Il giornalista Andrew Wilson scardina le teorie del complotto sostenendo che si sia trattato di un caso di malasanità
A cent’anni dalla nascita, avvenuta il 1° giugno 1926, mostre ed eventi da Londra a Los Angeles celebrano il mito di Marilyn, ma c’è un capitolo della sua vicenda che non ha mai trovato pace: quello della sua scomparsa nell’agosto del 1962. Oggi, una nuova inchiesta giornalistica potrebbe avere riscritto quella tragica notte, facendo luce sulla causa vera della sua morte. Secondo quanto ricostruito dal giornalista Andrew Wilson, la fine della star non sarebbe stata né un gesto volontario né un assassinio orchestrato da poteri occulti. La verità, contenuta nel volume ‘I Want to Be Loved by You’, sarebbe, in un certo senso, ancora più drammatica. La morte di Marilyn fu un fatale errore di valutazione medica: una prescrizione sbagliata, due farmaci incompatibili e un medico in preda al panico. Le ricerche di Wilson, che ha setacciato documenti e testimonianze per lungo tempo, hanno portato alla luce elementi decisivi, tra cui una prescrizione firmata battuta all’asta nel 2011 e mai presa in considerazione prima d’ora.
La versione ufficiale
La versione ufficiale della fine di Marilyn parlava di “probabile suicidio per intossicazione da barbiturici”. La diva attraversava un periodo buio: era stata licenziata dall’ultimo film, viveva una depressione profonda e negli ultimi due mesi di vita le erano state prescritte 830 dosi di farmaci. Una quantità che diversi esperti hanno definito “sufficiente per uccidere diverse persone”. Eppure, per decenni, questa spiegazione non ha convinto nessuno. Al suo posto invece sono fiorite ipotesi alternative. C’è chi ha giurato che la diva fosse stata uccisa per ordine della famiglia Kennedy, per impedirle di rivelare segreti imbarazzanti. C’è chi ha parlato di un’esecuzione mafiosa orchestrata da Sam Giancana, con cinque sicari incappucciati entrati in casa per simulare un suicidio, come sostenuto dal detective privato Milo Speriglio. Altri ancora, come il teorico Steven Greer, hanno tirato in ballo la CIA e persino il mistero degli UFO di Roswell, arrivando a ipotizzare che la vendetta fosse legata alla sua opposizione all’invasione della baia dei Porci.
Una ricetta sbagliata
La nuova biografia di Wilson mette sul banco degli imputati il dottor Hyman Engelberg, medico di fiducia di Marilyn. Secondo la ricostruzione, quella notte l’attrice assunse una combinazione letale di due sostanze: il barbiturico Nembutal e l’idrato di cloralio. Il problema è che Engelberg (scomparso nel 2005) aveva sempre negato con decisione di aver mai prescritto l’idrato di cloralio alla sua celebre paziente. Una bugia scoperta quando Wilson ha messo le mani su una prescrizione firmata dal medico risalente al giugno 1962, ritrovata all’asta nel 2011 proprio nell’ambito delle ricerche per il suo libro. Consapevole di aver prescritto un cocktail mortale, Engelberg avrebbe preferito lasciar correre la versione del suicidio piuttosto che ammettere la propria negligenza. La vera morte di Marilyn Monroe sarebbe quindi nata da una catastrofica catena di errori. Un caso simile a quello capitato all’attore Matthew Perry, morto nel 2023 all’età di 54 anni per gli effetti acuti di un’overdose.
La notte del 5 agosto 1962
La ricostruzione di quella notte diventa così più chiara. Il 5 agosto 1962, alle prime ore dell’alba, la governante Eunice Murray nota la luce accesa nella stanza dell’attrice. Verso le 3:30 del mattino, non ricevendo risposta, chiama lo psichiatra di Marilyn, il dottor Ralph Greenson. Quest’ultimo arriva in casa e rompe il vetro di una finestra per entrare. Trova la diva distesa sul letto, già senza vita, con la cornetta del telefono ancora in mano. La porta è chiusa dall’interno. Greenson chiama il dottor Engelberg, il quale ne annuncia il decesso alle 4:25. L’inchiesta di Andrew Wilson aggiunge un dettaglio emerso dalle carte del report: tra il momento in cui Engelberg entrò in quella stanza e la chiamata alla polizia, sarebbe passata circa un’ora. Un intervallo di tempo che, secondo il giornalista, servì al medico per valutare la situazione e decidere la linea difensiva da tenere. Nel suo libro, Wilson sostiene che fu proprio Engelberg a dire agli inquirenti che si era trattato di un suicidio. Quando finalmente le autorità vennero avvisate, la narrazione era già stata costruita: la diva era instabile, prendeva molti farmaci, aveva intenzione di farla finita.
Un tragico errore
L’attrice, famosa in tutto il mondo per la sua immagine da bionda svampita, era in realtà una donna intelligente e colta, una grande lettrice che arrivò a fondare una propria casa di produzione cinematografica per avere il controllo sulle sue scene e sui set fotografici. Fu tra le prime star a parlare apertamente dei pericoli della fama, dei problemi di salute mentale e dell’importanza della psicoterapia, spianando la strada a molte colleghe che sarebbero venute dopo. La sua vita, il suo spirito creativo e il suo lavoro vengono oggi ricordati in occasione di quello che sarebbe stato il suo centesimo compleanno dalla National Portrait Gallery di Londra con una mostra che riunisce tanti ritratti storici realizzati da artisti come Andy Warhol, Cecil Beaton, Eve Arnold, Richard Avedon e Inge Morath. Il libro di Wilson spazza via ogni complotto: la morte di Marilyn Monroe, fu solo un tragico errore umano. Afferma lo scrittore, in un’intervista al Sunday Times: “il dottor Engerlberg all’epoca attraversava un momento complicato, si stava separando dalla moglie Esther, e credo sia entrato nel panico. Si è trattato di un incidente ma anche di un catastrofico errore di valutazione”.
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