficie più liscia. Questa caratteristica è importante perché il sottile strato d’aria che aderisce alla superficie determina il punto in cui il flusso si separa. Influenzando così la scia e la resistenza aerodinamica. La domanda è se questa soluzione possa riprodurre gli effetti imprevedibili visti nel 2010 con Jabulani, quando portieri e attaccanti lamentavano cambi di direzione improvvisi e cali di velocità in volo. Per rispondere, il team di Goff ha misurato il fenomeno noto come “crisi della resistenza aerodinamica”. Ossia il momento in cui la resistenza dell’aria cambia bruscamente al raggiungimento di una certa velocità. I risultati mostrano che Trionda raggiunge questo punto critico a circa 43 chilometri orari, un valore molto più basso rispetto ai 50-65 km/h di Al Rihla, Telstar 18 e Brazuca, e lontanissimo dai 79-97 km/h registrati da Jabulani. In pratica, grazie alla superficie resa volutamente ruvida dalle scanalature profonde, il pallone dei Mondiali 2026 stabilizza il flusso d’aria prima e in modo più uniforme.
Conseguenze sulla traiettoria
Le implicazioni pratiche per i calciatori sono duplici. Nelle giocate a velocità medio-bassa, come calci d’angolo e punizioni laterali, il nuovo pallone dovrebbe risultare più stabile e produrre traiettorie meno imprevedibili rispetto al passato. A velocità più elevate, invece, la gittata si riduce. Un rinvio dal fondo calciato per raggiungere il centrocampo potrebbe iniziare a scendere qualche metro prima del previsto, facendo finire il pallone tra i piedi di un difensore anziché del compagno. Come spiega Goff a The Conversation nelle simulazioni, la differenza con Brazuca, Telstar 18 e Al Rihla non è enorme, ma è abbastanza grande perché i giocatori possano accorgersi che i tiri a lunga distanza finiscono qualche metro fuori bersaglio. Nessuno studio può prevedere con esattezza ogni comportamento in partita. Ma l’effetto combinato di altitudine, umidità e pressione atmosferica potrebbe amplificare queste deviazioni. Il pallone Mondiali 2026 diventa così un laboratorio vivente di fisica applicata.
La tecnologia nascosta
Un dettaglio ulteriore, spesso trascurato, riguarda l’integrazione della tecnologia Connected ball. Dal 2022, i palloni dei Mondiali incorporano un chip per il Var e il rilevamento semiautomatico del fuorigioco. Nei modelli precedenti il dispositivo era sospeso al centro, mentre Trionda lo colloca nello strato interno di uno dei quattro pannelli, con contrappesi negli altri tre per bilanciare il peso. Anche questa scelta progettuale altera la distribuzione delle masse e potrebbe influenzare l’aerodinamica. I ricercatori sottolineano che i test sono stati effettuati con tiri privi di rotazione, una condizione ideale che raramente si verifica in una partita reale. Tuttavia, il valore della ricerca è proprio quello di offrire una base scientifica per interpretare ciò che accadrà sul campo. Il nuovo pallone Mondiali 2026, con i suoi quattro pannelli e la sua velocità critica più bassa, potrebbe riscrivere le distanze dei tiri da fuori area e la percezione stessa della potenza di un calcio.
Credit foto: Nattawit Khomsanit/Shutterstock.com
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